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Cronache
Scuole "pericolanti" e lezioni nei container, 15 anni dopo il sisma la sfida non è ancora vinta
Nel giorno del quindicesimo anniversario del terremoto che uccise 27 alunni a San Giuliano di Puglia, il Molise è tutt’altro che una regione con scuole sicure. La ricostruzione post sisma non è stata ancora completata e in qualche caso si fa ancora lezione nelle baracche. Fuori dall’area del cratere va anche peggio e Campobasso è il tallone d’Achille fra cantieri ancora chiusi e plessi dichiarati a rischio da un’indagine della Procura.


di Stefania Potente

«Quando una madre dice che ‘mio figlio è a scuola’, deve pensare che sia nel posto più sicuro che esista» ma «noi non abbiamo saputo proteggere i nostri figli». Parole che il Capo dello Stato Carlo Azeglio Ciampi pronunciò all’indomani del 31 ottobre 2002, quando una scossa di 5.7 della scala Richter polverizzò la ‘Francesco Jovine’ di San Giuliano di Puglia, a causa di quegli errori in fase di progettazione costruzione che vennero sanciti anni dopo in tribunale. Sotto le macerie restarono seppelliti 27 bambini e la loro maestra. È dopo quella tragedia che è partita la crociata per la sicurezza degli edifici scolastici.

‘Mai più’ il ritornello spesso ripetuto. In realtà, quindici anni dopo la disgrazia che ha ferito il Molise la sfida non è stata ancora vinta. Decreti e norme più restrittive per la costruzione degli istituti non hanno raggiunto ancora l’obiettivo. Non ci è riuscito il ‘Piano straordinario di messa in sicurezza degli edifici scolastici’ avviato nel 2003 dall’ex governo Berlusconi. I risultati? Scarsissimi. Nel 2014 il Cipe ha certificato che su 42mila scuole erano stati attivati 1350 interventi, solo 536 quelli completati.

Ci ha riprovato anche Matteo Renzi avviando un altro piano nazionale per le ‘scuole belle e innovative’ nel 2014. Programma in cui rientra la ‘Pasquale Scarano’ di via Crispi, a Campobasso. Dovrebbe essere abbattuta e ricostruita secondo i più moderni principi antisismici. Manco a dirlo, il cantiere ancora non è stato aperto.

Ecco uno dei principali problemi per garantire ai bambini la sicurezza che non crolli il tetto della loro scuola: una burocrazia che si muove come un elefante. Ritardi, anni di cattiva gestione, finanziamenti non sempre nelle disponibilità degli enti locali, bloccati pure - fino a qualche anno fa - dal Patto di stabilità. Qualcosa per tanto tempo si è incagliato. La gestione del governo Iorio, che finanziò progetti che con il terremoto non avevano nulla a che fare (lo studio sulla patata turchesca è diventato un ‘must’), è finita nell’occhio del ciclone. Venne definita una ‘Sprecopoli’ con tanto di inchiesta della Procura – avviata a Larino dall’allora procuratore capo Nicola Magrone (che stava seguendo anche il processo per il crollo della Jovine, ndr) e trasferita poi a Campobasso e al pm Fabio Papa - che accusò l’ex presidente di aver allargato il cratere “per scopi elettorali”. L’area ‘speciale’ avrebbe dovuto racchiudere 14 comuni. Alla fine, ne sono stati 83: fra questi, anche centri della provincia di Isernia o dell’area del Matese, come Campochiaro.

Attualmente in Molise la ricostruzione è quasi completata: è all’82%, certifica la Regione Molise. In un anno l’avanzamento è stato del 12%. Nel 2013, undici anni dopo il sisma di San Giuliano, i lavori erano al 36%. Con il governo Frattura sono stati sottoscritti accordi di programma per oltre 350 milioni relativi ad opere pubbliche, edifici privati e luoghi di culto. Invece, tra il 31 dicembre 2013 e il 30 settembre 2017, sono stati erogati pagamenti per la ricostruzione per quasi 188 milioni.

Tuttavia, la fotografia sulle scuole sicure è piena di buchi neri. È vero: a San Giuliano di Puglia è stato costruito in tempi record un mega immobile per la lezione degli alunni rimasti. Più sfortunati gli scolari di Colletorto: elementari e medie svolgono le lezioni in un prefabbricato realizzato poco dopo il sisma. Il cantiere per la nuova scuola è stato avviato di recente.

Nuovi istituti sono stati inaugurati a Castellino del Biferno, a Campodipietra, Bonefro, Casacalenda e Morrone del Sannio. Interventi di messa in sicurezza sono stati effettuati anche a Larino e Riccia. A Baranello nel 2012 è stato inaugurato uno stabile moderno e antisismico. Poche settimane fa il taglio del nastro di un istituto innovativo a Mafalda e a Torella del Sannio. A San Giacomo pochi mesi fa l’abbattimento (foto) prima della conseguente ricostruzione del plesso.

E a Campobasso? La mastodontica operazione di messa in sicurezza delle scuole del capoluogo molisano, rimasto fuori dal cratere, invece procede con lentezza. Lo scorso anno i dati dell’anagrafe regionale hanno certificato che nella città con la popolazione scolastica più numerosa solo 5 plessi su 56 sono antisismici. Una goccia in un oceano. Nel 2016, l’annus horribilis per gli istituti campobassani, il taglio del nastro in via Berlinguer e in via Sant’Antonio dei Lazzari ha consentito di tamponare l’emergenza nata dopo la chiusura della ‘Scarano’ di via Crispi e della ‘Guerrizio’ di via D’Amato. Dal 2016 sono state chiuse la ‘Don Milani’ e l’edificio di Mascione: la prima sarà adeguata sismicamente, il secondo verrà abbattuto e ricostruito.

Si può rispondere alle ansie e alle domande di sicurezza di tanti genitori? No.
Non ci è riuscita la politica. Ha provato a farlo la Procura: c’è una seconda inchiesta che fa tremare migliaia di genitori. È stata come il sale su una ferita: dolorosissima. Ben 86 istituti su 196 della provincia di Campobasso non sono adeguati: è il dato sconcertante emerso nelle 7mila pagine di faldoni ‘rivoltati come un calzino’ dalla squadra Mobile e dalla Procura. L’inchiesta è stata archiviata perché non ci sarebbero profili di colpevolezza perché quegli immobili sono stati costruiti secondo le norme allora in vigore. Norme che oggi sono carta straccia.

Ma gli ‘alert’ restano. Il 5 per cento degli edifici non ha un certificato di collaudo. Il 12 per cento degli immobili non è in uso, il 38 per cento ha conseguito l’adeguamento sismico. Mentre il rimanente 50 per cento deve ancora raggiungere l’adattamento sismico. Le carte dicono ancora che a Campobasso c’è un pericolo incombente al liceo ‘Galanti’, per l’auditorium del Conservatorio ‘Perosi’, per il Convitto Nazionale “Mario Pagano” e infine nell’area delle aule della ‘Montini’ dove sono stati riscontati difetti di costruzione. Per il plesso di via Scarano palazzo San Giorgio ha stanziato 160mila euro per un intervento di miglioramento sismico, operazione ben diversa dall’adeguamento richiesto dai tecnici dell’Università del Molise.

Dunque, quindici anni dopo il monito del presidente della Repubblica Ciampi non ha ancora una risposta: la scuola non è il luogo più sicuro per i nostri figli. La lezione è evidentemente troppo difficile da apprendere, nonostante le tragedie si siano ripetute nel tempo: dall’Aquila nel 2009 all’Emilia Romagna nel 2012 fino al sisma del Centro Italia l’anno scorso. Ad Amatrice è crollata una scuola che nel 2012 era stata ristrutturata. Oggi in Molise ci sarà invece Franco Ceregioli, sindaco di Sarnano, un paesino della provincia di Macerata in cui la nostra Protezione civile ha operato per un mese dopo il sisma. A San Giuliano ci saranno il capo della Protezione civile Angelo Borrelli e Guido Bertolaso, colui che guidava il dipartimento proprio nel 2002.

Alle 11.32, l’ora della scossa che ha spezzato il futuro di una parte del Molise, tutta la regione si fermerà: su invito del presidente del Consiglio regionale Vincenzo Cotugno, sarà osservato un minuto di silenzio nelle scuole e negli enti pubblici. In quel minuto passeranno nella mente di ognuno quindici anni di dolore e di sangue innocente.

(Pubblicato il 31/10/2017)

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