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La buona notizia
Sfida alla cultura del posto fisso: 164 disoccupati provano a diventare piccoli imprenditori
Sono 164 i progetti in attesa di finanziamento presentati da molisani tra 30 e 64 anni che hanno risposto al bando per l’autoimprenditorialità della Regione Molise finalizzato a favorire nuove attività nell’artigianato, nel commercio, nel turismo. “Una ottima risposta, il bando è una scommessa sulle capacità individuali e la cultura di impresa” commenta l’assessore alle Attività Produttive Carlo Veneziale. Sono però pochissimi i residenti nell’area di crisi complessa che hanno pensato di sfruttare l’opportunità. «Più difficile convincere alla iniziativa privata un bacino di ex lavoratori dipendenti, come quello dell’area di crisi» osserva Veneziale.


Hanno deciso di provarci, di scommettere sulle loro capacità e sì, anche sul loro spirito di impresa. Hanno preso carta e penna, stilato preventivi, valutato costi e benefici e quindi presentato un progetto per avviare una nuova attività, confidando nelle aiuti previsti dalla Regione Molise.

Aiuti destinati alla autoimprenditorialità, che è anche, da un punto di vista più culturale, una scommessa sullo spirito d’impresa dei molisani, che raramente fino a questo momento la popolazione residente nella piccola regione ha dimostrato. La crisi, l’occupazione che manca, i licenziamenti che in maniera massiccia si sono abbattuti sul territorio come una mannaia, negli ultimi anni stanno modificando qualcosa se, come è vero, sono 164 i progetti di autoimpresa che possono ambire a un finanziamento fino a 30mila euro arrivati nei giorni scorsi sui pc della Regione Molise.

La misura di riferimento è la 6.4.1 del Por Fesr 2014-2020, e per il presidente Paolo Frattura e l’assessore alle attività produttive Carlo Veneziale il numero di progetti arrivati «è un segnale chiaro il Molise ha voglia di ripartire, vuole tornare a credere nelle sue possibilità di sviluppo e di crescita. I molisani – aggiungono - hanno accettato la sfida di diventare imprenditori».

Così come avvenuto per le domande relative ai tirocini extracurriculari, anche il bando per la creazione di nuove imprese in Molise ha avuto una buona risposta. In questo caso, precisa l’assessore Veneziale, «era meno semplice partecipare rispetto ai curriculum», e inoltre bisognava essere disoccupati o percettori di misure di sostegno. «Superare numero 150 per i progetti che grazie ai contributi pubblici potranno essere avviati nei bacini di Campobasso, Isernia e Termoli, è un ottimo risultato».

E non solo sul piano dei numeri, ma anche sotto l’aspetto culturale perché la risposta, non massiccia ma importante, ha rappresentato una prima reazione alla logica imperante del posto fisso, la massima ambizione soprattutto nel centro sud dove lo spirito di impresa è storicamente poco diffuso a differenza della corsa al lavoro “sicuro” e dipendente, la stessa raccontata in chiave ironica in film di successo come “Quo Vado” di Checco Zalone, che non a caso gioca sulle abitudini e le debolezze degli italiani.

164 progetti per avviare nuove attività nei settori più disparati, dal turismo al commercio all’artigianato alla piccola e media impresa («Sono esclusi solo gioco d’azzardo, fabbricazione di armi e raffinerie di droga» scherza Veneziale) in generale significano una prima e parziale sconfessione della cultura che vorrebbe i molisani proiettati esclusivamente sulla occupazione sicura, retribuita ogni mese e alle dipendenze di qualcuno.

Due i milioni di euro messi in campo dal bando regionale, scaduto il 16 settembre scorso, che apre alla prima fase di istruttoria delle pratiche. La Commissione si dovrebbe riunire già nella prossima settimana per verificare l’ammissibilità dei progetti. «Certamente - spiega l’assessore Veneziale - qualcuno non potrà essere ammesso perché esiste sempre, è fisiologico, un margine di inammissibilità in bandi di questo tipo. Tuttavia è una ottima risposta per i disoccupati e i percettori di misure di sostegno al reddito fra i 30 ei 64 anni che possono, grazie a un aiuto per iniziare, diventare imprenditori».


Della somma stanziata, un milione era destinato alle domande presentate da aspiranti imprenditori residenti nell’area di crisi complessa, mentre l’altro riservato all’intero territorio regionale. «Era già previsto, però, che qualora uno dei due bacini avesse tirato meno l’eventuale economia sarebbe stata trasferita sull’altro».

Ed è esattamente quello che accadrà, visto che i progetti che arrivano dall’ aria di crisi sono solo una decina, mentre la stragrande maggioranza proviene da territori meno colpiti e meno poveri, «dove evidentemente lo spirito d’impresa è un po’ più sentito. Penso che l’area di crisi – conclude Veneziale - abbia scontato il fatto che si tratta di lavoratori ex dipendenti, per i quali è più difficile varcare il confine dal posto fisso alla partita Iva. Invece i disoccupati che non hanno mai avuto esperienze lavorative alle dipendenze di qualcuno sono evidentemente meno condizionati e più pronti a mettersi in gioco».
In ogni caso «grazie al sostegno regionale in gioco ora 150 persone e più potranno sfruttare le proprie competenze con un aiuto pubblico e scommettere sulle rispettive capacità imprenditoriali».
Un primo passo anche nella lotta ai limiti culturali della regione, «che non ci lascia certo indifferenti. Stiamo cercando in tutti i modi di diffondere la cultura di impresa e sono sicuro che le agevolazioni previste anche per l’area di crisi complessa ci aiuteranno molto. Resta il fatto che 150 molisani, o comunque quanti verranno ammessi al finanziamento, tra pochi mesi non saranno più disoccupati e diventeranno piccoli imprenditori di se stessi. E questa è già una buona notizia».

(Pubblicato il 21/09/2017)

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