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Tutti in fila per il Presepe vivente: ma la scena è una soltanto. "Che delusione"
Anche quest’anno la rappresentazione della natività organizzata dall’associazione "Città viva" ha richiamato centinaia di persone tra il 5 e il 6 gennaio nell’atrio della scuola D’Ovidio. Le 30 scene degli anni scorsi con 200 figuranti, però, sono solo un lontano ricordo. Il presidente Palladino spiega le ragioni: "Poche risorse, problemi organizzativi, scarso impegno e indisponibilità da parte dei residenti del borgo antico non ci hanno permesso di replicare il successo delle edizioni passate".


Campobasso. Era stato annunciato come un evento di richiamo per centinaia di persone. Uno degli spettacoli di punta dell’intero cartellone comunale “Un Natale coi fiocchi”. Ma il Presepe vivente, organizzato dall’associazione Città viva nell’atrio della scuola elementare D’Ovidio di via Roma il 5 e 6 gennaio, ha parzialmente deluso.
La rappresentazione – è questa la critica più forte tra quelle mosse da chi ha preso parte all’evento – è stata scarna. Una sola scena, nell’ingresso di una scuola chiusa, era ciò che hanno potuto ammirare i visitatori. Che pure sono stati parecchi, «circa 1200» come conferma a Primonumero il presidente di “Città Viva” Carlo Palladino.
Che ci si aspettasse qualcosa di più ‘ricco’ per l’edizione numero 10 è scontato: in Municipio l’iniziativa era stata presentata con tanto di conferenza stampa. Alla fine, però, i figuranti erano appena una ventina e chi si è messo in fila per guardare la natività in una insolita cornice anni Venti ha dovuto prendere atto che quell’unica scena era tutto il Presepe vivente.
Nulla se paragonato ad alcune riuscitissime edizioni precedenti, soprattutto quelle al centro storico dove i figuranti sono stati 200 e le scene addirittura 30. Palladino parla di problemi di carattere organizzativo, economici e anche di indisponibilità da parte dei proprietari delle palazzine del borgo antico di Campobasso che non hanno messo a disposizione i loro atri per lo svolgimento delle scene.
«Per organizzare un presepe come quello fatto negli anni scorsi – ha spiegato il presidente di Città Viva – servono mesi di preparazione, risorse economiche più importanti di quelle stanziate quest’anno (3mila euro comprensivi di tutto, dal noleggio luci all’acquisto della vernice per i fondali, ndr), e poi serve impegno da parte di tutte le persone dell’associazione».
Impegno che, evidentemente, è venuto meno negli anni. E non è stato reso meno evidente neppure dalla collaborazione con altre associazioni (La Mantigliana per i costumi d’epoca e la Polizia penitenziaria per l’ingresso nella scuola). Del resto qualche avvisaglia c’era stata già due anni fa quando anche nella splendida cornice di Villa De Capoa il presepe vivente aveva comunque una scena unica con pochi figuranti.

Ma l’edizione 2018 ha provocato la delusione anche per un’altra ragione: l’assenza di una vera e propria natività!
E’ questa l’altra critica mossa da chi che non ha gradito il contesto popolare che ha fatto da sfondo alla nascita di Gesù.
«La delibera del Comune di Campobasso parla di “Presepe Vivente” ovvero, nell’immaginario collettivo dei cristiani, di una breve rappresentazione che ha lo scopo di raffigurare, con l’impiego di figuranti umani, la nascita di Gesù in una scenografia che viene costruita per ambientare la vicenda della santa Natività… e così è in tutto il mondo. Qui a Campobasso invece abbiamo avuto una scena popolare comune che poteva essere tranquillamente rappresentata in qualsiasi altro contesto o periodo dell’anno il tutto snaturando così il profondo senso del Natale».
«Ma questa – replica Palladino - è una interpretazione che l’associazione ha voluto dare per l’edizione 2018. Pertanto legittima».


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(Pubblicato il 10/01/2018)

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