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Cronache
Il ’pacco’ di inizio anno: finiscono i soldi, 153 malati di Alzheimer senza cure domiciliari
Non potranno più godere dell’assistenza specialistica a casa gli anziani affetti dalla gravissima malattia neurodegenerativa: il prossimo 27 gennaio sarà stoppato il progetto regionale ’Ada’. Mentre i familiari dei pazienti hanno chiesto un intervento della Regione Molise e dell’Asrem in una lettera inviata al governatore Paolo di Laura Frattura e al direttore generale dell’Asrem Gennaro Sosto, il responsabile scientifico del progetto, il dottor Mino Dentizzi, spiega: "Sarà un danno enorme per i malati e per le loro famiglie".


Campobasso. Importa a qualcuno che in Molise c’è (in proporzione) il doppio dei malati registrati in Italia? E che molti sono anziani o vivono in paesi quasi irraggiungibili? O forse qualcuno ha dimenticato che l’Alzheimer è una malattia che ‘cancella’ affetti e ricordi, sconvolge i malati e le famiglie. Una grave forma di demenza, che provoca confusione, cambiamenti di umore e personalità, problemi di comunicazione. In alcuni casi favorisce atteggiamenti violenti. E’ un dramma per chi ne soffre e per chi vive con una persona affetta da tale patologia. Probabilmente non lo sa chi ha deciso di non finanziare più il progetto regionale ‘Ada’ (Assistenza Domiciliare Alzheimer) organizzato dall’Asrem tramite il Centro Alzheimer di Campobasso.

Una medicina amara da ingoiare per 153 pazienti e le loro famiglie che in questi anni hanno usufruito delle cure domiciliari. Anche tre anni fa il progetto ha rischiato la sospensione. Il pericolo, scampato all’epoca, oggi è concreto. «Il servizio terminerà il 27 gennaio con grande rammarico e preoccupazione per noi tutti», scrivono i familiari in una lettera-appello inviato al governatore-commissario ad acta per la sanità Paolo di Laura Frattura e il direttore generale dell’Asrem Gennaro Sosto.

Non ci sarebbero più i soldi necessari per garantire l’assistenza medica. Con danni enormi per i pazienti affetti dal morbo di Alzheimer che ricevonocure domiciliari specialistiche. «Il progetto – spiegano i familiari - prevede la consulenza di diverse figure professionali, quali: neurologo, geriatra, psicologo, fisioterapista, logopedista e terapista occupazionale». Professionisti che garantiscono «un’importante assistenza ai nostri cari sia sul piano prettamente clinico e di supporto psicologico sia su quello prevalentemente riabilitativo». Anche per le famiglie l’assistenza domiciliare, che ha consentito alle famiglie di evitare il ricovero in strutture ben più costose, è stato un «supporto importante per una pronta e puntuale risoluzione di problematiche inerenti la gestione di un paziente affetto da una malattia così complessa e invalidante, come l’Alzheimer, migliorandone lo stato di salute e la qualità della vita».

Ma il progetto, che gode di finanziamenti statali, non è stato prorogato senza che nessuno si sia curato del fatto che invece purtroppo le malattie non hanno scadenza.
Soprattutto quelle come l’Alzheimer, da cui non si può guarire. Eppure se ne parla tantissimo e ovunque. Nei prossimi anni l’incidenza di questo morbo è destinata a crescere, di pari passo con l’invecchiamento della popolazione.


«Il progetto funziona, va bene. I pazienti e i loro familiari sono soddisfatti. Per loro dunque sarà un grave danno perché non usufruiranno più di questi servizi a domicilio. Parliamo di malati con più di 80 anni e che vivono in vari paesi della regione», spiega il responsabile scientifico del progetto, il dottore Mino Dentizzi.

Dopo il loro appello, le famiglie sperano che il progetto venga rinnovato o che vengano proposte soluzioni alternative per poter continuare ad usufruire dell’assistenza domiciliare. Cure che si possono definire a questo punto ‘salva-vita’.

(Pubblicato il 10/01/2018)

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