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Video e foto pedopornografiche: 40enne denunciato. "Violenze anche su bimbi di 4 anni"
Un uomo è stato denunciato per i reati di diffusione e detenzione di materiale pedopornografico: secondo la Polizia Postale di Campobasso il soggetto avrebbe scambiato centinaia di file con altri utenti in cui venivano mostrati abusi, stupri e violenze anche su bambini tra i 4 e i 12 anni. Le "immagini raccapriccianti" circolavano tra centinaia di pedofili di tutto il mondo. Il soggetto si connetteva ai profili proibiti utilizzando la connessione del suo posto di lavoro


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Campobasso. Chi ha visto i filmati parla di “immagini raccapriccianti”. Alcuni dei protagonisti delle violenze sessuali erano bambini tra i 4 e i 12 anni. Un brutto caso di pedofilia online è stato scoperto dalla Polizia Postale di Campobasso. Una complessa e delicata indagine ha messo gli agenti di via Tiberio sulle tracce di un 40enne molisano denunciato per i reati di diffusione e detenzione di materiale pedopornografico.

L’operazione è partita nel 2015 a seguito di tre segnalazioni internazionali da parte del National center for missing ed exploited children, una importante organizzazione non governativa statunitense che si occupa di minori scomparsi o sfruttati. Le segnalazioni riguardavano il caricamento di un centinaio di file a carattere pedopornografico su tre profili di tre diversi social network. Ed è stato in questa fase dell’investigazione che i poliziotti sono arrivati a individuare il 40enne che si collegava a questi profili proibiti dal suo cellulare o addirittura utilizzando la connessione wi fi del suo posto di lavoro.

Raccolti i primi elementi di accusa a suo carico, la Polpost ha ottenuto dalla Procura di Campobasso un ordine di perquisizione per entrare in casa del 40enne. E qui la scoperta: il soggetto deteneva illegalmente 1200 gigabyte di materiale informatico oltre a un’agendina contenente riferimenti ad account di email e cloud in uso all’uomo utili per le sue ricerche in rete.
Spulciando tra i file, ben 54mila, sono stati rinvenuti oltre 10 mila video o foto con bambini e ragazzini abusati in paesi stranieri. La rete pedopornografica, infatti, secondo gli inquirenti, non sarebbe riconducibile al contesto italiano. Sebbene anche italiani sono stati gli “utilizzatori finali” del materiale.
Solamente con l’indagato erano in contatto un centinaio di persone che avrebbero scambiato il materiale illecito, in questo caso erano contatti riconducibili a paesi esteri e prontamente segnalati, tramite il servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni, agli organi di cooperazione internazionale di polizia per allertare gli investigatori di quei paesi sulle attività dei “loro” pedofili,


“Ancora una volta – spiegano ancora dalla Questura - nel contesto internet è apparsa indispensabile la cooperazione internazionale di polizia tra stati esteri, avvenuta tramite il Servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni. Nel web, privo di confini, tale strumento risulta fondamentale per perseguire i gravi reati e la collaborazione delle polizie estere, delle Ong, dell’Interpol e di Europol, permetterà di assicurare alla giustizia i colpevoli, ovunque essi si trovino”.

(Pubblicato il 21/12/2017)

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