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Rapporto Svimez
Segnali di ripresa per il Molise, ritmo di crescita tra i migliori. Ma redditi restano troppo bassi
Scende la disoccupazione, ma i nuovi contratti di lavoro sono tutti a basso reddito. Aumenta l’export ma cala ancora la popolazione residente. La fotografia del Molise scattata dallo Svimez, l’associazione per lo sviluppo dell’Industria nel Mezzogiorno, è quello di una regione che comincia a uscire dalla crisi. Il presidente Adriano Giannola: "Per il Molise è un anno favorevole, ha una crescita dell’1,6 per cento, anche l’occupazione aumenta consistentemente, di quasi il 4 per cento. Il tasso di disoccupazione è in leggero calo. È il segno che è una regione che sta reagendo e che sta recuperando il terreno perso negli anni della crisi". Il Pil migliore del 2016 è quello della Campania (+2,4%), seguita da Basilicata (+2,1%). Al terzo posto il Molise con +1,6%, quindi Calabria (+0,9%), Puglia (+0,7%), Sardegna (+0,6%), Sicilia (+0,3%) e Abruzzo (-0,2%). Soddisfatto Frattura: "Smentiti dai numeri i gufi che annunciano disastri per colpa nostra". Cauta la segretaria Uil Tecla Boccardo: "Ora politiche dinamiche e misure di sostegno concrete per agganciare la ripresa".


Scende la disoccupazione, ma i nuovi contratti di lavoro sono tutti a basso reddito.Aumenta l’export, e questo è un ottimo segnale. La popolazione residente però cala ancora, dello 0,5%. La fotografia del Molise scattata dallo Svimez, l’associazione per lo sviluppo dell’Industria nel Mezzogiorno che studia la situazione economica per proporre interventi e programmi di intervento, è quello di una regione che comincia a uscire dalla crisi, ma ha ancora molta strada da fare per posizionarsi bene nella classifica italiana. Come, d’altronde, tutte le regioni del sud.

Nel 2016, l’anno preso in esame nel rapporto pubblicato il 7 novembre scorso, la disoccupazione totale in Molise si è attestata al 12,8%. Nel 2015 era al 14,3%. Quella maschile è scesa ancora, mentre quella femminile è rimasta praticamente stabile, pur essendo le donne meno “occupate” (in termini professionali) degli uomini.

Aumentano gli occupati nell’agricoltura molisana (+ 7,7%), pur essendo stato il 2016 un anno particolarmente difficile per il settore, con un crollo dei prezzi e una diminuzione di investimenti. Quasi il 70 per cento dell’incremento di posti di lavoro nel Mezzogiorno, registra lo Svimez, si deve all’agricoltura, «che tuttavia, al di là di punte di eccellenza, continua a presentare i problemi di sempre».
Scendono, di poco, gli occupati nell’industria in generale, crescono, sempre di poco, gli occupati nel settore delle costruzioni.Una conferma della ripresa arriva anche dalla diminuzione degli interventi ordinari per la cassa integrazione. In questo caso nel 2016 si registra un -69,1% con circa 462 mila ore; nel 2015 erano state circa 1,5 milioni. I prestiti bancari scendono del 5,4%, mentre aumentano (2%) i depositi dei molisani negli istituti di credito.

Il presidente Svimez Adriano Giannolasintetizza così: «Per il Molise è un anno favorevole, ha una crescita dell’1,6 per cento, anche l’occupazione aumenta consistentemente, di quasi il 4 per cento. Il tasso di disoccupazione è in leggero calo. È il segno che è una regione che sta reagendo e che sta recuperando il terreno perso negli anni della crisi».

Parole che aprono alla soddisfazione del Governatore Paolo Frattura: «Ancora una volta – evidenzia –, la realtà dei numeri ufficiali dà ragione alle azioni che abbiamo messo in campoper favorire la ripresa occupazionale e produttiva del nostro Molise. I numeri in questione, che demoliscono le fake news quotidiane di crisi e disastri addebitali al nostro operato, ci incoraggiano a proseguire consapevoli che il lavoro da fare è ancora tanto».


Dal Rapporto emerge che il Molise è in fase di ripresa, e la ripresa è certificata dai numeri. A cominciare da quelli del prodotto interno lordo, che nel 2016 si attesta a +1,6 per cento (nel 2014 era a -3). Il Pil migliore del 2016 è quello della Campania (+2,4%), seguita da Basilicata (+2,1%). Al terzo posto il Molise con +1,6%, quindi Calabria (+0,9%), Puglia (+0,7%), Sardegna (+0,6%), Sicilia (+0,3%) e Abruzzo (-0,2%).
“Il nostro ritmo di crescita – dichiara il presidente della Regione –, è superiore alla media del Meridione (+1 per cento) e anche a quella di tutto il centro nord (+0,8). Siamo sul podio: meglio di noi fanno solo Campania e Basilicata; alle nostre spalle tutte le altre».

Tuttavia il numero dei cittadini che lavorano, pur crescendo leggermente, resta molto distante da prima della crisi, ovvero il 2008: in Molise il 5% in meno di quella data. Durante la fase di crisi al Sud si sono perduti, calcola lo Svimez, circa 622mila posti di lavoro giovanili. Nel biennio della ripresa, ovvero il 2015/2016, ne sono stati recuperati appena 40mila. «Non a caso – si legge sul report - il tasso di occupazione giovanile resta ancora bassissimo nel sud, pari al 28,1% rispetto al 47,3% delle regioni del centro nord. Con l’ “aggravante” che la crescita maggiore di posti di lavoro al sud continua a riguardare gli over 50 anni.

Non è affatto incoraggiante il dato sul tasso di flussi migratori: sono sempre più quelli che lasciano il Molise per cercare lavoro altrove. La nostra regione registra 1600 residenti in meno. Una piaga per la quale il Molise è in buona compagnia. Sono infatti drammatici i dati del rapporto sull’economia del Sud per quanto riguarda la perdita di “capitale umano” con la fuga, negli ultimi 15 anni, di 200 mila laureati dalle regioni meridionali, fra cui il Molise. Pessimo anche il saldo migratorio, che sfiora le 28mila unità alla fine del 2016: il Mezzogiorno ha perso altri 62mila abitanti.

Boccia, il presidente della Commissione Bilancio alla Camera, ha già parlato di «dato preoccupante». Dai numeri si evince un tasso di occupazione dei laureati in Italia quasi all’80%, quelli con licenza media al 40% e le donne al 29%. «Con l’aggravante che la maggior parte dei residenti a bassa scolarizzazione si trova al Sud, perché nel Sud i laureati tendono andare via. E questo si deve tradurre con interventi seri e urgenti sulla scuola, con il tempo pieno al sud che non può essere un lusso e l’Erasmus pagato dallo Stato alle famiglie che non ce la fanno. Quindi investimenti più concreti in università e ricerca del Mezzogiorno».


Per ora promesse. Tecla Boccardo, segretaria regionale Uil, non perde tempo e afferma che «la positività rappresentata dall’uscita del Mezzogiorno da una lunga crisi recessiva non riesce a sopperire alle emergenze sociali e al rischio povertà sempre più allarmante. Purtroppo, pur se aumenta la quantità di lavoro, non migliora la qualità: retribuzioni basse e forte presenza di lavoro precario, con contratti a tempo parziale e determinato piuttosto che stabile e a tempo pieno, incremento degli infortuni sul lavoro, bassa competitività, disagio sociale e il permanere delle difficoltà delle imprese ad accedere agli strumenti di politica industriale nazionale».
Il tasso d’occupazione nel Mezzogiorno è ancora il più basso d’Europa, nonostante nei primi 8 mesi del 2017 siano stati incentivati oltre 90 mila rapporti di lavoro nell’ambito della misura "Occupazione Sud”, con particolare sviluppo nel settore manifatturiero e turistico.

«Dal rapporto Svimez emerge che il Molise regge sostanzialmente il ritmo di crescita dell’anno precedente, ma ancora non si attesta quell’andamento in modo stabile e strutturale in alcuni settori trainanti della nostra Regione come industria e agricoltura, che ancora registrano un segno meno rispetto la ripresa. Si cristallizza, invece, il fenomeno migratorio verso altre Regioni e verso l’estero, specialmente da parte di giovani professionalizzati che nella fascia 15/24 anni tocca da noi quota 38,8%» conclude Boccardo, auspicando “politica industriale regionale” dinamica e «l’agevolazione dei progetti d’investimento regionali, nazionali e, perché no, anche esteri, che possano davvero consolidare la ripartenza dell’industria del Mezzogiorno e del nostro piccolo Molise».

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(Pubblicato il 08/11/2017)

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