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Cronache
Termolese vive in auto da 4 anni. "Qui si gela e nessuno mi aiuta, per me non è Natale"
Staziona a Rio vivo, nel parcheggio di fronte al lido Oasi Village Giorgione, ha 57 anni, ha perso tutto e vive nella sua Fiat Marea da quasi cinque anni. «Il divorzio mi ha rovinato, quelli che conoscevano mi evitano. Solo mio figlio mi dà una mano». Preferisce non divulgare la propria identità per dignità e orgoglio, ma è l’emblema dei tanti termolesi che vivono difficoltà economiche in silenzio. «Natale, per me sarà un normale lunedì o martedì. La mia auto non si accende e non posso riscaldarmi, ma la cosa peggiore è il tempo che non passa mai».


Termoli. Se non fosse per la coperta sulle gambe, il sedile reclinato e i sedili posteriori sommersi dai vestiti, non si direbbe che vive in auto. «Da quasi cinque anni sto così» dice con gli occhi vivi sotto le lenti degli occhiali, giaccone scuro e sciarpa, scarpe basse ben curate. Insomma, non uno un tipo trasandato, ma al contrario una persona che ci tiene a presentarsi in tutta la sua dignità. Termolese, 57 anni, per quasi 40 lavoratore dipendente nel campo della sicurezza personale, accetta di parlare ma chiede la cortesia di non pubblicare i suoi dati. Vittorio, questo il nome di fantasia scelto per lui, è il protagonista di una storia che fotografa una povertà silenziosa.

«Sono un tipo schivo» dice pregando di non fotografare lui e l’interno di quella che è diventata la sua abitazione da circa quattro anni e mezzo. «Sono fortunato ad avere questa» aggiunge battendo la mano sulla carrozzeria della sua Fiat Marea Station Wagon parcheggiata proprio di fronte al lido Oasi Village Giorgione di Rio Vivo.

È quello il suo posto, da ormai troppo tempo. «Sono senza dimora perché dopo il divorzio da mia moglie ho perso tutto. Anche la pensione che ho maturato per aver lavorato 37 anni va tutta a lei. A me non è rimasto nulla, ma non ho mai rubato e non vado in giro a chiedere l’elemosina, almeno questo». C’è un orgoglio ferito nelle sue parole, nel suo gesticolare, nel suo animarsi quando racconta quanti gli hanno voltato le spalle. «Nella vita mi è capitato di trovare persone che stavano nella stessa situazione che sto vivendo io e le ho sempre aiutate. Oggi invece non succede più».

L’unico sostegno «è quello di mio figlio che viene sempre a trovarmi, mi porta da mangiare e le sigarette, il mio unico grande vizio. Non riesco a smettere». E non potrebbe andare a vivere con lui? «No, lui deve fare la sua vita. A me la vita è crollata come un’impalcatura. Mio figlio fa già tanto, almeno mi è rimasto lui». E gli altri familiari? «In più di quattro anni non ho mai visto nessuno, mai una volta qualcuno mi ha chiamato per dirmi “vieni a passare il Natale con noi”».

Già, si avvicina Natale, un giorno in cui ci si ritrova in compagnia, in famiglia o in amicizia. Per Vittorio non è così. «Non viene mai nessuno a portarmi un panettone, inteso come gesto. L’unico che lo fa è mio figlio. Ma per me Natale ormai è come fosse un lunedì, un martedì qualsiasi». Un giorno qualunque in una vita inimmaginabile. «Già due volte la morte è venuta da me e l’ho mandata via. Qui si gela e da quando si è rotta la pompa del serbatoio, non posso neanche accendere l’auto di notte per riscaldarmi». Eppure secondo lui «il problema più grande non è il gelo, ma il tempo che non passa mai. Sai quante volte mi dico: “e quando arriva domattina?”».

Odia l’inverno Vittorio, ma non tanto per le temperature rigide.
Garo Vini
«Io ho la macchina, ho i miei vestiti. Ci sono tanti messi peggio, che dormono sui cartoni, non hanno nulla». Ma desidera l’estate «perché amo il mare e posso andare in spiaggia. Prendo le vongole, le cozze. Quest’estate ho salvato due persone in difficoltà, ho chiamato il 118, mi sono sincerato delle loro condizioni. A malapena ho ricevuto un grazie, ma per come sono fatto, lo rifarei».

Dice di non poter andare a pranzare dalla Caritas, né di aver mai avuto aiuti dal settore Servizi Sociali del Comune. «Non ti pensa nessuno, eppure a Termoli mi conoscono. Prima stavo con la macchina all’ospedale. Era comodo, bastava entrare per scaldarsi un po’, ma mi hanno mandato via. Qua a Rio vivo i vigili sono venuti a dirmi che non posso stare, ma questo è un parcheggio pubblico». Racconta di quante persone lo ignorano, quelle che lo osservano incuriosite, di chi lo apostrofa quasi indignato. Sforna aneddoti terribili, gesti ignobili che fanno a pugni con la misericordia e lo spirito di solidarietà che in una comunità come quella termolese dovrebbe esistere e resistere, specialmente a Natale. E invece no, a sentire il racconto di Vittorio non c’è.

Ma lui non chiede pietà, quanto piuttosto dignità. «Non cerco qualcuno che venga a darmi 10 euro. Mi piacerebbe invece che mi proponessero un lavoro. Io voglio lavorare per guadagnarmi da vivere». Ringrazia per la chiacchierata, un breve periodo trascorso a non pensare al tempo che non passa. Si rimette in macchina, è quasi buio. Un’altra notte al gelo lo attende. (sdl)

(Pubblicato il 22/12/2017)

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