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Ruta ’incorona’ Di Pietro, ma lui rifiuta. E all’evento di Mdp Leva invita 2 big del centrodestra
A sorpresa, nell’ultima giornata della convention di Articolo 1 - Mdp di oggi, 28 ottobre, il senatore del Partito democratico lancia pubblicamente Tonino Di Pietro come candidato unitario del centrosinistra alle Regionali di marzo. "E’ il candidato ideale, l’unico che può fare la sintesi e vincere le elezioni", la proposta di Ruta. Ma il fondatore dell’Italia dei Valori declina l’invito: "Non ha senso che io mi metta in gioco per dividere ulteriormente quello che è già molto diviso. Potrebbe avere senso solo se la candidatura può avere un’unitarietà vera. Ho l’impressione invece che si stia lavorando per perdere". Intanto alla kermesse del partito che in Molise fa capo a Danilo Leva arrivano Tiberio e Marone, coordinatori rispettivamente del movimento fondato da Quagliariello Idea, popolo e libertà e di Energie per l’Italia, la formazione politica di Stefano Parisi.


Campobasso. «Sono contento di stare qui con Antonio Di Pietro perché per me può essere il candidato unitario del centrosinistra alla presidenza della Regione Molise». La mossa in contropiede di Roberto Ruta avviene nell’ultima giornata della kermesse di Articolo 1 – Mdp. Forse concordato con l’amico Danilo Leva, ad ogni modo l’annuncio riesce a far sobbalzare più di qualcuno dalla sedia. «Ha ‘bruciato’ la candidatura di Tonino», mormora qualcuno dalla platea.

Il senatore del Pd, che ha inventato la versione evoluta dell’Ulivo in chiave molisana, va avanti e lancia un messaggio a Micaela Fanelli e a Paolo di Laura Frattura. «Sono prontissimo a favorire la sintesi», sottolinea Ruta. Dunque, «offro questa condizione come chance al centrosinistra per vincere e governare bene». Addirittura, scandisce ancora, «sono pronto a tornare volentieri a scuola il 6 marzo (Ruta insegna diritto, ndr), la politica si può fare sempre e comunque. Io voglio l’unità del centrosinistra». Il riferimento è ad un eventuale passo indietro che lo stesso Ruta dovrebbe compiere rinunciando alla candidatura in Parlamento.

«C’è bisogno di un Pd che non è l’attuale Pd», insiste l’esponente dem accostato qualche giorno fa dalla stampa nazionale agli orlandiani. «In Molise bisogna cambiare verso e si può fare con Antonio Di Pietro presidente», aggiunge l’ex Margherita. Si dice convinto che se l’onorevole di Montenero di Bisaccia sarà a capo della Regione si confronterà con il centrosinistra periodicamente e «non dopo cinque anni e poi te ne vai per i fatti tuoi. E’ ingeneroso verso un popolo del centrosinistra che ti ha sostenuto e votato. Non si fa così», la bordata contro Frattura.


Chissà cosa avrà pensato Antonio Di Pietro quando ha ascoltato la proposta di Ruta. Probabilmente nella sua mente sarà balenato quel ‘ma che c’azzecca’ che tanto lo ha reso famoso. Mentre il figlio Cristiano si alza dalla sedia forse per scaricare un po’ di tensione, l’ex ministro del governo Prodi risponde pubblicamente alla proposta di Roberto Ruta: «Io sono stato tra quelli che a Vasto ha costruito l’Ulivo 1. Vorrei ricostituire l’Ulivo 2. Prendo atto che tutti vogliono costruire l’Ulivo, ma tutti pongono le proprie condizioni. A me pare che sulle idee siamo tutti d’accordo, ma non siamo d’accordo sulle persone che devono portarle avanti».

L’ex pm pone alcune condizioni fondamentali. La prima: «la necessità di un passo di lato riguarda tutti, solo così si può cercare una figura unitaria». Al tempo stesso, risponde a Ruta che «già in molti mi hanno detto che io non posso costituire la figura unitaria. Quindi, se io devo essere l’ennesimo punto di riferimento di una nicchia contro un’altra, non ha senso che io mi metta in gioco per dividere ulteriormente quello che è già molto diviso. Potrebbe avere senso solo se la candidatura può avere un’unitarietà vera». Tuttavia, ribadisce che in Molise «sulla mia candidatura sono state espresse molte riserve. E io non sono alla ricerca di un posticino dove mi possano servire l’estrema unzione. Ciò non vuol dire che non intenda contribuire a costruire l’Ulivo 2. Insieme a Bersani abbiamo costruito l’Ulivo 1 e sarei orgoglioso di poter costruire l’Ulivo 2. Ma una cosa è certa, a livello nazionale e territoriale: io ritengo che non possa esistere un Ulivo 2 senza Mdp e senza Pd». Ma «questa incomunicabilità mi preoccupa molto, anche da cittadino».

Quindi, rimarca il Tonino nazionale, «prima del voto bisogna trovare una soluzione riprendendo da subito a ragionare insieme. Io ho l’impressione che stiamo lavorando per perdere». Di Pietro motiva ancora di più il suo no: «Io vorrei fare una politica di inclusione e quindi le persone su cui non si trova unitarietà devono fare un passo di lato per trovare una persona che unisce». Poi, incalzato dalle domande dei giornalisti Rita Iacobucci e Giovanni Minicozzi, dice netto chiudendo il discorso: «Non possiamo creare ancora una volta conflitti personali».
«Frattura ha detto no», l’interpretazione di qualcuno.



Il confronto con Roberto Ruta tocca una serie di argomenti, di politica nazionale e regionale. Il senatore del Pd ribadisce più volte perché Paolo di Laura Frattura non può essere il candidato alla Regione del centrosinistra: «E’ un problema di credibilità non di rapporto interpersonale. Come si fa a dire ‘votiamo Paolo’, che doveva fare sanità pubblica di qualità e che ha fatto altre scelte nonostante le nostre pressioni». Finanche «in Veneto Zaia, che non mi sembra Che Guevara, nel sistema sanitario regionale il privato è al 12%, l’88% è composto dalla sanità pubblica di qualità, quello che proponiamo noi».

Infine, le primarie. «Frattura mi aveva detto che era pronto a fare le primarie», ricorda Ruta. «Ho raccolto le firme necessarie. All’assemblea regionale del Pd, un mese e mezzo dopo a Termoli, Frattura ha detto che le primarie non si potevano fare subito, ma che bisognava ascoltare prima tutti i circoli». Tuttavia, «siamo a ottobre e i circoli non vengono ancora convocati per sentire la nostra base elettorale». Diversa l’opinione di Di Pietro: «Chiediamo fino alla fine un passo di lato. Se io non vedo unità, come si fa a chiedermi dove mi colloco? Se devo rappresentare l’unità va bene, ma se devo fare primarie le facessero tra loro».


Il confronto si conclude intorno alle 13. L’appello all’ex ministro alle Infrastrutture viene rilanciato più volte senza che gli si riesca a strappare il sì. Intanto, al Centrum Palace, arrivano due big del centrodestra locale: Maurizio Tiberio, coordinatore di Idea, Popolo e libertà e Michele Marone di ‘Energie per l’Italia’. Sono le due creature fondate da Gaetano Quagliariello e Stefano Parisi. «Che ci facciamo qui? Ci ha invitato Danilo Leva», rispondono i due. Probabilmente dietro il progetto di riunificazione del centrosinistra ci sono anche le prove generali di ridare vita ad una grosse koalition con un ‘pizzico’ di centrodestra per vincere le elezioni. Come avvenuto nel 2013 con Aldo Patriciello.

(Pubblicato il 28/10/2017)

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