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Collette per acquistare sapone e carta igienica a scuola. Mamme in rivolta contro il Comune
Furiose le reazioni raccolte tra i genitori degli alunni di alcune scuole di Campobasso dopo le parole pronunciate in Consiglio comunale dall’assessora all’Istruzione Emma de Capoa. "Non ci risultano richieste particolari dai dirigenti scolastici", le sue parole. "Devo comperare personalmente sapone liquido, carta igienica e fazzoletti per l’intera classe", racconta a Primonumero Antonella, mamma di un alunno della scuola del Cep. "Ci siamo risparmiati gli ‘asciugoni’ solo grazie alla coscienza delle insegnanti che, consapevoli del disastroso mondo dell’istruzione, hanno suggerito tovagliette in cotone personali".


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Campobasso. «Non ci risulta nulla e non ci sono pervenute richieste». Rubinetti chiusi a Palazzo San Giorgio e finanziamenti mai erogati alle scuole perché «non ci sarebbero domande particolari» da parte dei dirigenti scolastici. Che invece sono costretti ad acquistare o a promuovere collette per l’acquisto di sapone, carta igienica, fazzoletti di carta, tovaglioli per gli alunni o chiedere ai bambini di portarli da casa.

E’ polemica dopo le parole che l’assessore alla cultura e alla pubblica istruzione del Comune di Campobasso, Emma De Capoa, ha utilizzato per rispondere ai chiarimenti chiesti durante il consiglio comunale del 5 ottobre dal gruppo del Movimento Cinque Stelle. «I consigli d’Istituto – la loro denuncia in Aula - si trovano costretti a sottrarre risorse da altri capitoli di bilancio, come ad esempio quello per la dotazione del materiale di pulizia, per far fronte alle spese di competenza del Comune per il funzionamento delle segreterie. Da più di un decennio il Comune di Campobasso non stanzia per le scuole cittadine nemmeno un euro se non per l’acquisto di arredo e dei registri».



Parole che hanno fatto sobbalzare molti genitori di Campobasso che confermano le segnalazioni dell’opposizione a Cinquestelle. Le loro reazioni sono furiose. «Inorridisco davanti alla banalità di quel ’non ci risulta’. Innanzitutto ritengo assai grave una tale ammissione perché vuol dire non conoscere il settore che si amministra e fra l’altro in una città piccola come Campobasso dove tutti sanno tutto a prescindere dai tuoi», dice un papà in attesa di prendere il figlio all’uscita di scuola. «E poi il fatto che non risulti non vuol dire che non sia vero. Probabilmente questi signori nei palazzi poco conoscono ciò che accade fuori e quindi mi spiego anche perché di conseguenza poco fanno concretamente per i bisogni reali della popolazione».


Antonella, 37 anni, è la mamma di un bambino che frequenta la terza elementare al Cep e lei da tre anni, alternandosi con gli altri genitori, acquista periodicamente durante l’anno scolastico non soltanto «carta igienica e fazzoletti per l’intera classe – racconta a Primonumero - ma anche il sapone liquido per esempio.
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Ci siamo risparmiati gli ‘asciugoni’ solo grazie alla coscienza delle insegnanti che, consapevoli del disastroso mondo dell’istruzione, hanno suggerito tovagliette in cotone personali. Ma il primo anno abbiamo acquistato anche risme di fogli A4». Insomma i genitori pensano a tutto ciò che di utile è alle attività condotte tra i muri di scuola.

«Come fa a non sapere il sindaco o l’assessore?», chiede un’altra mamma che interviene nella chiacchierata. «Queste cose accadono ormai da anni. Da anni noi genitori pensiamo a colmare i buchi della scuola pubblica, tant’è che spesso tra noi stessi abbiamo pure riconosciuto che alla fine con un po’ di sacrificio in più conveniva mandarli in una scuola privata. Non ci siamo mai lamentati perché ci sono di mezzo i nostri figli e perché abbiamo una dignità che va oltre le risposte lavative di chi amministra. Io sono una mamma - conclude - e, come dice mio marito, sono l’amministratrice di casa con un marito, un padre anziano e tre bambini. Eppure non aspetto che sia nessuno a chiedermi di cosa hanno bisogno. Prevengo le richieste perché conosco il mio microcosmo. È il mio lavoro e non posso non sapere».

(Pubblicato il 10/10/2017)

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