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Cronache
Il Molise che sarà come la mela del Trentino? Il rilancio parte dal cibo e da una terra "autentica"


Termoli. Se Niko Romito dice che per un piccolo produttore di formaggi parlare il dialetto abruzzese - quello dei pecorai per intenderci - davanti a un giornalista della Cnn è un valore aggiunto e non certo un difetto di “cultura globale”, bisogna credergli. Lo chef stellato, che con il ristorale Reale di Casadonna a Castel di Sangro ha fatto un miracolo, è una autorità indiscussa del settore. In pochi anni ha affastellato tre stelle Michelin, elaborato una filosofia culinaria costruita su materie genuine e per questo tanto più ricercate, perfezionato la semplicità della cottura costruendo il difficile equilibrio tra gusto e leggi fisiche applicate alla cucina, avviato progetto geniali che al momento lo vedono presente con i giovani talenti della sua scuola di alta formazione, in tutto il mondo.

Con altrettanta semplicità ha spiegato la sua visione di protezione del made in Italy e, di riflesso, del made in Molise. Regione che Niko Romito conosce, anche e soprattutto per i prodotti che mette a disposizione in tavola: «il latte vaccino, insuperabile, e i suoi derivati come il caciocavallo o la stracciata».
Oppure, per cambiare esempio, l’olio extravergine di oliva citato da Mauro Rosati, direttore di Qualivita: «Un prodotto eccezionale che il Molise sa fare come poche altre regioni, Toscana, Umbria e Puglia». Forse perfino meglio, per seguire l’ambizione intelligente indicata da Josep Ejarque, amministratore delegato di Four Tourism, un mago che vende destinazioni turistiche attraverso il principio della unicità. «Il Molise deve raccontare il suo valore, deve convincere il mondo che venire a vedere Termoli è fondamentale, non una meta come mille altre ma la scelta migliore da fare quando si progetta una vacanza».

Ejarque, l’uomo capace di rilanciare metropoli e paesini nella scacchiera sempre più esigente e variegata delle destinazioni turistiche, era sul palco di piazza Duomo in videoconferenza. Impegni personali lo hanno trattenuto a Barcellona. Nico Romito e Mauro Rosati invece erano presenti in carne e ossa. E idee. Quelle sulle quali si sono confrontate gli ospiti della seconda e ultima serata del Festival del Sarà, mercoledì nel cuore della città turistica per eccellenza del piccolo Molise. Una tavola rotonda su cibo e turismo promossa come appuntamento finale di un evento che ha messo insieme “teste pensanti” ed esperienze di successo, come La Molisana e Cir Food. La prima pastificio tutto locale divenuto il quinto del mondo, per diffusione sugli scaffali, il cui logo inconfondibile sta per fare l’ingresso ufficiale nella serie A del campionato di calcio sulle maglie del Benevento. La seconda, rappresentata da Giuliano Gallini, Direttore Marketing strategico di un colosso delle mense, esperienza cominciata in piccolo in Emilia e oggi arrivata, «grazie a creatività, studi tenaci e capacità produttiva e organizzati va» a 84 milioni di pasti all’anno e 500mila pasti al giorno. Presente a Termoli nelle scuole, e a Termoli intenzionata a creare un grande centro di cottura e distribuzione con un accordo già sottoscritto con l’Amministrazione di Angelo Sbrocca.

La dimostrazione che anche la ristorazione di massa, in contesti che offrono opportunità e nella logica della “cooperazione” tra pubblico e privato, non deve rinunciare alla qualità. «la sfida è questa, e riguarda la moderna agricoltura e la moderna ristorazione: rendere accessibile un cibo con alti valori nutrizionali anche alle sacche più povere della società, sottraendole alla scelta obbligata del cibo spazzatura». D’altra parte se uno chef come Niko Romito si è messo a studiare un menù gourmet per i pazienti di ospedale, seguendo la convinzione scientifica che la guarigione passa anche attraverso il cibo, qualcosa vorrà pur dire.
E in Molise vuol dire molto, moltissimo. Qui l’enogastronomia è una eccellenza sulla quale sono tutti d’accordo. Meno scontato è capire come trasformare la risorsa in un marchio da vendere, esportare, promuovere. Prendiamo la mela del Trentino: «E’ perfino banale, eppure vale un miliardo» ha scandito Rosati, suscitando un moto di comprensibile sorpresa mista a un pizzico di altrettanto comprensibile invidia nel pubblico numeroso e attento che ha seguito l’evento, prima del concerto di chiusura (anche questo all’insegna del made in Italy) del duo Francesco Baccini e Sergio Caputo, sempre in forma entrambi, e sempre piacevoli da ascoltare.


Quanto vale oggi il Molise? Quel modello, costruito sui valori di autenticità, buon cibo, bel mare e spiagge comode e accessibili, paesaggi rurali pressoché incontaminati, lago e montagna a braccetto, borghi sperduti di anziani che cucinano sul fuoco a monte di una costa dove con un po’ di fortuna si può ammirare la danza dei delfini tra le onde, che valore ha?
La verità, ammessa dal Governatore Paolo Frattura sul palco della piazza, è che c’è ancora tantissimo da fare. Il Molise “che non ti aspetti”, la sorpresa regalata da una piccola regione che comincia ad affacciarsi timidamente sulle vetrine nazionali, quel Molise che comincia a prendere il posto della regione che non esiste, deve essere riempito da contenuti vendibili.
Parola brutta, magari, ma imprescindibile in un mondo e quindi in un mercato globale, nel quale la globalizzazione offre una serie di opportunità inedite e non è un disvalore, come insegnano alcune esperienze di successo tutte molisane, a cominciare dal pastificio che vende un marchio sinonimo di semola di qualità, anche ricavata da grano locale, e di acqua pura, povera di sodio, della sorgente Rio Freddo. «Credo che le Istituzioni debbano fare questo – ha precisato Frattura riferendosi proprio alla Carta dell’Acqua, che porta la firma del suo governo – accompagnare le imprese investendo in semplificazione, pianificare con le aziende e gli attori del made in Molise il percorso di costruzione delle opportunità di crescita».


E’ un punto di partenza, perché le certificazioni servono, tanto più nel turismo che si vende, specialmente sul web, che ha bisogno di chiarezza e garanzie. Di quelle certezze riconoscibili, che in fondo confluiscono in un marchio. Il Molise esiste, ma non è ancora un’etichetta, non è ancora dop. «Però ci stiamo lavorando, con modestia e senza volare troppo in alto» precisa Frattura. «Anche l’umiltà può essere un valore spendibile e diventare ambizione proficua» gli replica dallo schermo il re del marketing Ejarque, esortandolo ad alzare l’asticella potendo contare «sulla ricchezza di una terra genuina, fatta di piccole eccellenze» che sono una preziosa occasione di import-export.
Le tavole rotonde e i Festival servono a questo, a creare occasioni di dibattito e confronto. A ripartire da una domanda banale come la mela: perché Melinda vale un miliardo e l’olio extravergine di Colletorto, Larino e Guglionesi si vende – con poche eccezioni - in latte senza etichette a soli 8 euro al litro nelle annate migliori?

Interrogativi concreti, ricavati da una serata diversa, come sono stati diversi gli ospiti, selezionati con cura dal direttore di k-comunicazione, promotore dell’iniziativa sostenuta da Assoporto e da prestigiosi partner commerciali, patrocinata da Comune di Termoli e Regione Molise. Antonello Barone, moderatore della Tavola, ha coraggiosamente centrato il punto: il Molise che sarà nasce da quello di cui si discute oggi, dalle scelte fatte oggi, dalla qualità dei rapporti tra pubblico e privato, da una vetrina riconoscibile, da etichette che danno valore alla sostanza. E soprattutto dalla capacità di fare marketing, di convertire l’autenticità del Molise in un marchio in grado di creare sviluppo e occupazione. A meno che, naturalmente, non si decida che il turismo non fa per noi e ci si rassegni a sognare un posto di lavoro “fisso” in qualche fabbrica, come accadeva 40 anni fa. (mv)

LINK
Ejarque: Vi spiego perchè il Molise dovrebbe esistere di più
Rossella Ferro: Così il pastificio La Molisana raddoppia
L'avvocato delle multinazionali Bernardo Bruno e la buona globalizzazione

(Pubblicato il 27/07/2017)

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