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Cronache
Scuole a rischio crollo in 7mila pagine di riscontri. Altolà della Procura: "Studenti in pericolo”
Migliaia di alunni a rischio incolumità in edifici aperti ma considerati vulnerabili secondo perizie tecniche, testimonianze e verifiche. I Pm Nicola D’Angelo e Luca Venturi hanno esaminato settemila pagine di atti investigativi raccolti dalla Squadra Mobile con l’ausilio di tecnici ed esperti del settore, ma a causa di «falle normative» sono costretti a chiedere l’archiviazione del caso, mentre si profilava la necessità di un sequestro cautelativo degli immobili. I due sostituti hanno però relazionato sul “pericolo incombente” che riguarda gli studenti della provincia di Campobasso sia al capo dell’Ufficio territoriale di Governo che al Procuratore generale. Al centro delle indagini ci sono alcuni istituti scolastici di Campobasso, ma compaiono anche immobili destinati agli studenti e ai professori di Guglionesi, Larino e Tufara.


Corsi
Provincia Campobasso. La sintesi di settemila pagine di indagini, accertamenti e verifiche condotte dalla squadra mobile di Campobasso con l’ausilio di esperti del settore in qualità di ausiliari di polizia giudiziaria, coordinati nell’operato dai pm Nicola D’Angelo e Luca Venturi, è che alcune scuole del capoluogo e altre della provincia sono a rischio crollo. E dunque in pericolo c’è l’incolumità di migliaia di studenti.

Una possibilità sciagurata che la Procura contempla nel suo atto finale con il quale si appresta a chiedere l’archiviazione del caso, ma per la quale scrive anche al Prefetto e al Procuratore generale della Corte d’Appello chiedendo di adottare “urgenti provvedimenti”.

Al centro delle indagini ci sono alcuni istituti scolastici di Campobasso, ma compaiono anche immobili destinati agli studenti e ai professori di Guglionesi, Larino e Tufara.
Conclusioni, quelle della Procura, che spezzano il fiato e lasciano senza parole.
A determinare la risoluzione di un’inchiesta corredata da un fascicolo voluminoso, accurato e certosino, è il principio di diritto moderno secondo il quale «Nullum crimen sine praevia lege poenali scripta et stricta». Cioè non può mai esservi un reato, e di conseguenza una pena, in assenza di una legge penale preesistente che proibisca quel comportamento.

In sostanza: le strutture all’attenzione dei pm non possiedono alcune certificazioni, fra cui quelle di collaudo, ma queste prima del 1972 non erano obbligatorie e dunque la punizione non può essere retroattiva.
I reati astrattamente ipotizzabili - vale a dire i delitti colposi di pericolo, l’omissione di lavori in edifici che minacciano rovina - non sono quindi perseguibili.

La Procura avrebbe potuto richiedere il sequestro preventivo degli immobili, ma allo stato delle norme vigenti è costretta invece a formulare l’archiviazione.

Ma è sempre la Procura, in virtù dell’archiviazione che si appresta a chiedere, che ha inoltrato un’istanza al Prefetto e per conoscenza al Procuratore generale con la quale fa presente la pericolosità della situazione sulla vulnerabilità sismica degli istituti in provincia di Campobasso.

Nicola D’Angelo rappresenta che pur non ravvisando reati da perseguire sono state rilevate condizioni di criticità strutturali e di vulnerabilità sismica.
E sostiene le preoccupazioni che riguardano le scuole controllate. Perché c’è un pericolo incombente sugli studenti a cui bisogna far fronte, norme del diritto a parte.
Non chiacchiere, sia chiaro, ma condizioni circostanziate e descritte in settemila pagine di testimonianze, verifiche tecniche, accertamenti e analisi.
Un imponente faldone che D’Angelo mette a disposizione delle autorità destinatarie della comunicazione perchè sia consultato.

Quella che si è chiusa è un’inchiesta che nasce dall’esposto inoltrato negli uffici di Viale Elena proprio sulla situazione delle scuole a Campobasso, a firma del comitato dei genitori dell’istituto di Via Crispi.
Quindi il compito agli agenti della Mobile di verificare quanto sostenuto dalle famiglie di Campobasso e dunque un operato lungo mesi e mesi, che nei giorni scorsi ha portato ad un risultato dalla duplice lettura.
L’inchiesta non è infatti confluita in un procedimento penale a causa dell’irretroattività delle norme, ma la stessa autorità giudiziaria segnala le forti preoccupazioni che nutre al riguardo.

Intanto i legali cui si sono rivolti i genitori, tra questi anche l’avvocato Silvio Tolesino, rispetto alla richiesta di archiviazione che la Procura si appresta a inoltrare, hanno già formulato la propria contrarietà.
Non si sbottona Tolesino, si limita però ad ammettere che la situazione «è chiara nella sua pericolosità» e che nel contempo ha necessità di analizzare correttamente non soltanto le settemila pagine prodotte dall’attività investigativa ma anche tutte «le sottigliezze giuridiche che potrebbero permettere al procedimento di essere valutato nelle aule di giustizia perché si trovi finalmente una risposta adeguata alla richiesta di sicurezza, legittima e comprensibile ben oltre la mia professione di avvocato, avanzata dalla popolazione».

Anche il compito di verifica che è stato assegnato ad un gruppo di studiosi dell’Unimol, coordinati dal professore Carlo Callari, ha avuto la sua importanza nella ricostruzione documentale che fanno gli inquirenti.
E’ lo stesso Callari, ascoltato negli uffici di via Tiberio, che ribadisce come aveva già fatto in altre circostanze relazionando all’amministrazione comunale che - nel caso specifico di una delle scuole monitorate - i lavori di miglioramento eseguiti non erano certamente di adeguamento (aspetto ben diverso) e che i risultati dello studio non evidenziavano un livello di sicurezza tale da permettere la stima di una vita residua di durata ammissibile, secondo le indicazioni normative.
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Questo e molto altro c’è da capire. Soprattutto adesso è urgente sapere quali sono gli istituti a rischio e come si vuole fare chiarezza su una vicenda che è a rischio implosione. (CN)

(Pubblicato il 27/10/2017)

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