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SENSO/1
La terapia della bellezza
Cosa è il “bello”? Una prima sommaria risposta potrebbe essere questa: tutto ciò che accende un’emozione positiva e un’immediata sensazione di felicità e di appagamento. In questo momento, probabilmente starete pensando all’armonia di Amore e Psiche, al travolgente dinamismo di uno scenario naturale, alla magia di una canzone, ossia a qualcosa che evoca in voi la percezione di un equilibrio. Oggi però la nostra relazione con la bellezza è interessata da fattori di distorsione che ne hanno depotenziato l’impatto benefico sulla nostra esistenza: essa, infatti, si è unilateralizzata a favore della sua dimensione corporea ed “estetica”.


di Nicola Malorni

Potrà apparire insolita la scelta di dedicare questo primo articolo della rubrica di Psicologia all’esperienza della “bellezza”. Senza sottovalutare l’importanza di argomenti di maggiore rilevanza clinica o sociale, che sicuramente avremo modo in futuro di guardare assieme, ritengo che sostanzialmente la psicologia, anche in ambito psicoterapeutico, si occupi sempre e comunque di “bellezza”.
Chiediamoci, innanzitutto, cosa è il “bello”? Una prima sommaria risposta potrebbe essere questa: tutto ciò che accende un’emozione positiva e un’immediata sensazione di felicità e di appagamento. In questo momento, probabilmente starete pensando all’armonia di Amore e Psiche, al travolgente dinamismo di uno scenario naturale, alla magia di una canzone, ossia a qualcosa che evoca in voi la percezione di un equilibrio.

Oggi la nostra relazione con la bellezza è interessata da fattori di distorsione che ne hanno depotenziato significativamente l’impatto benefico sulla nostra esistenza: essa, infatti, si è unilateralizzata a favore della sua dimensione corporea ed “estetica”. L’importanza assegnata all’estetica per il benessere, il successo scolastico o lavorativo spinge ad investire molte energie per la ricerca di un aspetto fisico più gradevole, ricorrendo alla cosmetica, alle diete, all’esercizio fisico e alla chirurgia. Senza negare l’importanza di un corpo sano e di un’immagine gradevole per il benessere psicologico, è utile riconoscere che vivere in una società basata sull’immagine, sulla salute e sulla capacità di competere ha anche i suoi lati “ombra”: la persona che si considera “brutta” sente di vivere una vita di serie B, perché impossibilitata a raggiungere quel “determinato” successo, definito molto spesso dalla cultura mediatica; si sente allora prigioniera ed ostaggio di un corpo che non ama e che non si dimostra utile a raggiungere l’affermazione sociale. In realtà, credo sia il nostro stesso rapporto con la “bellezza” a richiedere oggi un intervento di “chirurgia estetica”, favorendo il recupero di una giusta armonia dei rapporti tra l’interno e l’esterno, tra l’individuo e la collettività.


Generazioni di studiosi hanno cercato di indagare il motivo per cui la “bellezza” funzionasse, perché il “bello” fosse così in grado di attrarre l’Uomo e di infondergli una sensazione di benessere, dal campo dell’arte alla letteratura, dalla musica fino alla fisica: basti citare la straordinaria rappresentatività della sequenza numerica di Fibonacciin natura o l’eleganza della Legge della relatività di Einstein. Sono state così intercettate proporzioni armoniche e simmetrie nei fiori di Ninfea, nei gusci di Nautilus, nel volo spiraliforme di un rapace, nella crescita elicoidale delle piante, nelle fattezze simmetriche di un volto umano. Leonardo da Vinci chiamò queste proporzioni, presenti e presunte in tutto il cosmo, “Sezione Aurea”, per andare alla radice dell’armonia e della bellezza. Policleto, uno scultore classico della Grecia antica, già aveva fissato nei suoi “canoni” la struttura, le forme e le proporzioni di un uomo ideale. Un modello estetico che fu poi sviluppato, com’è noto, da Vitruvio, architetto romano, ispiratore dell’Uomo vitruviano di Leonardo.

Recentemente, un team di scienziati del dipartimento di Neuroscienze dell’Università di Parma, guidato dal prof. Rizzolatti, divenuto famoso per la scoperta dei “neuroni specchio”, ha studiato attraverso la Risonanza Magnetica Funzionale l’attivazione del cervello di persone poste di fronte ad opere d’arte di scultori greci, che sono state anche opportunamente modificate al fine di renderle un po’ più brutte. È stato dimostrato come le opere greche originarie attivassero il cervello molto più di quelle modificate, ma la cosa più interessante è che attivavano le aree emozionali dove ci sono i neuroni specchio dell’empatia. Oggi, quindi, sappiamo che gli scultori greci hanno voluto emozionarci e farci conoscere immediatamente gli stessi loro stati d’animo.


Da psicologo, ritengo di avere una postazione privilegiata da cui osservarla, la bellezza, perché esposto continuamente, nella mia relazione con i pazienti, alla percezione del “bello”: mi accade, infatti, di incontrare il “bello” nella storia di una vita che anche nel caos riesce a rivelare un senso orientato ad un nuovo ordine, in quella straordinaria manifestazione di speranza che è anche il sintomo o nella descrizione del folklore del paese di origine e delle sue tradizioni religiose che fanno da sfondo ai sogni. In questo gioco armonico di opposti, di “segrete simmetrie”, di chiari-scuri, di osmosi tra il mondo interno e quello esterno, lo psicologo, e con lui il paziente, scorge questa inesauribile legge dell’armonia da cui scaturisce l’esperienza della “bellezza”. Spesso, in questi luoghi, mi capita di scorgerla anche nel dolore più acuto.

Mi spiego. La perdita di una persona cara, ad esempio, espone ad un dolore inedito: anche il tono della voce apparirà diverso, più profondo sarà il dolore allo stomaco, e più pesante il corpo che si ripiegherà su se stesso. Questo dolore, mai ascoltato, parla e racconta per la prima volta di un legame profondo che ha reso una vita, due vite, molte vite, tanto intense. È nel senso profondo di questo dolore che è possibile riscoprire l’esperienza della “bellezza”. Luoghi che siamo abituati a confinare nella categoria delle “esperienze negative” o delle vicende “da dimenticare”, trascurando che l’oblio, e le sue variazioni in tema quali la superficialità, il distanziamento, la negazione, tolgono bellezza al mondo, alla famiglia, ai figli, e alla vita.


Sento dire spesso a colleghi che si occupano di problematiche dell’apprendimento che la dislessia, ad esempio, comunemente definita “disturbo specifico di apprendimento” appunto, altro non è che una caratteristica individuale, un modo di essere e di trattare i dati nella lettura, e non certamente una condizione deficitaria di un bambino “malato”. Questa è una capacità che molti dovrebbero sviluppare, un’attitudine rivoluzionaria a guardare le “cose che non vanno” come possibilità creative: la legge dell’armonia ci insegna, infatti, che un bambino è in grado semplicemente di imparare a scuola in modo diverso, per una configurazione delle funzioni psichiche diversa ma ugualmente “bella”. La ricerca della bellezza, pertanto, dovrebbe far parte dei metodi educativi e dei programmi formativi della nostra Scuola: ne varrà sicuramente la pena se poi, come sappiamo, con la dislessia più di qualcuno ha cambiato la storia della cultura mondiale, e continuerà a farlo.


Sì, perché l’Uomo ha necessità di vivere in una dimensione fisica e psichica ove possano esserci connessioni armoniche. Una conferma straordinaria di quanto sia importante anche l’attenzione della Politica, ad esempio, alla bellezza dei luoghi, delle loro tradizioni, della loro storia, ossia la capacità dei decisori politici di prendersi cura del “bello”, arriva dalle numerose ricerche dell’etologia umana, della psicologia sociale e dei laboratori neurobiologici che confermano le intuizioni millenarie riguardanti questa logica dell’armonia universale.
Per me, che sono un termolese, è stata una piacevolissima scoperta vedere in bella mostra questa estate le sculture sul lungomare Cristoforo Colombo. La nostra psiche, che è anche una psiche-corpo, psiche-ambiente, psiche-istituzione, psiche-Paese; è programmata per discriminare istantaneamente ciò che è oggettivamente “bello” da ciò che non lo è.

L’armonia che viviamo delle forme, dei colori, del suono, dell’odore di un luogo è immediatamente decodificata dalla nostra psiche come dimensione benefica, quindi garante di salute, di continuazione della specie, di possibile evoluzione. Esiste uno schema innato di funzionamento, un archetipo di bellezza, col quale veniamo al mondo e col quale ogni istante agiamo.

Un luogo sporco, invece, con cartacce a terra e oggetti maleodoranti, buio e frequentato da balordi, è un luogo di elementi indifferenziati, dove domina l’asimmetria e la disorganizzazione degli stimoli percettivi, introduce quindi un fattore di distorsione dei rapporti armonici che da millenni cerchiamo ovunque, e ovunque riproduciamo, per star bene.

Le neuroscienze hanno scoperto che all’interno del cervello umano esiste un complesso di reti neuronali che rendono possibile l’esperienza della “bellezza”. Gli studiosi lo hanno chiamato “circuito del piacere”, una zona centrale del nostro cervello costituita da neuroni che si attivano sia se si ascolta la musica preferita, sia se si guarda il proprio partner o, in modo ancora più accentuato, se si ha un rapporto amoroso.


Beethoven, che certamente non conosceva l’effetto della dopamina nel nostro cervello, comprese molto presto che il compito dell’artista dovesse essere quello di alleviare le sofferenze dell’umanità. Aveva compreso l’impatto fisico che la bellezza della musica aveva sulla psiche-corpo. Ma oggi la psicologia ci dice che non è solo l’arte, intesa in senso stretto, a produrre “cose belle”. Anche un gesto di solidarietà è una cosa bella, anzi bellissima. Produce belle emozioni positive perché è frutto della parte migliore del nostro inconscio collettivo, anche se può essere fatto in modo deliberato e cosciente. La società dovrebbe riconoscere questo importante patrimonio biologico, psicologico e culturale rappresentato dal tema del “bello”.

Mi piace immaginare che la psicologia, sullo sfondo della rumorosa somministrazione di immagini “estetiche” che la tecnologia assicura, possa essere per tutti l’incipit di un nuovo racconto, di un nuovo progetto architettonico, di una nuova scultura, partecipando di questo “tutto armonioso” e fonte di salute che è la bellezza del mondo e della vita.

(Pubblicato il 15/10/2017)

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