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La resa dei conti
Tra offese, veleni, spiragli, dubbi e una certezza: unità del centrosinistra impossibile
Volano gli stracci: Scarabeo chiama “verme” Frattura, Facciolla ricorda all’ex assessore il suo arresto per truffa, Lattanzio taccia i 5Stelle di “sceriffi” e il Governatore suggerisce a Totaro di dimettersi visto che “è stato eletto col Gratta&Vinci del listino”. In tutto questo Iorio finisce per rappresentare solo se stesso, mentre Niro lascia la porta socchiusa e l’astensione di Sabusco fa ipotizzare nuove alleanze. La seduta del Consiglio regionale del 7 novembre, che potrebbe facilmente sfociare in una guerra di denunce, certifica una serie di dati politici che aprono a scenari importanti in vista delle elezioni della prossima primavera. A cominciare da una certezza: l’attuale centrosinistra non potrà mai correre insieme.


Il blitz alla fine è fallito. Nessuna spallata, nemmeno una spintarella né tanto meno uno sgambetto. Paolo di Laura Frattura resta in piedi sul ring di via IV Novembre. Fallisce la mozione di sfiducia presentata dal tandem M5S-centrodestra. Quattro ore di colpi diretti, assestati a palazzo D’Aimmo senza nemmeno troppi scrupoli dai più velenosi consiglieri dissidenti. Noblesse oblige messa da parte, culminata con un “sei un faccendiere politico, hai frodato il futuro di questa regione”. Frase choc pronunciata a denti stretti da Massimiliano Scarabeo, capogruppo del Pd in Consiglio regionale, all’indirizzo del presidente alla fine della riunione monotematica e con un’Aula ormai semivuota, tanto che il presidente si becca pure l’epiteto di "maleducato" dal suo ex assessore che lo vede infilare la porta appena prende la parola. Lo scontro resta sul piano verbale, ma è emblematico: nella coalizione che quasi cinque anni fa ha vinto le Regionali volano gli stracci.

Nervi tesi e la resa dei conti. Non è la prima volta che in un luogo istituzionale come il Consiglio regionale si affrontano una mozione di sfiducia e le vicende giudiziarie di un governatore. Era già successo all’attuale capo della Giunta, quando in Aula si parlò del ‘Sistema Iorio’. Una mozione di sfiducia era stata presentata anche nei confronti del suo predecessore Michele Iorio. Ma le parole ascoltate ieri, 7 novembre, in Consiglio regionale, probabilmente non hanno precedenti.

Il primo siluro è stato lanciato da Ciocca contro i 5 Stelle, ‘colpevoli’ di aver presentato una mozione «per fare ammuina», passando poi all’espressione “sceriffi” rivolta sempre all’indirizzo di Antonio Federico e Patrizia Manzo da Nunzia Lattanzio. E che dire della bordata di Vittorino Facciolla rivolta ai pentastellati: “Avete un’intelligenza selettiva, scegliete solo quello che vi comodo”.

Certo, nella dialettica politica è ormai normale assistere a scontri di questo genere tra fazioni politiche diverse, centrosinistra da un lato e Movimento 5 Stelle dall’altro, forse anche alla luce del risultato elettorale in Sicilia. Ma a far tremare i muri di palazzo D’Aimmo sono state le offese, scivolate nella sfera privata, volate tra gli esponenti della stessa coalizione e addirittura dello stesso partito. Frattura, Facciolla e Scarabeo, ad esempio, condividono la tessera politica: tutti e tre fanno parte del Pd. Ma non si sono risparmiati accuse di fuoco.

«Quando è stato arrestato il consigliere Scarabeo, sono stato io ad alzarmi per fermare i 5 Stelle che chissà cosa avevano intenzione di fare. Oggi vedere Scarabeo che firma una mozione per fatti che non sono stati chiariti e sono ancora incerti fa accapponare la pelle», ha scandito, in una vera arringa, l’assessore alle Politiche agricole. Poco dopo il capo dell’esecutivo ha ‘sparato’ cannonate contro il capogruppo di Venafro: “C’è chi prova a fare il moralizzatore dopo essere stato arrestato o ha dovuto restituire 16mila euro di soldi dei molisani”. Il riferimento è a quello che è successo un anno fa, quando Scarabeo venne arrestato con l’accusa di frode fiscale quando era ancora assessore nella stessa giunta Frattura. Senza dimenticare l’accusa di peculato per l’utilizzo improprio di una carta di credito regionale.

“Verme” la risposta a mezza bocca, ma udita chiaramente da chi era presente, che si è lasciato scappare il consigliere regionale che oggi ha pure aderito al progetto dell’Ulivo 2.0 insieme a Francesco Totaro. Pure nei confronti di quest’ultimo Frattura è stato molto diretto: “Bisognerebbe essere coerenti e dimettersi visto che è stato eletto nel listino”. Parole che hanno tracciato un solco profondo con quella parte del centrosinistra che ha deciso di schierarsi con Roberto Ruta e Danilo Leva. I propositi di ricompattare la coalizione forse ieri sono definitivamente naufragati. Alle Regionali il centrosinistra sarà diviso: lo scontro in Aula lo ha sancito definitivamente.

La porta aperta a Vincenzo Niro. Inaspettatamente il dibattito sulla mozione di sfiducia è servito a riaprire il dialogo tra l’ex presidente del Consiglio regionale e il governatore.
I due, in realtà, erano tornati a dialogare già lunedì 6 novembre: galeotta la proposta di nuova legge elettorale. La maggioranza ha deciso di lavorare proprio sul testo presentato da Niro. E poi sulla sfiducia Niro che, a differenza del passato, non ha utilizzato parole di fuoco contro Frattura, si è pure astenuto. Il presidente da parte sua lo ha ringraziato per le parole utilizzate nei suoi confronti. E’ risbocciato il feeling?

Gli astensionisti. Michele Petraroia potrebbe essere il prossimo caso all’attenzione di ‘Chi l’ha visto’?. Ieri in Aula c’era, ma è stato stranamente silenzioso. Eppure lui è uno degli eletti che ama intervenire più volte nei dibatti consiliari. Ieri no. Infine, sulla mozione si è astenuto. Un altro enigma: Pippo Sabusco. Prima ha firmato la mozione di sfiducia, poi si è astenuto anche lui. Chissà, forse avrà fatto pensierino alle prossime Regionali e alla candidatura del fratello Massimo.

Gli sconfitti. Ha lasciato perplessi anche la posizione di Michele Iorio, uno dei firmatari della mozione presentata dai 5 Stelle. «Non accettiamo lezioni da chi ha subito vicende giudiziarie ed è stato pure sospeso per la legge Severino a causa di una condanna» è l’accusa che il centrosinistra gli ha rivolto. Ieri è apparso quasi isolato all’interno del centrodestra, come se parlasse da solo. Nicola Cavaliere, del resto, gli è stato a debita distanza. Probabilmente la lotta per la leadership che sta tenendo banco nello schieramento si è fatto sentire.

Ma tra gli sconfitti ci sono anche i ‘grillini’: Antonio Federico e Patrizia Manzo forse speravano di poter mettere una ‘bandierina’ in via IV Novembre sperando di bissare l’ottima perfomance del Movimento in Sicilia. Vittoria rimandata? Può darsi, così come non si può escludere che il vero motivo della mozione fosse proprio quello di far emergere tutto il veleno che serpeggia fra il centrosinistra, creare una spaccatura così evidente da danneggiare - forse irrimediabilmente - dei rivali alla prossima tornata elettorale.

(Pubblicato il 08/11/2017)

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