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SENSO/5
A proposito di bambini…
Immaginate di essere un pilota d’aereo
Quante volte vi sarà capitato di guardare per la prima volta negli occhi un bambino atterrato davanti a voi! Avrà avuto lo sguardo smarrito o carico di curiosità per questo inaspettato incontro. Poi, vi avrà raccontato le sue avventure e le sue scoperte, e gli incontri su ogni singolo pianeta visitato, e vi avrà interrogato, mettendovi probabilmente in imbarazzo. I “piccoli principi” hanno questa attitudine: sanno interrogare i grandi, pongono interrogativi che penetrano nell’anima, sostandovi a lungo. Nella nostra vita quotidiana, in quei contesti desertificati d’affettività che sono diventate le nostre stanze esistenziali, incontriamo ogni giorno un “piccolo principe” che affronta spesso da solo (senza la “mente pensante” dell’adulto) le problematiche della vita, che a volte risultano assai critiche...


di Nicola Malorni

Immaginate di essere un pilota d’aereo, di fare un atterraggio d’emergenza nel deserto, in Africa settentrionale, e di incontrare un bambino o una bambina che sta viaggiando alla scoperta dei pianeti e arriva sulla Terra. Ricordate qualcosa? Sono certo di sì. Quante volte vi sarà capitato di guardare per la prima volta negli occhi un bambino atterrato davanti a voi! Avrà avuto lo sguardo smarrito o carico di curiosità per questo inaspettato incontro. Poi, vi avrà raccontato le sue avventure e le sue scoperte, e gli incontri su ogni singolo pianeta visitato, e vi avrà interrogato, mettendovi probabilmente in imbarazzo. I “piccoli principi” hanno questa attitudine: sanno interrogare i grandi, pongono interrogativi che penetrano nell’anima, sostandovi a lungo.

Spero davvero che non vi sia mai accaduto che, alla fine del viaggio, quel bambino o quella bambina sia tornato/a sul suo pianeta, dalla sua rosa e dai suoi vulcani,deluso/a. Spero, soprattutto, che la sua delusione non riguardi mai il suo “genitore pilota”, o il suo “insegnante pilota”, o il suo “sindaco pilota”, diventato nel frattempo suo amico.

Sono sicuro che molti di voi hanno conosciuto la storia meravigliosa del Piccolo Principe, probabilmente da ragazzini, e non l’hanno mai dimenticata, anzi l’avranno riletta più e più volte nel corso della vita. Pare, infatti, che la storia di Antoine de Saint Exupéry eserciti da sempre un grande fascino su adulti e bambini: tradotto in oltre 250 lingue, persino in dialetto e in Braille, con oltre 140 milioni di copie vendute. Io stesso sono stato sorpreso dalla risonanza che ha avuto, al Primo Circolo di Termoli, un mio seminario tenuto pochi giorni fa per le insegnanti e i genitori, dedicato alla psicologia dell’infanzia. Ognuna di loro lo aveva letto, ascoltato, visto a teatro, in versione musical o al cinema, ma quello che è accaduto quel pomeriggio, con mia grande sorpresa, è andato ben oltre - mi raccontano le maestre - molto in profondità, perché attraverso un linguaggio metaforico hanno riscoperto in quel piccolo personaggio una sorta di famigliarità attiva e profondamente penetrante.


Nella nostra vita quotidiana, in quei contesti desertificati d’affettività che sono diventate le nostre stanze esistenziali, incontriamo ogni giorno un “piccolo principe” che affronta spesso da solo (senza la “mente pensante” dell’adulto) le problematiche della vita, che a volte risultano assai critiche. Non i re incontrano i nostri “piccoli principi”, ma i politici. Non l’ubriacone, ma il genitore o il fratello maggiore alcolista. Non l’uomo d’affari, ma il genitore drogato di lavoro. Non il lampionaio, ma l’adulto nevrotico. Non il vanitoso, ma il perfetto narcisista.
I “piccoli principi” portano nel cuore il ricordo o la speranza del “bambino individuo” che cerca se stesso, passando da un pianeta all’altro, aprendoci ad un confronto con le possibilità del cambiamento e della rinascita.
Oggi li incontriamo spesso oppressi dall’eccessiva richiesta di competenze da parte dei grandi: il lunedì in piscina, il martedì a inglese, il mercoledì a calcio, il giovedì al catechismo, il venerdì di nuovo a nuoto. Arrivano nei nostri studi a volte con gli attacchi di panico o con i rituali ossessivi: ossia con quella straordinaria denuncia che è il sintomo, la denuncia contro un mondo adulto che blocca l’energia libera, la curiosità e la spontanea saggezza delle emozioni vive e contagiose; come la paura, ad esempio, che il più delle volte, se ascoltata, è il preludio di uno spirito d’avventura, non già di un disturbo di panico.

I grandi non capiscono mai niente da soli e i bambini si stancano a spiegargli tutto ogni volta (…)” – e allora ci pensa il sintomo che, attraverso la tachicardia e la paura di morire, costringe l’adulto a riorientare lo sguardo, a guardare il mondo e il futuro, per dirla con de Saint Exupéry “col cuore, perché l’essenziale è invisibile agli occhi.

A volte, un po’ più cresciuti, arrivano con lo sguardo apatico dell’adolescente, quello al quale chiedi “cosa vuoi fare da grande?” e ti risponde “bòh! Non ci penso”. Hanno smarrito la via per l’individuazione, per la ricerca della “visione”, del progetto di vita, trovandosi a indossare maschere sul palcoscenico delle finzioni, della ripetitività di gesti di fronte agli schermi grigi dei tablet o degli smartphone. Eppure, ci ricorda il Piccolo Principe, una volta quei ragazzini hanno chiesto al padre, o alla madre, o alla maestra, “se le stelle sono illuminate perché ognuno possa un giorno trovare la sua”. Lo hanno chiesto sicuramente, provate a ricercare nella vostra memoria! Sarà capitato anche a voi.

L’apatia è un contenitore vuoto di stelle, quelle stelle che tutti noi, adulti, abbiamo avuto la fortuna di guardare venti o quaranta anni fa; quelle che hanno dato i natali al nostro “de-siderio”, che appunto riguarda gli astri - de-sidera - verso i quali il nostro sguardo spesso, da piccoli, si orientava.
Era il tempo in cui la morte esisteva e se ne parlava, era il tempo in cui i genitori erano coscienti del fatto che la vita è un percorso da fare insieme, e non sarà per sempre, e ce lo dicevano chiaramente con la trasparenza del coraggio. Occorre quindi farlo bene insieme questo viaggio, e gli adulti tutti hanno il mandato sociale, e divino, di porre le fondamenta per una base sicura da cui i nostri “piccoli principi” possano partire per proseguire da soli, in piena autonomia, anche oltre la morte dei propri cari. Il limite certo. Il più importante limite al mondo. Voluto da Dio, probabilmente, per un grandioso progetto che pone al centro del mondo il bambino e l’amore.

E’ il tempo che hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa così importante”: una madre questo lo sa bene, e lo sa anche quella maestra che ogni mattina vede arrivare alla stessa ora quel bambino o quella bambina con gli occhi a fissarla come una stella nel firmamento. E subito dopo ricorda che de Saint Exupéry faceva dire alla volpe: «Se arrivi, ad esempio, alle quattro del pomeriggio, io comincerò a essere felice a partire dalle tre. Più tempo passerà, più mi sentirò felice. Già allo scoccare delle quattro, sarò agitata e preoccupata, scoprirò il prezzo della felicità! Ma se arrivi in un momento qualunque, non saprò mai a che ora iniziare a preparare il cuore… C’è bisogno di riti». C’è bisogno di regolarità, di ritmo, di stabilità e di risposte pronte e coerenti ai bisogni dei bambini che soltanto il tempo “dedicato” può garantire: oggi, gli adulti s’illudono che bastino le Leggi a garantire la tutela dei bambini.La nostra Costituzione, infatti, con gli artt.
Garo Vini
3, 9 e 34 riconosce la parità e la dignità di tutti i cittadini e l’importanza che la cultura sia a tutti accessibile. Al bambino con disabilità, inoltre, è garantita l’assistenza e l’integrazione sociale con la Legge 104/92, e con laLegge 170/2010 è stato persino riconosciuto che la dislessia, la disortografia, la disgrafia, la discalculia sono “bisogni educativi speciali”. Ma la volpe del Piccolo Principe ci ricorda che tutto ciò è necessario ma non sufficiente. E’ il tempo che hai perso per la tua rosa a renderla così importante” e subito dopo lancia un monito: “Gli uomini hanno dimenticato questa verità (…) Ma tu non devi dimenticarla. Tu diventi responsabile per sempre di ciò che hai addomesticato. Tu sei responsabile della tua rosa”.


Sono inutili quelle etichette diagnostiche senza volto, e sono pericolosissimi quei protocolli di intervento riabilitativo senza relazione o le procedure standardizzate di intervento che spesso si traducono in un efficace “copia e incolla” di verità assolutizzate: rassicurano in un primo momento l’adulto “lampionaio” che accende e spegne i lampioni, ma può capitare che di fronte ai grandi numeri, alle liste di attesa di una Sanità che gira sempre più vorticosamente attorno a se stessa, il lavoro dell’operatore sanitario diventi proprio un lavoro terribile: “Una volta era ragionevole. Spegnevo la mattina e accendevo la sera. Avevo a disposizione il resto del giorno per riposarmi, e il resto della notte per dormire” ma poi, di anno in anno, “il pianeta ha ruotato più velocemente, ma gli ordini non sono cambiati”. È la nevrosi che sterilizza le relazioni, che toglie “anima” al lavoro, e che, oggigiorno, colpisce non soltanto i singoli ma anche le istituzioni.

L’ambiente scolastico, dopo quello familiare, è uno dei luoghi cui bisogna prestare, ad esempio, la massima attenzione: sono anche gli incontri che avvengono nelle aule scolastiche a segnare profondamente la vita dei bambini, che trascorrono nella scuola gran parte della loro giornata ed è proprio qui che possono insorgere disagi, incomprensioni e difficoltà relazionali e nell’apprendimento. Esiste una proposta di legge a firma della senatrice del Pd Laura Fasiolo che chiarisce molto bene come sia necessario, e non più rinviabile, adeguare la presenza dello psicologo nella scuola ai bisogni educativi del nostro tempo, attraverso l’istituzione di un servizio di psicologia scolastica che operi nell’ambito del sistema scolastico al fine di dare un contributo per innalzarne la qualità, l’efficacia dell’apprendimento e dell’orientamento, la prevenzione del disagio e così accrescere l’efficienza di tutto il sistema Scuola-Famiglia.
Vi saluto dandovi appuntamento alla prossima domenica con le parole di Antoine de Saint Exupéry: Se allora un bambino viene verso di voi, se ride, se ha i capelli d’oro, se non risponde quando gli si fa una domanda, allora indovinerete di sicuro chi è. Siate gentili! E non mi lasciate così triste: scrivetemi subito che è ritornato…”.

(Pubblicato il 12/11/2017)

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