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Caos Regionali
Molise chiede tempo: nessuno pronto per voto a marzo. Ruta: "Io passo indietro per l’unità"
A Roma come in Molise situazione talmente confusa e piena di incertezze che i rumors dell’ultima ora parlano addirittura di un possibile slittamento delle elezioni. La legge elettorale di recente approvazione nella nostra regione "pretesto" per risolvere un problema tecnico e spostare almeno di un mese le Regionali 2018. Domanda già avanzata a Roma, mentre in Molise vige il caos, specialmente nel centrosinistra dove oggi è saltato l’incontro con la segretaria nazionale Pd per ricucire lo strappo. Il senatore Ruta, nella conferenza di fine mandato, ribadisce: "In nome dell’unità sono pronto a non ricandidarmi alla Camera, al Senato o in Regione, ma a patto di archiviare l’esperienza di Paolo di Laura Frattura", Che però, secondo l’assessore Nagni, resta «il candidato più strutturato in questo scenario di confusione". .


Idea Arredo
Caos calmo. Il celebre titolo del film di Nanni Moretti potrebbe essere la sintesi perfetta dell’attuale sceneggiatura politica. A Roma quanto in Molise. Talmente confusa e piena di incertezze che i rumors dell’ultima ora parlano addirittura di un possibile slittamento delle elezioni.
«Non è scontato che domani il presidente della Repubblica Sergio Mattarella sciolga le Camere: il 9 gennaio è convocata l’Aula su un tema solo: lo Ius Soli». Una “rivelazione” che arriva direttamente dal Senatore Roberto Ruta, a margine della conferenza stampa convocata a Campobasso per tracciare un bilancio di fine mandato. Fantascienza o speranza con le sembianze di una ipotesi? Niente affatto. «Se il presidente Mattarella non scioglierà le Camere, ci darà due giorni di tempo per approvarlo. Sarei felicissimo di stare in Parlamento 48 ore di fila affinchè lo Ius Soli diventi legge».

Laura Venittelli, parlamentare dem, in qualche modo conferma: «Lo scioglimento delle Camere il 29 dicembre è probabile, ma finora lo abbiamo letto solo nelle ricostruzioni giornalistiche. Vedremo che succede, certo dopo tanto lavoro sarebbe un peccato capitale far naufragare così lo Ius Soli», ovvero la legge che concede il diritto di cittadinanza agli stranieri nati in Italia.
Negli ultimi giorni le diplomazie si sono messe al lavoro con alacrità rinnovata per cercare di trovare i voti necessari all’approvazione del provvedimento, fortemente voluto dallo stesso capo dello Stato. Ma anche su questo punto, come per tutto il resto, regna l’incertezza.
Quello che si sa, almeno informalmente, è che dopo la conferenza stampa del presidente del Consiglio dei ministri Paolo Gentiloni dovrebbe suonare il gong della 17esima legislatura e il presidente Sergio Mattarella dovrebbe sciogliere le Camere. Però comunicazioni ufficiali non ci sono, e quindi non è nemmeno escluso che si vada ai tempi supplementari.
Che ci sia fermento e che a Roma ci sia ‘altro’ a cui pensare è confermato anche dall’annullamento del secondo confronto con il coordinatore della Segreteria nazionale Pd Lorenzo Guerini. Come qualche giorno fa, aveva convocato il presidente uscente Paolo di Laura Frattura, la segretaria regionale Micaela Fanelli, l’onorevole Laura Venittelli e il senatore Roberto Ruta per giovedì 28. «Non si farà, mi hanno chiamato stamattina per dirmi che è rinviato a data da destinarsi, così come immaginavo che succedesse», dice quest’ultimo. «Vediamo dopo Capodanno» aggiunge Laura Venittelli «Ora ci sono altre priorità». Forse anche un ultimo tentativo per il Pd di ricucire lo strappo con Liberi e Uguali, nel quale lo Ius Soli potrebbe giocare un ruolo determinante.


In Molise però un rinvio delle elezioni è auspicato anche per un’altra ragione: la legge elettorale di recente approvazione, quella per intenderci che prevede un collegio unico, non è nemmeno stata informatizzata e secondo i beninformati potrebbe richiedere un po’ di tempo «per risolvere un problema tecnico». Anzi, la cosa sarebbe stata fatta già presente a Roma da ambienti vicino al Governatore uscente Paolo Di Laura Frattura, il quale – dicono i suoi – sarebbe felice di avere un po’ di tempo in più (e non sarebbe certo l’unico) a disposizione per organizzarsi in vista delle Regionali 2018, che per logica (e per esigenze di casse pubbliche) dovrebbero svolgersi il 4 o l’11 marzo, contestualmente alle Politiche.

«Sicuri che andrà a finire così?» è la domanda di Pierpaolo Nagni, assessore ai Trasporti e alle Infrastrutture che qualcuno, negli ultimi giorni, ha dato per “fuggito”. Fuggito da Frattura e dalla maggioranza della quale ha fatto parte, ovviamente. C’è chi scommette addirittura su un suo spostamento nel centrodestra. «Falso, smentisco» dice lui a Primonumero.it, aggiungendo che «in questo scenario, che definire confuso è eufemistico, Paolo (Frattura, ndr) resta a mio giudizio il candidato più strutturato. Se vuole confermarsi, io sono con lui. Non vedo attorno altre possibilità, anche se mi rendo conto che Paolo paga con un po’ di impopolarità alcune scelte prese, necessarie in questi anni per fronteggiare il disastro».

Il Molise al voto con le Politiche, in una election day con Lazio, Lombardia, Friuli, Trentino, Val ‘Aosta e Basilicata? Non è detto, secondo Pierpaolo Nagni, uno che ha che fare con numeri, liste, leggi elettorali, percentuali e calcoli da decenni, e che non esita a definire «caotico» questo momento sia in Italia che in Molise, «delicatissima» l’operazione di mettere insieme almeno 14 nomi, fino a un massimo di 20, per fare le liste elettorali in un contesto di collegio unico, e «drogati» i sondaggi che raccontano di una plausibile vittoria a 5 Stelle nella regione democristiana per eccellenza. «Certo, a parole uno dice quello che vuole, ma poi quando si tratta di votare qua, più l’opinione, conta la conoscenza». Ipocrita affermare il contrario, specialmente con una legge – quella regionale – che ha abolito il disgiunto e non offre più la possibilità di mettere la croce acanto al nome dell’amico o del parente ma scegliere un candidato presidente diverso da quello della coalizione. «Non sarà facile nemmeno mettere insieme le liste» pronostica Pierpaolo Nagni, che da bravo conoscitore della politica frena le considerazioni stile “les jeux sont fait”. Giochi ormai fatti? Macchè, sarà tutta questione di “riposizionamenti”. Centrodestra e centrosinistra nel caos, nomi destinati a cambiare, girare, venire seppelliti (politicamente parlando) e risorgere (idem).

A cominciare dal Partito Democratico, quello che in Molise si muove sempre come una zattera in balia di un fiume infuriato e traballante, e che in questo momento vede su due posizioni lontanissime il Governatore uscente e il Senatore che ha annunciato da un pezzo l’alternativa a Frattura nell’Ulivo 2.0. Tanto che il partito nazionale ha preso ago e filo per cercare di cucire lo strappo maturato tra il Biferno e il Matese.
«Al primo incontro – incalza Ruta - ho detto che in nome dell’unità sono pronto a non ricandidarmi alla Camera, al Senato o in Regione.
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Ho già avvertito il mio preside (Ruta insegna in un istituto di Bojano, ndr) così ad aprile posso tornare a fare lezione nelle mie classi». La condizione del suo passo indietro è «archiviare l’esperienza di Paolo di Laura Frattura». Una versione già ribadita alla fine di ottobre alla convention di Mdp in Molise.

Sulla politica regionale non dice di più. E quando i giornalisti lo incalzano sulla possibilità delle primarie taglia corto: «Le abbiamo chieste a maggio e non le hanno volute». Mentre fa spallucce quando gli si chiede la conferma dell’appuntamento del 7 gennaio, l’assemblea dei 1000 con cui l’Ulivo 2.0 sceglierà il candidato alla presidenza della Regione. Tutto sospeso in attesa che a Roma si capisca se si vada o meno ai tempi supplementari. Insomma, una ulteriore conferma che non solo i giochi non sono fatti, ma che i giocatori sono ancora in altissimo mare.
Il parlamentare del Pd, partito in cui dice di voler restare perché «nella mia vita non ho mai cambiato partito», traccia il bilancio del suo mandato a palazzo Madama. Di lui tutto si può dire tranne che sia stato assenteista – per Open Polis è stato il dodicesimo senatore più presente in Aula sui 315 eletti – e ‘allineato’: durante la legislatura ha espresso «51 voti ribelli». Uno dei più importanti è quello sulla ‘Buona Scuola’. «Non ho votato la fiducia – ricorda – e il mio intervento in Aula suscitò parecchi consensi. La cosa poi ha indispettito il Governo».
Così come ha ‘messo in crisi’ il Governo la battaglia sulla cosiddetta ‘etichetta parlante’ contro le multinazionali per la piena tracciabilità dei prodotti delle filiere agroalimentari «a difesa dei cittadini e della loro salute, per contrastare l’agropirateria e la contraffazione». Una lotta iniziata da capogruppo del Pd in commissione agricoltura. «Una soddisfazione personale – sottolinea - l’ho avuta quando due mesi fa, nell’incontro con tutti i soggetti protagonisti della filiera agroalimentare, mi sono sentito dire che le battaglie che avevo portato avanti da capogruppo hanno visto la luce e mai in Italia si era tanto investito in agricoltura. Questo ha comportato un aumento dell’export italiano che, ad esempio, ha battuto la Francia sui vini. Inoltre, sono aumentati i giovani che hanno commesso sull’agricoltura, molti laureati e preparati».


Ma al primo posto nella speciale classifica degli obiettivi c’è l’istituzione del Parco del Matese, a cui segue la proroga della cassa integrazione ai 300 operai della ex Gam e l’introduzione delle Zone economiche speciali «che ha consentito di includere il Basso Molise, rimasto fuori dall’Area di crisi complessa». Infine, Ruta rivendica la norma che ha evitato il default alla Regione Molise per il pagamento dei debiti della sanità, la fermata del Frecciarossa a Termoli e i 90 milioni di euro per estinguere il debito del Molise con Trenitalia. Questi i principali obiettivi raggiunti nei cinque anni. Cosa avverrà nei prossimi giorni e se Ruta veramente tornerà a scuola o sarà ricandidato in Parlamento o in Regione è un rebus da decifrare. I bookmaker possono iniziare a scommettere.

(Pubblicato il 27/12/2017)

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