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L'intervista
La ricetta per uscire dalla crisi: "Incentivi, formazione e lavoro. La strada è quella giusta"
«Abbiamo messo in campo strumenti che legano incentivi alle imprese e occupazione. Stiamo dando risposte concrete ai giovani, a chi è rimasto senza lavoro senza dimenticarci le imprese regionali». E’ sicuro Carlo Veneziale, assessore alle attività produttive con delega al lavoro, sull’operato suo e del Governo regionale. «Tutti gli istituti statici, anche se c’è ancora tanto da fare, ci danno in trend positivo di crescita». Rispedisce al mittente le accuse sulla manipolazione dei fondi dei tirocini. «Una polemica sterile e strumentale figlia della scarsa conoscenza della selezione» e rilancia: «La procedura adoperata è trasparente, lineare: nessun favoritismo».


di Alessandro Corroppoli

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Sposato e assicuratore di professione, il quarantottenne Carlo Veneziale è stato il primo dei non eletti per il Partito democratico nella circoscrizione di Isernia alle regionali del 2013. Dopo l’esperienza in FinMolise, è stato chiamato a sostituire nel ruolo di Consigliere regionale Massimiliano Scarabeo, sospeso per le note vicende giudiziarie. La sostituzione è durata cinque mesim da agosto a dicembre 2015. A febbraio 2016 è stato nominato Assessore alle Attività produttive e ha ricevuto la delega per occuparsi anche del dicastero regionale del Lavoro.

Assessore Veneziale, intorno ai tirocini per gli over 30 è scoppiato il finimondo. Cosa risponde a chi vi accusa di aver manipolato i fondi messi a disposizione?

«Devo fare una premessa: nella gestione dei servizi del lavoro la dicotomia tra pubblico-privato è da considerarsi superata. Le strutture accreditate private e i centri per l’impiego, ovunque in Italia, lavorano in sinergia e in collaborazione fra di loro. Noi abbiamo scritto l’avviso partendo da questo assunto, che tra l’altro è tracciato come direttrice di indirizzo nelle normative vigenti».

E poi cosa è accaduto?
«Intanto bisogna dire che l’avviso distingueva i beneficiari residenti nell’area di crisi da quelli non residenti nell’area di crisi. Detto questo, al centro per l’impiego di Isernia è accaduto che per una delle due platee previste dall’avviso, coloro che non appartenevano al bacino di area di crisi complessa, ci si sia mossi con più rapidità rispetto a quanto non abbia fatto la platea di lavoratori dell’area di crisi».

Tradotto?
«E’ accaduto che l’avviso dal 2 al 4 settembre è stato particolarmente ritenuto appetibile e sono arrivate un gran numero di domande. Prima considerazione sui tempi: le strutture, siano esse pubbliche o private, potevano caricare le domande dal 1° agosto. Quindi quelle strutture che durante il periodo che andava dal 1° agosto al 1° settembre, fase di pre-caricamento, hanno raccolto i documenti e li hanno caricati sul sistema, in fase di invio non dovevano fare nient’altro che un click e inviare la domanda. Alle 8 del mattino della data prevista potevano essere inviate tutte le domande. Questo chiarisce innanzitutto perchè alcuni enti hanno inviato le domande in tempi molto ristretti».

Cosa è successo per la platea non appartenente all’area di crisi per la provincia di Isernia, in particolare per il Centro per l’Impiego?
«E’ accaduto che questo invio non è avvenuto nei termini di chiusura dell’avviso. Il sistema informatico consente di monitorare secondo per secondo l’arrivo delle domande, e lunedì 4 settembre le strutture regionali si sono rese conto che eravamo andati ben oltre le aspettative. Alle 12 e 30 del 4 settembre, quindi, le strutture regionali hanno sospeso la possibilità di inviare le domande per l’avviso rivolto ai lavoratori dell’area di crisi non complessa. Il centro per l’impiego di Isernia, a quella data, non aveva ancora inviato le sue domande. Di conseguenza è successo che quando queste domande sono state caricate sul sistema e inviate, l’avviso era già stato sospeso».

Quindi ha ragione chi l’accusa che nella Provincia pentra i beneficiari sono pari a zero?
«No, lo zero assegnato alla Provincia di Isernia è un errore gravissimo, imperdonabile. Tante aziende e tanti tirocinanti, che sono in graduatoria, hanno scelto come punto d’accesso all’avviso una organizzazione la cui sede operativa è in provincia di Campobasso, ma i benefici sono ricaduti su Isernia. Attualmente i tirocinanti sono una quarantina: 20 provenienti dall’area di crisi complessa ai quali bisogna aggiungere altri 16 che si sono rivolti a strutture della provincia di Campobasso. Nessuno degli accusatori ha pensato, a torto, che un certo numero di beneficiari dell’avviso dell’area di crisi non complessa della provincia di Isernia, si fosse rivolto a strutture territoriali con la propria sede operativa a Campobasso. Cosa che invece è accaduta».

Con il nuovo finanziamento pensate di soddisfare tutte le richieste pervenute?
«Il 2 ottobre la Giunta regionale ha deliberato di aumentare la dotazione finanziaria per la platea di non area di crisi di 560mila euro. Questo ci permetterà di soddisfare tutte le domande pervenute da quella platea, ad eccezione di una trentina. Aggiungo che se entro il 30 novembre una delle due categorie dovesse creare una sorta di "rimanenza economica" soddisferemo sia le 30 domande già pervenute più eventuali nuove domande. Stiamo lavorando affinché questa operazione si possa anticipare e valutando se le domande pervenute durante il periodo di sospensione siano da ritenersi valide o nulle e quindi da riformulare».

Il caso dei tirocini testimonia quanta "fame" di lavoro c’è in regione, d’altronde il tasso di disoccupazione è al 15 per cento. In che condizioni si trova il tessuto economico imprenditoriale regionale?
«Quando un amministratore pubblico mette in campo degli strumenti di politica attiva, che sono gli unici che ha per sostenere il mercato del lavoro, avendo il jobs act decretato la fine degli ammortizzatori sociali, e ottiene una risposta notevolmente superiore rispetto alla dotazione finanziaria che aveva stimato, da un lato è enormemente contento e dall’altro deve trovare il modo di coinvolgere tutti i richiedenti».

Qualche esempio concreto?
«Penso ai tirocini, all’auto-impresa, alle start up innovative e al bando che si sta per chiudere per la formazione in azienda. Tutti strumenti di politica attiva che hanno avuto e stanno avendo successo, e certificano uno stato di bisogno della popolazione disoccupata molisana. Il bando per l’auto-impiego, ad esempio, da questo punto di vista non teme assolutamente nessuna polemica».

Perchè, dovrebbe averne?
«No, appunto. La Regione che aiuta una persona disoccupata ad aprire una attività, a fare reddito, non crea problemi, anzi: sono cinque i milioni di richieste pervenute come dotazione finanziaria rispetto a due messi subito a disposizione. Questo dimostra che un certo target di disoccupati ha gradito particolarmente il bando. Tutti gli strumenti di politica attiva in tema di lavoro, che abbiamo creato, vanno nella direzione di svuotare la platea dei disoccupati».

La fascia di età o sociale che ha più gradito?
«I più giovani e quelli che non avevano mai avuto un rapporto di lavoro dipendente».

Pensa che questa sia la strada giusta? E se lo è perchè c’è tanto malcontento?
«Se un’azienda ha fatto accesso al bando e si è dotata di un tirocinante, e quest’ultimo si è ben comportato, l’imprenditore alla fine dei sei mesi assumerà il tirocinante e noi, come Regione, lo agevoleremo riducendogli il costo del lavoro. La graduatoria degli ammessi ai finanziamenti sarà basato su un parametro occupazionale puro: più ti impegni ad assumere più sali nella classifica di coloro che ambiscono ad ottenere finanziamenti».

In sintesi, se l’azienda non assume non riceve i finanziamenti?
«Proprio così: la strategia è quella di legare i finanziamenti alle aziende all’occupazione che le stesse sapranno produrre. Così facendo, credo, daremo delle buone risposte in tema di occupazione e di sviluppo imprenditoriale».

Assessore, si ha come la sensazione che ci sia una sorta di sconnessione tra il Governo e la struttura regionale: tempi lunghi per pubblicare bandi o concorsi, 7-8 mesi per i tirocini, nonostante lo snellimento di 400 unità che doveva ottimizzare l’efficienza burocratica. Come mai?
«Vero. Oltre a una dieta dimagrante della struttura regionale vi è stata anche una dieta delle strutture di supporto esterno all’amministrazione regionale, la cosiddetta assistenza tecnica. Non aver potuto rinnovare i contratti a quest’ultimi e aver avuto bisogno di più tempo per contrattualizzare quelli nuovi, ha allungando i tempi, ad esempio, della pubblicazione dei bandi per i tirocini. Meno forza lavoro che però non sminuisce l’impegno e l’abnegazione di chi è organico alla struttura regionale che ha permesso l’uscita dei bandi. Altro motivo del ritardo è legato all’opera di convincimento degli interlocutori di questa partita, sull’utilizzo dello strumento messo in campo. InviItalia - Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa, di proprietà del Ministero dell’Economia - ad esempio, premiava i settori, non direttamente le aziende che creavano occupazione. Oggi non è più così».

Visti i risultati, però, non le sembra che l’intento iniziale non sia stato rispettato?
«Sì, purtroppo è così. L’intreccio tra personale andato in pensione e dipendenti ai quali non è stato possibile rinnovare il contratto ha creato un vuoto di personale che ha rallentato ma non fermato il nostro lavoro. Abbiamo tamponato la falla andando a espletare procedure e selezioni pubbliche che hanno permesso l’assunzione di personale che ci darà una mano nella stesura e ricerca dei bandi. Una strada che porteremo avanti come Governo regionale mettendo in campo ancora strumenti che possano facilitare l’ingresso nel mondo del lavoro».

Che differenza c’è tra area di crisi complessa e area di crisi non complessa?
«La differenza è che il territorio riconosciuto come area di crisi complessa ha la possibilità di godere di un intervento straordinario nazionale disciplinato dalla norma 181 e gestito da InviItalia, finanziato per ora da una prima tranche di quindici milioni di euro. Nell’area di crisi non complessa agiscono gli avvisi regionali che non fanno distinzione di territorio. In pratica lo strumento finanziario è lo stesso per tutta la classe imprenditoriale molisana: dei quattordici milioni di euro messi a disposizione, dieci sono dedicati agli investimenti all’interno del perimetro di area di crisi complessa e quattro al di fuori. La differenziazione viene fatta sulle risorse, non sullo strumento. Che è identico».

In merito al bando da 14 milioni, le aziende come stanno rispondendo?
«La certezza su quanti risponderanno al bando l’avremo il 18 novembre, giorno della scadenza. Però le sensazioni sono buone. Nei tre incontri avuti sino ad ora la partecipazione è stata massima. Tutti elementi che evidenziano ancora una volta l’interesse verso lo strumento messo in campo dal Governo regionale. Daremo nuovamente la possibilità anche di incontri "one to one", ossia una sorta di servizio di sportello informativo dove l’imprenditore può interloquire direttamente con il tecnico».

Per i lavoratori della Gam di Bojano, azienda avicola rilevata da Amadori ad inizio anno che ora dovrà rilanciarne la produzione e al contempo riassumere personale, il prossimo 4 novembre scade la cassa integrazione straordinaria.
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Che futuro li attende?

«Come è noto a febbraio è stato firmato il contratto con Amadori, che ha chiaramente detto quali erano i suoi tempi per la ripresa dell’attività. Non solo, ha anche specificato che non si sarebbe fatta carico di tutti i 270 lavoratori. Quindi dal 5 novembre abbiamo due problemi: il primo è temporale e il secondo è legato ad Amadori che lascerà a casa un certo numero di lavoratori. Il 4 novembre scade la cassa integrazione straordinaria ottenuta grazie ad un’azione sinergica stupenda tra Governo regionale e la delegazione parlamentare. Oggi, le risorse per fare ulteriori casse integrazioni le abbiamo perchè qualcuno, a febbraio, fece comunque la domanda senza sapere se ci sarebbe stato o meno un altro anno di cassa integrazione».

Sta dicendo che si proverà ad avere una ulteriore proroga per la cassa integrazione straordinaria?
«Si, abbiamo le somme e c’è la legge. Certo poi va fatta tutta la procedura che è complessa, che la Gam di concerto con la Regione sta avviando. Sono convinto che riusciremo ad ottenere un altro anno di cassa integrazione straordinaria ma non avremmo risolto il problema, perchè colmeremo solo uno dei tre anni che Amadori ha chiesto per riprendere le attività».

La domanda è la stessa: cosa accadrà al termine della cassa integrazione?
«Vi sono diverse possibilità al riguardo. C’è un dibattito aperto tra Governo e regioni con aree di crisi, per interventi mirati su aziende, come la Gam, nelle quali vi sia una prospettiva di ripresa. Una seconda opzione, sulla quale punto molto, è di verificare se questa categoria di lavoratori ha diritto all’indennità di disoccupazione».

E per gli operai che la Amadori non richiamerà al lavoro, che fate?
«C’è un percorso di sostegno agli investimenti legati alla ricaduta occupazionale attraverso il quale immaginiamo di poter ricollocare buona parte dei lavoratori lasciati a casa da Amadori».

Invece per lo Zuccherificio, per i suoi dipendenti, cosa si prospetta?
«La situazione è completamente diversa perchè l’azienda è chiusa e prospettive di riapertura non ve ne sono. La differenza sostanziale consiste che la Gam ha un compratore, lo Zuccherificio no».

Quindi da dove si riparte?
«Non si riparte dallo Zuccherificio. Bisogna creare delle opportunità lavorative da consegnare a quelle 70 unità produttive per essere reinserite nel mondo del lavoro. Devono tornare a lavorare ovunque, magari vicino casa, ma non lo faranno nello Zuccherificio. Purtroppo quella è un’azienda che ha un destino segnato da un punto di vista industriale e produttivo. Uno degli strumenti che sta dando discrete risposte è relativo ad un avviso pubblico che dà la possibilità alle aziende di fare formazione all’interno della stessa. I fondi formativi sono messi a disposizione della regione mentre l’azienda si impegna, alla fine del percorso di formazione, ad assumere la metà dei partecipanti al corso».

Metà appunto. E l’altra metà che fine fa?
«Intanto così riusciremo a dare un prima importante risposta, perchè aziende del Basso Molise interessate a questo tipo di strumento ci sono. Poi c’è il bonus occasionale che darà l’opportunità alle aziende di avere un piccolo sgravio contributivo quando assumeranno da quella platea».

A febbraio 2016 è subentrato a Massimiliano Scarabeo, ma quasi da subito si è dovuto occupare anche di lavoro, per via delle dimissioni di Michele Petraroia, oltre che di attività produttive. Dove ha incontrato maggiori difficoltà?
«Le problematiche incontrate sono state diverse per entrambi gli assessorati. Tuttavia devo riconoscere che sulle tematiche del lavoro ho avuto più difficoltà. La mia formazione professionale, il mio percorso lavorativo e di studi ma anche il mio incarico in FinMolise mi rendevano più congeniale per le tematiche delle attività produttive. Mentre per le attività legate ai temi del lavoro ho avuto bisogno di un periodo di apprendistato per assestarmi da un punto di vista tecnico. Ringrazio tanto la struttura dell’assessorato quanto la struttura di Italia Lavoro che mi è stata di supporto, senza dimenticare il continuo e costante confronto con il mondo sindacale che mi ha aiutato ad entrare nel merito delle questioni da un punto di vista tecnico».

Che fine ha fatto la legge sulla riforma dei Nuclei Industriali?
«La legge sulla riforma dei nuclei industriali è ferma in commissione consiliare. Si è tentata una sintesi tra due proposte che non erano del tutto sovrapponibili e come spesso accade quando si tende a fare sintesi, partendo da due posizioni molto distanti. Il lavoro che ne viene fuori è un compromesso non istituzionalmente valido. Meglio azzerare tutto e ripartire dagli input che le due proposte hanno dato. Resta, però, il cruccio di non aver realizzato una legge importante»

Legge elettorale, a che punto siete?
«Tutte le proposte di novità introdotte nelle legge elettorale sono condivisibili. L’unico punto dove non vi è una convergenza piena è relativa al numero dei collegi. Come è noto io sono per il doppio collegio perchè lo trovo più coerente con le esigenze del territorio. Naturalmente la mia è una posizione che porto prima nella mia maggioranza, con la speranza che possa essere portata anche all’esterno. In maggioranza consiliare non c’è una uniformità di vedute su questo tema, a differenze delle altre criticità che vengono condivise anche da una parte dell’opposizione».

(Pubblicato il 25/10/2017)

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