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Centrodestra: Di Giacomo unisce, zero chance per gli altri. Si attende solo il placet di Roma
Nonostante i silenzi di questi giorni e le poche risposte all’appello bipartisan diffuso prima di Capodanno, il giudice Di Giacomo avanza nelle preferenze degli esponenti di centrodestra. Il suo nome resta quello favorito per la candidatura a Governatore con un’ampia coalizione di moderati e partiti di destra. «Anche in Forza Italia molti spingono per lui, ma a decidere sarà il tavolo di Roma» precisa la coordinatrice azzurra, Anna Elsa Tartaglione. Fratelli d’Italia ha dato il suo assenso, da convincere i salviniani, mentre la cosiddetta quarta gamba è divisa sul nome di Iorio, il quale però resta sempre più isolato.


di Stefano Di Leonardo

In politica le sorprese sono dietro l’angolo, ma che il candidato Governatore del centrodestra sarà Vincenzo Di Giacomo appare sempre più probabile. L’ufficialità non è cosa di ore, forse nemmeno di giorni. Tutti ripetono che «sarà il tavolo nazionale dei partiti a decidere». Vero, ma è evidente che a Roma arriveranno delle relazioni da parte delle varie formazioni molisane, le quali concordano su una cosa. «Il nome del dottor Di Giacomo è quello che unisce più di ogni altro». A dirlo è Annaelsa Tartaglione, coordinatrice di Forza Italia, la formazione di maggiore peso di una coalizione che vede insieme movimenti civici, forze moderate e i quattro alleati a livello nazionale: Fi, Fdi, Noi con Salvini e i centristi che raggruppano Udc, Idea e Direzione Italia. Quest’ultima è forse una delle poche voci fuori dal coro.

Perché è vero che Di Giacomo è il grande favorito, ma non è detto sia l’unico candidato di questa espressione politica. Direzione Italia, il partito di Raffaele Fitto, insiste sul ritorno di Michele Iorio, il quale a quanto pare non pare proprio sfiorato dall’idea di godersi la pensione e tira dritto per la sua strada. Ad oggi l’ex Governatore si dice convinto di volersi candidare a tutti i costi, fosse anche da solo.

«Al tavolo di Roma ci saranno le posizioni di Iorio e di Di Giacomo e quella di quest’ultimo è sostenuta da più persone, comprese le sigle che fanno parte della coalizione nazionale» commenta la Tartaglione. Tre giorni fa l’accordo nazionale siglato da Berlusconi, Salvini e Meloni che comprende anche la quarta gamba, espressione quantomeno infelice che i giornali hanno coniato a proposito alla formazione centristra che appoggerà Forza Italia, Fratelli d’Italia e Noi con Salvini. «La posizione dell’ex presidente Iorio appare ancor più isolata se pensiamo che nella quarta gamba Quagliariello (Idea, ndr) e Udc vogliono Di Giacomo e solo Fitto sostiene l’ex Governatore» aggiunge la coordinatrice di Fi.

In attesa che Roma si pronunci, restano attualmente fuori posizioni come quella di Michele Marone di Energie per l’Italiacol sostegno del Movimento agricolo molisano. Oggi l’attuale consigliere comunale termolese pare propenso a candidarsi in prima persona, ma il tempo per cercare di farlo rientrare c’è ancora.

La decisione, come detto, non dovrebbe arrivare a breve. «Abbiamo avuto una piccola battuta d’arresto per la morte di Altero Matteoli che era il coordinatore del tavolo – dice Costanzo Della Porta di Fratelli d’Italia – e successivamente per le feste natalizie. Ma a breve verrà convocata una nuova riunione nella quale dovrebbe essere ufficializzato il nome del candidato Governatore».

Ricapitolando, chi è con il giudice isernino? I primi a proporlo sono stati i movimenti civiciCreare Futuro, Coscienza Civica, Libera Termoli, Molise Nostro e Partecipazione Democratica. Qualche tempo dopo hanno aderito alla proposta sei formazioni moderate: Popolari per l’Italia di Vincenzo Niro, Orgoglio Molise di Vincenzo Cotugno, l’Udc di Teresio Di Pietro, Idea di Maurizio Tiberio, i Cristiano popolari di Beniamino Buchicchio e Il Molise che vogliamo di Salvatore Micone.

Un gruppo bello corposo che poi ha trovato altri sostenitori, più o meno convinti. Hanno detto sì, ad esempio, i Sovranisti di Carlo Perrella, mentre un po’ titubanti rimangono i salviniani. «Forse hanno problemi interni» il commento di Annaelsa Tartaglione. La quale, precisando di voler rimanere fuori questioni che non sono del suo partito, aggiunge che «molti in Forza Italia sono per Di Giacomo ma non posso dire che il partito lo candida per non ferire gli animi degli altri. L’indicazione deve arrivare da Roma».

E Fratelli d’Italia? «Il nostro nome l’abbiamo fatto da tempo ed è Filoteo Di Sandro». afferma Costanzo Della Porta, coordinatore provinciale di Fdi, che tuttavia rileva come «c’è convergenza sul nome del dottor Di Giacomo, ma aspettiamo si esprima il tavolo nazionale». E aggiunge: «Roma decida il candidato Governatore, ma noi dobbiamo iniziare a discutere di programmi, dobbiamo dire alla gente quello che vogliamo fare, dal lavoro alla sanità, dall’immigrazione clandestina agli aiuti alla natalità».

Vincenzo Niro di Popolari per l’Italia dichiara invece che il programma è già a buon punto. «All’ultimo tavolo del centrodestra, al quale siamo stati invitati, abbiamo tracciato gli elementi programmatici, perché se non siamo d’accordo su quelli è inutile parlare di nomi. Una bozza di programma già c’è, a breve ci rivedremo per completarlo».

Quando? Molto dipende dalla data del voto.
«Ormai mi pare improbabile si voti il 4 marzo, riferirò in aula rispondendo a quanto dice Frattura» anticipa Niro, evidentemente deciso a dare battaglia anche su questo aspetto. «Una sciagura» le parole della Tartaglione a proposito del rinvio probabile al 22 aprile per le Regionali. «Può succedere solo in Molise una cosa del genere, in Lombardia ci hanno messo due giorni a scegliere il successore di Maroni».

Ma uno slittamento delle elezioni può modificare le alleanze? «Non penso, ritengo lo spostamento ingiustificato, ma non cambierà le alleanze. Fa solo arrabbiare di più le persone» è l’opinione di Niro. Per la Tartaglione «forse Frattura sta facendo delle valutazioni sbagliate». Impossibile che anche a lei non sia arrivate le voci, forse messe in circolo da malelingue, forse da bene informati, secondo cui scindere il voto per le Politiche da quello per le Regionali potrebbe dare ad Aldo Patriciello maggiori margini di manovra.

Il che contraddice quanto pubblicamente affermato dal cognato dell’europarlamentare di Venafro, quel Vincenzo Cotugno che ha detto chiaramente come la sua “Rialzati Molise”, nel frattempo tramutatasi in “Orgoglio Molise”, «non può più stare con chi ci sopporta a fatica». Tradotto, con la sinistra, che per altro ha essa stessa abbandonato da un pezzo Paolo Frattura. C’è però chi insiste nel dire che con date diverse per le elezioni, Patriciello potrebbe nuovamente appoggiare l’attuale presidente regionale per un secondo mancato, esattamente come cinque anni fa.

Fantapolitica? Forse sì, forse no. «Se il Pd dovesse uscire tramortito a livello nazionale ne subirà l’effetto anche a livello regionale. Frattura pensa di risolvere i suoi problemi col tempo ma sbaglia» sostiene la Tartaglione. Però va rilevato anche che il pubblico appello di Vincenzo Di Giacomo prima di Capodanno, quel «sostenete tutti me, lasciate stare i simboli di partito» non ha raccolto le adesioni sperate. Chi ipotizzava pezzi di Pd e pezzi di Forza Italia insieme per il presidente del Tribunale di Isernia per ora si è dovuto ricredere. «Quando caratterizzi Di Giacomo come candidato di centrodestra, difficile poi considerarlo bipartisan» è la riflessione di Della Porta. Insomma l’ipotesi grande coalizione appare un po’ più lontana.

(Pubblicato il 10/01/2018)

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