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Tigre Amico
 
Cronache
10mila euro di danni per il raid in stazione: "Il branco, ragazzi senza valori". Ma ora chi paga?
All’indomani del violento atto teppista messo in atto da sei ragazzi, termolesi e bassomolisani, nella stazione di Larino, sono tanti i commenti in città, tra genitori e anche sui social network, sotto alle foto che raccontano di vetri rotti, porte scassinate e incendi appiccati. Diecimila euro il valore del danno creato alle prime ore di domenica 19 novembre. E non mancano le analisi di psicologi che con i ragazzi della stessa età, tra i 16 e i 20 anni, lavorano ogni giorno. «E’ la tecnica del branco - spiega una psicologa del consultorio - quando si riuniscono e c’è un leader negativo non sanno dire di no, agiscono senza rendersi conto di quello che fanno. Ci vuole una giustizia più veloce, che intervenga subito e con delle pene esemplari, niente percorsi o lavori socialmente utili ma il lavoro per ripagare i danni, non quello dei genitori, ma quello di chi sbaglia, cioè il loro. Poi bisogna capire che genitori sono, con loro bisognerebbe parlare, devono insegnare il valore del rispetto e della responsabilità, e loro dovrebbero fare corsi prima di mettere al mondo figli».


Basso Molise. Almeno diecimila euro il valore dei danni alla stazione dei treni di Larino, messa a soqquadro da una banda di sei ragazzini termolesi e bassomolisani nelle prime ore di domenica mattina, 19 novembre. A tanto ammonterebbe, secondo le prime stime, il raid messo in atto dai ragazzi tra i 16 e i 22 anni, quattro dei quali di Termoli e gli altri due residenti nei paesi del Basso Molise. E intanto a ventiquattro ore dal fatto, la comunità frentana e non solo si interroga sulle nuove generazioni e sulla strada che i minorenni stanno prendendo.

«E’ il branco che ha agito - spiega una psicologa del consultorio a contatto quotidiano con ragazzi coetanei a quelli che hanno firmato il raid nei locali ferroviari - quando c’è un leader negativo che propone qualcosa è difficile dire di no, per questo non fanno altro che unirsi a lui e seguirlo in tutto e per tutto, si arriva per questo a fare le cose più assurde. In quel momento non sono in grado di decidere e si lasciano trasportare, non riflettono e finiscono a fare le cose peggiori. Manca il rispetto per la cosa pubblica e per qualsiasi altra cosa, anche per i genitori».

Qualcuno invece di commentare sotto alle foto sconcertanti pubblicate domenica mattina sulla pagina facebook del Comune di Larino, preferisce un semplice “Senza parole”. Eppure di fronte a quelle immagini che raccontano di un vero e proprio assalto fatto con l’intenzione di rompere, spaccare, distruggere e sporcare qualsiasi cosa le parole ci dovrebbero essere, ma non solo per rimproverare quei sei ragazzi, tra i 16 e i 22 anni, che in una domenica mattina di novembre per ingannare l’attesa dell’arrivo dell’autobus che li avrebbe riportati a casa a dormire dopo la notte di festa, hanno pensato di forzare gli ingressi, sfasciare vetri e appiccare un fuoco invece di chiacchierare tra loro. Le parole servirebbero anche per capire dove sta andando questa società di nuove generazioni, ragazzi che scelgono di compiere gesti del genere per ingannare il tempo, magari per sentirsi forti, per fare qualcosa che va contro le regole.

Forse aiutati anche dall’alcol, quello che hanno bevuto durante i festeggiamenti per il compleanno del loro amico a Larino, quello che hanno aggiunto per continuare a brindare, spaccando gli arredi rimasti nell’ormai ex bar della stazione dove hanno trovato bottiglie di alcolici e superalcolici, hanno creato danni per un valore di migliaia di euro. Saranno infatti i tecnici delle Ferrovie dello Stato con la polizia ferroviaria a dover fare un sopralluogo e contare il disastro, quantificare quella confusione, fare una stima precisa e comunicarla poi ai carabinieri della Compagnia di Larino che ieri mattina intorno alle 6 sono stati chiamati da chi ha notato rumori sospetti, movimenti strani, porte e vetri che sbattevano e si frantumavano.

Un risveglio molto amaro per i cittadini di Larino, che di fronte a cappuccino e cornetto concessi per la domenica mattina, hanno trovato su facebook un attacco orribile alla loro città e alla stazione, un luogo di tutti e un luogo che – seppur quasi dismesso per i pochi treni che circolano – appartiene alla comunità. Una comunità che adesso si sente ferita, tradita, offesa da un gruppo di ragazzi peraltro anche di fuori città che hanno invece pensato di lasciare il segno tangibile del loro passaggio in quel centro che per una sera li aveva ospitati per una festa.

Sono stati colti in flagranza di reato, con le mani nel sacco o meglio con le mani vicino ai vetri e alla cancellata verde divelta e scardinata dal muro, con il cattivo odore di bruciato addosso dopo aver acceso il fuoco tra il primo e il secondo piano, «ma per fortuna circoscritto – ha commentato qualcuno – perché hanno avuto la decenza di stare attenti, perché se no lì sarebbe successo qualcosa di più grave».

Una riflessione viene anche dalla preside dell’Istituto Alberghiero Maria Chimisso, a contatto quotidiano con allievi di quell’età: «Si è perso il limite, non sanno più nemmeno distinguere il bene e il male - ha commentato al telefono - avranno letto questo atto come una banalità, ormai hanno perso i valori e hanno una percezione alterata dell’etica, per questo dico che non hanno più limiti in quello che fanno».

«Bisognerebbe educare al rispetto e alla legalità», commenta qualcuno. E in effetti forse una riflessione in più andrebbe fatta proprio sulla mancanza di rispetto: per una città che ti ospita e che non è la tua, per un bene comune che non ti appartiene e che è di tutti, per qualcosa di cui anche tu potresti usufruire.

«Non servono le pene esemplari - aggiunge la psicologa - servirebbe che loro stessi con il loro lavoro pagassero i danni che hanno creato e non invece con il denaro e i sacrifici dei genitori. Anche la giustizia dovrebbe essere più veloce, non arrivare anni dopo a dare una pena, ma subito, purtroppo anche questa influisce negativamente perchè le nuove generezioni vedono negli adulti che compiono reati dei modelli da seguire visto che non sono condannati con pene esemplari, ma li rende nuovamente liberi. Sono gli stessi adulti ad essere un modello sbagliato e servirebbe parlare prima con i genitori, per insegnare loro ad educare i loro figli, fare in modo che trasmettano regole e valori. E’ più facile dire di sì ad un figlio che dire di no, ma un modo per riuscirci c’è sempre».

(Pubblicato il 20/11/2017)

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