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Economia & Lavoro
Debiti con le banche, agricoltori esasperati: "Senza i contributi della Regione chiudiamo"
Oggi, 31 agosto, dieci proprietari di aziende agricole della provincia di Campobasso hanno lanciato l’allarme e sollecitato il governo regionale ad erogare i finanziamenti di cui sono beneficiari. "Per il biologico - racconta Mario De Rosa, il giovane titolare di un’azienda di Ururi - non percepiamo aiuti dal 2015, non li abbiamo presi per il 2016 e ora non si vedono per il 2017. Parliamo di produzioni che senza sussidi non è possibile portare avanti». A farsi portavoce delle loro esigenze il consigliere regionale di Forza Italia Nicola Cavaliere.


Campobasso. Hanno comprato semi e macchinari, pagato i lavoratori impegnati nei campi maturando debiti con le banche in attesa che venissero erogati loro i contributi per l’indennità compensativa, integrata e quella sul biologico previsti nel Piano di sviluppo rurale. Dovevano arrivare a febbraio. Ultima scadenza il 15 agosto. Di quei soldi non vendono ancora un centesimo. Sfogano la loro rabbia davanti al Consiglio regionale raccontando ai giornalisti convocati oggi, 31 agosto, in via IV Novembre le difficoltà di un settore che dovrebbe fare da traino all’economia regionale. Almeno sentendo gli annunci della politica. La realtà è diversa. Mentre si assiste allo scaricabarile tra Regione e Agea e ci sarebbero ricorsisulle graduatorie di alcune misure del Psr, loro rischiano il fallimento.

Mario Vena e Mario De Rosa non nascondono i problemi della loro attività. Il primo ha un’azienda a Jelsi ed è uno dei beneficiari della misura ‘compensativa’. Da più di un anno aspetta i fondi. «Vogliamo manifestare il nostro dissenso perché aderendo a queste misure abbiamo preso degli impegni che noi abbiamo dovuto rispettare. Impegni che invece non sono stati rispettati dalla Regione. Ci avevano detto che avrebbero pagato a gennaio, poi a febbraio. Siamo arrivati ad agosto. L’ultima data promessa per i pagamenti era il 15 agosto. E non è avvenuto. Chiediamo date certe sui pagamenti, noi ci siamo esposti con le banche per comprare macchinari, prendere un tecnico ed effettuare l’analisi del terreno, come prevedevano le misure». Il tutto nel silenzio delle associazioni di categoria: «Non siamo difesi da nessuno, siamo abbandonati da tutti e anche questo è grave», stigmatizza con amarezza il signor Vena.
Al suo fianco il più giovane ‘collega’ di Ururi, un ragazzo che ha deciso di scommettere sull’agricoltura. Nella sua azienda realizza prodotti biologici. «Per il biologico non percepiamo aiuti dal 2015, non li abbiamo presi per il 2016 e ora non si vedono per il 2017. Parliamo di produzioni che senza tali sussidi non è possibile portare avanti». Dice di aver rimesso già parecchi soldi: «Senza i finanziamenti l’azienda è in perdita perché ogni anno si spendono 20-30mila euro in più rispetto ad una azienda agricola normale tra l’acquisto dei semi (che costano molto di più), la lavorazione e la manodopera degli operai, con un reddito più basso.
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Per i pagamenti l’Agea dà la colpa alla Regione e la Regione ad Agea, ma senza questo contributo io non posso più andare avanti. Io intanto ho dovuto pagare i semi, la mietitrebbia e gli operai».

A farsi portavoce dei problemi degli agricoltori molisani è il consigliere regionale di Forza Italia, Nicola Cavaliere. A giugno ha chiesto all’assessore all’Agricoltura Vittorino Facciolla alcuni chiarimenti sul tema. «Ad oggi sono – riferisce l’ex titolare dell’Agricoltura nel governo Iorio - una parte della misura compensativa è stata erogata solo ad alcuni agricoltori. La stragrande maggioranza ancora non ha ricevuto i finanziamenti previsti. Mi erano state fornite alcune date in cui si sarebbe proceduto ai pagamenti, ma nessuna di queste date è stata rispettata. Il problema è che questi agricoltori non hanno ricevuto quelle somme, su cui loro contavano per poter investire nella loro azienda per la prossima campagna, e ora si trovano in grossa difficoltà».


I ritardi e i mancati pagamenti, dunque, stanno mettendo in ginocchio il settore. Un’altra mazzata dopo un’estate torrida e di siccità che ha mandato in fumo i raccolti.

(Pubblicato il 31/08/2017)

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