PRIMONUMERO - CITTA' IN RETE
Spazio Relax
 
La sentenza di Bari
La cena dei ricatti “non si può dimostrare”. Frattura è stato "contraddittorio, ma non falso"
Processo di Bari: cinque mesi dopo l’assoluzione piena della giornalista Manuela Petescia e del magistrato Fabio Papa, il giudice Diella motiva la sentenza in oltre 130 pagine in cui spiega che la famosa cena che si sarebbe svolta nell’ottobre 2013 non si può dimostrare “oltre ogni ragionevole dubbio”. Il Presidente della Regione e l’avvocato Di Pardo, suo testimone, «sono stati imprecisi, generici e contraddittori» nel loro racconto, ma «non significa che abbiano detto il falso». Per quanto riguarda la calunnia a carico dei due, il giudice rimanda tutto al pubblico ministero e non trasmette gli atti in Procura, segno che non ravvisa il reato per il quale Petescia ha denunciato Frattura. La difesa di Frattura rappresentata dall’avvocato Marco Franco annuncia il ricorso in Appello: «Il Giudice assolve Papa e Petescia perché le prove non superano il ragionevole dubbio. Le sentenze non si commentano ma si impugnano. In questo caso le motivazioni non ci convincono affatto e saranno quindi sottoposte al vaglio di un Giudice Superiore».


«Gli elementi di indagine non hanno affatto raggiunto il necessario spessore di credibilità, e quindi la effettuazione della cena non è stata dimostrata oltre ogni ragionevole dubbio, con irrimediabili conseguenze negative non solo sulla prova della sussistenza dei reati, ma anche sulla sussistenza dei reati di accusa di abuso e falso contestanti agli imputati». E’ uno dei passaggi chiave della sentenza del giudice Diella del Tribunale di Bari, che oggi – 5 mesi e più dopo il verdetto – ha depositato le motivazioni. Ha spiegato, in oltre 130 pagine, perché ha assolto Manuela Petescia e Fabio Papa dalle accuse di tentata estorsione e tentata concussione, nonché da falso e abuso.

Al centro del processo, che in Molise ha tenuto banco per un po’ ed è anche finito sui media nazionali, la presunta cena dei ricatti, quella “avvenuta in un giorno imprecisato dell’ottobre 2013” nell’abitazione dell’epoca affittata da Papa, sempre all’epoca pm a Campobasso, durante la quale, in base al racconto del Governatore Paolo Frattura e dell’avvocato Salvatore Di Pardo, suo testimone, si sarebbe consumata una azione estorsiva.
Durante quella cena, avevano riferito Frattura e Di Pardo, avvenuta alla presenza di Papa e Petescia, direttrice di Telemolise, il Governatore sarebbe stato ricattato e gli sarebbe stata prospettata una scomoda inchiesta giudiziaria sulla vicenda Biocom (che avrebbe fatto Papa) e una campagna mediatica denigratoria su Telemolise (che avrebbe fatto Petescia) qualora lui non avesse firmato una legge a sostegno dell’editoria favorevole alla Tv privata del gruppo Pallante e non avesse erogato alla televisione un contributo di quattrocentomila euro.

«Ma gli attacchi di Telemolise – dice in sostanza il giudice - potrebbero anche essere dovuti a un’altra serie di ragioni, per esempio uno spostamento della linea editoriale perché più produttiva dal punto di vista dell’ audience, un riavvicinamento alla parte politica che avversava il Governatore in carica o un riaffermato obbligo di verità nei confronti del pubblico. E non, necessariamente, per una finalità concussiva o estorsiva». Anche perché, spiega il giudice, «Telemolise non è soggetta alle regole del Servizio Pubblico». Non è la Rai, insomma, «e poteva scegliere una sua linea editoriale qualsiasi, di appoggio o di contrasto».

Da qui, fondamentalmente, l’assoluzione perché il fatto non sussiste. Ma c’è più di un aspetto che sancisce anche l’insufficienza di prove sull’esistenza della famosa ‘cena dei ricatti’, contrariamente a quanto entrambi i due ex imputati hanno affermato nei mesi scorsi ribadendo che il giudice ha detto che quella cena non si è mai tenuta. Se la cena ci sia stata o meno, il giudice non lo dice. Dice però che non è possibile dimostrare se ci sia stata o meno, anche per via delle accuse “vaghe e generiche, non prive di ambiguità e contraddizioni” di Frattura e Di Pardo, che oltre a non aver memorizzato il giorno nemmeno in una forbice temporale approssimativa, hanno fornito racconti confusi. Ma questo non significa, aggiunge Diella, che abbiano raccontato il falso, che si siano inventati l’episodio. Difatti non trasmette gli atti automaticamente in Procura, come avrebbe fatto invece qualora avesse ravvisato negli atti del processo dichiarazioni mendaci e calunniose.

«La dinamica valutativa posta in essere ha consentito di accertare ed evidenziare una pluralità di inverosimiglianze e contradditorietà, in particolare nelle dichiarazioni che hanno costituito il fulcro dell’impostazione accusatoria che hanno dimostrato l’evidente assenza di uno spessore di credibilità tale da consentire di porre dette dichiarazioni alla base di una decisione di colpevolezza», scrive il giudice.

Insomma, le dichiarazioni non avevano sufficiente credibilità, sono state in alcune occasioni perfino contradditorie. E ovviamente in questo quadro la mancata indicazione del giorno in cui si è svolta la cena e la denuncia 14 mesi dopo hanno avuto il loro peso. Così come potrebbe aver inciso nella decisione di Diella l’assenza del confronto fra le parti.

Di sicuro gli atti del processo – si legge nella sentenza - «hanno offerto uno spaccato particolare della vita politico-istituzionale della regione Molise in un certo periodo, ipotizzando una realtà carsica fatta di collegamenti, rapporti, accordi, scontri. Ma il giudice non è un fustigatore di costumi e deve semplicemente cercare di comprendere quello che accaduto e se quello che accaduto ha una rilevanza penale, nonché spiegare in maniera logica le ragioni che hanno determinato il suo convincimento», ovvero – in questo caso – la piena assoluzione di Manuela Petescia e Fabio Papa.
Che nella valutazione finale del giudice non sono colpevoli di alcun reato. Non spetta al giudice – scrive Diella in via preliminare - «valutare se Papa sia stato in generale un magistrato integerrimo, se Frattura abbia interessi economici e se sia onesto, se Manuela Petescia sia una giornalista che ricerca la verità o meno. Il giudice è solo chiamato a valutare i fatti e i comportamenti che attengono alle imputazioni, non certo a dare attestati di moralità pubblica o privata».
E dunque, ecco la sentenza che chiude un capitolo ma non il romanzo, visto che la difesa di Frattura annuncia il ricorso in Appello contro il verdetto di assoluzione. «Il Giudice assolve Papa e Petescia perché le prove non superano il ragionevole dubbio - commenta l’avvocato Marco Franco, che difende il Governatore - Le sentenze non si commentano ma si impugnano. In questo caso le motivazioni non ci convincono affatto e saranno quindi sottoposte al vaglio di un Giudice Superiore».

Il passaggio più sfavorevole alle tesi dell’accusa riguarda il mancato aggancio della stessa cella telefonica dei quattro telefonini. «Le risultanze delle perizie tecniche alla luce dei tabulati acquisiti non solo non forniscono alcun riscontro al fatto che i quattro protagonisti della vicenda si siano potuti contestualmente trovare durante il mese di ottobre nell’abitazione di Papa, ma sostanzialmente escludono con alto tasso di verosimiglianza che in una qualsiasi sera di ottobre i quattro protagonisti della vicenda si siano contestualmente trovati all’interno di quella abitazione».

Il che tuttavia, chiarisce Diella, non significa automaticamente che qualcuno abbia mentito, ma soltanto che la prova “regina” non c’è, che è impossibile da provare. Per quanto riguarda la calunnia a carico di Frattura e Di pardo, dunque, tutto rimandato al pm, che ha aperto una inchiesta sulla base della denuncia per calunnia presentata da Manuela Petescia contro Paolo Frattura. Il quale ribadisce quello che già aveva affermato: «Avrò finalmente l’opportunità di spiegare come stanno le cose», lasciando intendere che questa storia non finirà così. Un commento in questa direzione anche dal difensore: «Mi preme sottolineare che il giudice non ha espresso alcuna valutazione di calunniosità sulle dichiarazioni del Presidente Paolo di Laura Frattura».

(Pubblicato il 13/10/2017)

SITI SPONSORIZZATI

PRESTITALIA - PRESTITI PERSONALI A DIPENDENTI E PENSIONATI
Via Corsica, 152 - Termoli - Tel: 0875.711701 Fax: 0875.711726

CHIEDI UN PREVENTIVO PER L’ARREDO DEL TUO GIARDINO A NAPOLI CON GUIDAGIARDINI.IT
Guidagiardini è il portale per la realizzazione e l’arredo del giardino numero 1 in Italia

STUDIO DENTISTICO DOTT. CASOLINO
Corso Vittorio Emanuele III, 45/B - Termoli - Tel: 0875.704521

CURA DELL’IPOCONDRIA? CHIEDI AIUTO A UNO PSICOLOGO SU GUIDAPSICOLOGI.IT
Trova sostegno nella prima guida in Italia che riunisce gli specialisti della psicologia

back


 
 
note legali  -  pubblicità  -  e-mail: info@primonumero.it  -  P. IVA: 01438950709 - telefono: 0875.714146 - fax: 0875.453113
© Copyright 2000-2017 - Tutti i diritti sono riservati - Primonumero - Città in Rete
visitatori dal 7 aprile 2006