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Al posto dell’hospice 19 letti e ambulatori nuovi. Ma il Cardarelli resta da terzo mondo
Ambulatori senza finestre ed erogatori di ossigeno, un bagno unico per donne in gravidanza, malati oncologici, pazienti affetti da malattie infettive e migranti. Un atrio che si allaga quando piove e l’ascensore che funziona a ’fasi alterne’. Nonostante sia stato aperto da poco meno di un mese, il personale sanitario segnala problemi e disagi nella nuova ala dell’ospedale di contrada Tappino. L’immobile doveva essere adibito ad hospice, poi il ’cambio’ d’uso per evitare il doppione con la struttura di Larino gestita dal dottor Mariano Flocco.


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Campobasso. Dall’esterno la differenza con il resto dell’ospedale si nota subito: mattoncini color arancio, colonne e muri tinteggiati da poco, l’ampia vetrata pulita. All’interno porte moderne, nei bagni rivestimenti appena acquistati. Da una ventina di giorni gli ambulatori del Cardarelli di Campobasso sono stati spostati in un nuovo padiglione comunicante con l’ospedale, costruito già da alcuni anni ma rimasto a lungo inutilizzato. Al piano seminterrato e nell’area esterna mancano gli ultimi dettagli. Per tali interventi la Regione Molise ha destinato risorse per 400mila euro del Fondo di sviluppo e coesione (Fsc).

L’immobile era destinato ad un hospice. Un progetto abbandonato dall’Asrem: aprire l’hospice nel Cardarelli avrebbe significato chiudere quello di Larino. Doppioni vietati per il Molise che, in considerazione dei suoi 300mila abitanti, non può ospitare due strutture del genere identiche. «C’è un hospice unico regionale ed è quello di Larino diretto dal dottor Mariano Flocco», conferma il direttore amministrativo dell’Asrem Antonio Forciniti. «Quando la struttura del Cardarelli sarà completata, valuteremo le funzioni sanitarie. Ad ogni modo, sarà a disposizione della comunità».

Un immobile su tre piani, in cui a lavori ultimati saranno sistemati diciannove posti letto. L’ingresso di fronte alla Facoltà di Medicina dell’Università del Molise, la stessa a cui l’Asrem avrebbe concesso in affitto sulla base di una convenzione, spazi fino a un mese fa occupati dagli ambulatori, trasferiti nella nuova ala.

Qui, dietro all’apparenza degli arredi confortevoli e appena ‘usciti’ dalla fabbrica, ci sono già gravi problemi. Un unico bagno utilizzabile per i pazienti, indipendentemente se si tratta di donne in stato di gravidanza, anziani che non riescono a camminare, malati oncologici o affetti da malattie infettive. A volte la toilet viene utilizzata anche dai migranti che si rivolgono al Cardarelli per qualche visita medica. E il caso di tubercolosi scoppiato al ‘Veneziale’ di Isernia preoccupa gli stessi operatori sanitari. Altri servizi igienici invece sono ’ciechi’, non hanno nemmeno una finestra.

Ambulatori dotati di finestre ‘senza maniglie’ e dunque impossibili da aprire. «L’altro giorno, dopo ore di visite ai pazienti, mi stavo sentendo male perché non potevamo aprire la finestra per un minimo ricambio di aria», confessa un’infermiera. In quasi tutti le finestre-balcone non hanno nemmeno gli avvolgibili per ripararsi dal sole.
Altri ambulatori non hanno gli erogatori di ossigeno, altri affacciano davanti ad un bosco o in un’area in cui è stato abbandonato materiale da cantiere. «D’estate – profetizza un altro operatore sanitario – è facile che in questa zona proliferino topi e serpenti che potrebbero entrare nell’ospedale».

C’è chi poi racconta dell’ascensore che «a volte funziona, altre volte no» ed è «un problema per gli anziani che non camminano bene». Oppure dell’atrio che si allaga quando piove perché «è stato costruito ad un livello più basso rispetto alla pavimentazione esterna». Infine, la passerella sistemata per l’accesso interno è considerata poco sicura.

Disagi che medici e infermieri affrontano con grande dignità e spirito di sacrificio: oltre ai pazienti, sono loro i più penalizzati delle condizioni in cui purtroppo si trova il Cardarelli, il presidio più importante dell’intero Molise. Ma è ancora così? Già per arrivare al nosocomio è quasi un’odissea, tra le curve delle rotonde di contrada Tappino e l’asfalto groviera che caratterizza l’ultimo tratto prima dell’ingresso.
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Buche ad alto rischio per i malati trasportati dalle ambulanze.

Entrare nell’ospedale, poi, in alcuni casi è quasi un gioco da ragazzi, con le porte senza maniglie. Una leggera spinta e si può accedere indisturbati, anche se si è male intenzionati.

Dulcis in fundo, quel cemento sbriciolato sui muri di parte del Cardarelli, laddove i ferri sono ormai in bella vista. Ma non è solo un problema estetico. L’assenza di copriferro, in caso di terremoto, potrebbe provocare una riduzione della resistenza dei pilastri. Il sospetto che il nosocomio non sia così sicuro circola da tempo e senza che nessuno faccia nulla.

A gennaio dello scorso anno, durante una riunione del Consiglio regionale, il governatore-commissario alla sanità Paolo di Laura Frattura ha riconosciuto che «il Cardarelli è costituito da tre blocchi completati rispettivamente negli anni 1982, 1988 e, l’ultimo, nel 2001. Pur rispondendo ai criteri di sicurezza dell’epoca, la struttura del Cardarelli necessita di numerosi interventi di consolidamento di alcune paratie esterne, miglioramento ed adattamento alle nuove normative intervenute, in particolare quella antincendio ed antinfortunistica, che richiedono un notevole investimento, valutato presuntivamente in via generale intorno ai 60/65 milioni di euro». In quella stessa seduta il capo di palazzo Vitale ha annunciato pure «il totale trasferimento del presidio Cardarelli all’interno della nuova struttura (la Fondazione Giovanni Paolo II, ndr) sarà completato entro il 31 dicembre del 2017». Pochi mesi fa, un’altra novità: l’ospedale unico regionale.

Stringi stringi, alla fine del 2017 mancano solamente due mesi e mezzo. E il progetto di ’trasloco’ sarà forse finito su un binario morto. Altrimenti, perchè aprire il nuovo padiglione?
SP

Le immagini nella galleria fotografica

(Pubblicato il 12/10/2017)

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