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Cronache
L’ozio non è sempre il padre dei vizi. (A proposito dei compiti per le vacanze)


di Un Gruppo Di Psicologhe

Colleghe, amiche che condividono esperienze non solo cliniche ma personali, spesso ci fermiamo a parlare della nostra stanchezza e di quante volte ci troviamo a dover supportare bambini e famiglie letteralmente schiacciate dai compiti. A più mani, abbiamo deciso quindi di rivolgere questa lettera aperta ai docenti, per far conoscere il punto di vista di tante famiglie e condividere riflessioni che prendono spunto sia dalla nostra attività clinica, in quanto psicologhe esperte in psicologia dell’apprendimento, sia dalla nostra quotidiana esperienza come mamme. Sappiamo bene in quale contesto lavorino gli insegnanti, a quante richieste, quante difficoltà i docenti debbano fronteggiare giornalmente ma con l’avvicinarsi delle festività natalizie, emerge una riflessione sulla consuetudine dei docenti di assegnare compiti ai ragazzi, anche in vista della pausa scolastica natalizia.

Riguardo ai compiti esiste una grande mole di ricerche scientifiche condotte negli ultimi 30 anni su diverse popolazioni studentesche, che misurano l’impatto dei compiti a casa sulle prestazioni scolastiche degli studenti. La ricerca è partita dalle ipotesi per cui:
a) Gli stati con meno risorse per una didattica efficace (molti alunni per classe, risorse tecnologiche e di supporto inadeguate, ecc.) tentano di ovviare a queste carenze assegnando più compiti ottenendo un effetto medio a breve termine sufficiente ma che tende allargare la forbice tra chi è più e chi è meno seguito;
b) Nel lungo termine, un sistema scolastico che tende a oberare di compiti può produrre saturazione, ovvero perdita di interesse dovuto ad affaticamento fisico, cognitivo ed emotivo, le cui conseguenze sono pochissimi laureati e dilagante analfabetismo funzionale.

Tra le ricerche più citate, abbiamo due metanalisi di Harris Cooper, una del 1989 ed una del 2006 in cui sono stati analizzati dati di diverse migliaia di studenti.
Dalle ricerche emerge che tanti più compiti a casa vengono assegnati tanto più ampio sarà il divario tra studenti con e studenti senza difficoltà; i compiti a scuola invece riducono la disparità. Inoltre, emerge che nella scuola primaria l’effetto dei compiti a casa è di dubbia utilità e nella scuola secondaria i compiti hanno una certa efficacia se usati con moderazione, in rapporto al grado di scuola e al numero di ore passate a scuola.

Le ricerche suggeriscono che i compiti a casa dovrebbero essere tali da fare in modo che gli studenti possano svolgerli in autonomia (quindi solo esercizi o studio già affrontati a scuola).
Inoltre, dovrebbero essere corretti dall’insegnante in modo da dare valore, rinforzare l’avvenuto svolgimento e correggere eventuali inesattezze (insegnante alleato dello studente contro gli errori!)
Incontrare l’appoggio dei genitori, favorire la condivisione di ciò che lo studente sta imparando a scuola e associare l’apprendimento a emozioni positive!

Cooper inoltre suggerisce una semplice regola:
assegnare compiti che possano essere svolti impiegando 10 minuti al giorno, in classe prima della scuola primaria e aumentando di 10 minuti al giorno per ogni anno successivo. Questo non vale per la scuola a tempo prolungato.
(Lavoro del Prof. Gianluca Campana Dipartimento di Psicologia Generale Università di Padova)

Sappiamo bene che i tempi e le modalità invece sono molto superiori a quanto riportato sopra e abbiamo osservato che in molte scuole è abitudine assegnare agli studenti numerosi e impegnativi compiti a casa anche durante le cosiddette vacanze. Questo avviene nonostante già durante tutto il periodo di frequenza scolastica, si assegnino compiti in gran quantità, tali da richiedere uno studio casalingo che impegna gli studenti per diverse ore ogni giorno, weekend inclusi. Spesso, infatti, i ragazzi hanno difficoltà ad intraprendere qualunque altra attività extrascolastica per mancanza di tempo e per stanchezza, e non sanno più cosa significhi annoiarsi.
Tale pausa è un periodo di "vacanza" che dovrebbe essere riservato al riposo e al tempo da dedicare alla famiglia e ad altre attività, che durante i mesi di frequenza scolastica non si possono fare.

Ad esempio, viaggiare, andare a visitare parenti e amici lontani, condividere semplicemente momenti di socializzazione più fecondi di quanto sia possibile fare nel periodo scolastico. Gli antichi già si erano accorti che l’ozio non sempre è il padre dei vizi, ma è anzi necessario come l’ossigeno, per garantire la creatività e il perfetto funzionamento della mente, tenendo lontano lo stress.
Garo Vini
Al contrario, uno stress continuato, alla lunga, genera malessere psicologico, privando i ragazzi della necessaria serenità.
Come sancito dalla dichiarazione dei diritti dell’uomo, ciascuno ha “diritto al riposo e allo svago” (articolo 24). Questo è garantito ai lavoratori. Perché mai ai ragazzi sembra non essere concesso?
Anche le domeniche sono spesso trascorse a studiare, non staccando mai la spina, non concedendo mai una tregua. La Carta internazionale dei diritti dell’infanzia, all’articolo 31, recita: "Gli Stati membri riconoscono al fanciullo il diritto al riposo e al tempo libero, a dedicarsi al gioco e ad attività ricreative proprie della sua età…". Ci auguriamo che l’attenzione al benessere dei ragazzi e alla serenità delle famiglie, possa essere uno degli obiettivi principali della scuola, unitamente all’obiettivo formativo. Perché chi educa non può prescindere da questi aspetti inerenti tanto alla sfera emotiva, quanto a quella intellettuale e relazionale dei ragazzi. Una mente stanca funziona male ed apprende poco, poiché satura. La mente, come il corpo, ha bisogno che le sia garantito il giusto riposo.

Niente compiti per le vacanze, dunque, poiché i "compiti" per le "vacanze" sono una contraddizione in termini. La bella parola "vacanza", infatti, proviene dal latino "vacantia" , da vacans, participio presente di "vacare" che significa "essere vacuo, sgombro, libero, senza occupazioni"… Riposiamoci tutti e concediamoci di vivere il lusso del tempo, quello che oggi c’è e domani no, quello del fare o non fare, oziare o sporcarsi nel preparare un dolce e poi poter pulire senza fretta o giocare a tombola e fare tardi la sera. Concedete ai genitori di regalare il tempo, quello spensierato e non solo quello della stanchezza.


Buone vacanze a tutti!

Dott.ssa Valeria Strada
Dott.ssa Elda Corazzin
Dott.ssa Antonietta Vassalli
Dott.ssa Adriana Viotti
Dott.ssa Antonietta Bernardo
Dott.ssa Isabella De Michele
Dott.ssa Eleonora Pagano
Dott.ssa Flavia Posa
Dott.ssa Luigia Tersigni
Dott.ssa Morena Vaccaro
Dott.ssa Enrica SciarrettaL’ozio non è sempre il padre dei vizi. (A proposito dei compiti per le vacanze)

(Pubblicato il 20/12/2017)

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