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Cronache
Fiat, dopo l’evacuazione i danni e i dubbi: “E se fossero andati a fuoco impianti e serbatoi?"
14 anni dopo l’alluvione e la fabbrica evacuata per acqua, lo stabilimento metalmeccanico dove lavorano 3mila persone vive un’altra giornata apocalittica a causa del fuoco che ha interessato non solo il perimetro esterno ma anche parte dell’interno: compromesse due strutture, un capannone di oli e materiale da riciclo e un magazzino con macchinari nuovi per il 16 valvole. Enel al lavoro per ripristinare i tralicci, mentre la polemica tiene banco il giorno dopo. "L’evacuazione è stata tardiva, il secondo turno non doveva entrare". E una domanda che resta senza risposta: "Cosa sarebbe accaduto se il rogo avesse coinvolto impianti e serbatoi?".


Termoli. Il danno della Fiat Chrysler Auto di Termoli è serio. Il giorno dopo il rogo – un rogo che non sarà dimenticato facilmente da queste parti - che ha interessato una larghissima fascia del Nucleo Industriale, proprio a ridosso del perimetro esterno dello stabilimento metalmeccanico, lo scenario è surreale. La terra trasuda calore, sbuffi di fumo si alzano ancora dalla vegetazione ridotta in cenere e dai rifiuti che il fuoco ha svelato: bidoni arrugginiti, ferraglia, plastica.

Prima della pioggia, annunciata e arrivata, le squadre dei vigili del fuoco sono impegnate in tante piccole bonifiche. «E’ stato drammatico, ma si è evitato il peggio» ammettono questi uomini che la popolazione acclama come eroi, e che hanno sfidato le fiamme alte fino a 10 metri. «Lingue di fuoco impressionanti, sembrava l’Apocalisse» commentano nel bar ristorante, dove chiaramente non si parla di altro.

In Fiat le squadre interne stanno ripristinando le aree compromesse, mentre all’esterno l’Enel lavora, con quattro mezzi e numerosi operai, ai tralicci. L’elettricità che nel clou del rogo è saltata è solo in pare la conseguenza di una scelta precauzionale. Alcuni cavi risultano danneggiati, tanto che la fabbrica, tornata alla normalità lavorativa con il turno delle 22 dopo lo stop pomeridiano della catena di montaggio, opera con gruppi elettrogeni.

I danni sono ancora da quantificare ma risultano ingenti. Due le strutture compromesse: un capannone di magazzino detto “bussola”, che conteneva macchinari nuovi per la Ute 128, relativi al montaggio del motore 16 valvole. E poi il deposito della ditta Albasan: qui hanno preso fuoco balle di cartone, cassoni di legno, oli, materiale di riciclo. Rimettere tutto in sicurezza non è una operazione rapida, considerando che il fuoco ha anche interessato la zona dei pannelli solari.
Le Segreterie Territoriali di Fim, Uilm e Fismic hanno ringraziato i Vigili del Fuoco, le forze dell’ordine ed i volontari della Protezione civile che «da ieri pomeriggio, senza sosta, stanno salvando il nostro territorio e il nostro stabilimento Fca di Termoli. Fortunatamente il piano di evacuazione nell’impianto automobilistico ha funzionato ed ha evitato incolumità alle persone mentre ci sono stati danni ad una parte del molo 16». Intanto i sindacati di Fim, Uilm e Fismic hanno richiesto all’azienda un incontro per analizzare tutti gli aspetti e le problematiche connessi all’incendio accaduto nello stabilimento.

Le fiamme sono partite dalla ferrovia, hanno consumato tantissimo terreno carbonizzando alberi, sterpaglie, cannucce, sono corse fino alla Fiat, hanno saltato la strada arrivando proprio a ridosso dell’alta recensione di cemento dello stabilimento metalmeccanico. Qui, spinte dal vento, sono in usciti a infilarsi scavalcando il muro e facendosi strada fino al capannone e al deposito. (nella foto piccola presa dal satellite le strutture bianche che si vedono sono le due danneggiate: quella più lunga è quella dei macchinari, mentre quella più corta conteneva gli oli della ditta Albasan).

Per fortuna l’incendio non è arrivato dall’altra parte, sullo stradone principale dove si trova la chimica e dove c’erano gli operai Fiat, evacuati per la seconda volta in 14 anni.

«L’ultima volta che fummo costretti a lasciare lo stabilimento fu nel gennaio del 2003 in occasione dell’alluvione - ha ricordato il segretario regionale della Fim Cisl Riccardo Mascolo - Ricordo che i lavoratori di turno furono mandati a casa e poi ci fu la Cassa Integrazione».

In questo caso niente Cig, non occorre. Ma la polemica tiene banco perché, secondo alcuni sindacati, il protocollo di evacuazione è scattato tardi. «I lavoratori – afferma il Sindacato Operai Autorganizzati di Termoli - dovevano essere tutelati preventivamente: non si doveva farli entrare in fabbrica. Solo quando è saltata la corrente elettrica e le macchine hanno smesso di funzionare gli operai sono stati allarmati e invitati nelle aree di raccolta emergenza a 40 gradi sotto il sole».

Per Andrea Di Paolo i lavoratori arrivati alle 13 e 30 circa, «vista già la situazione di pericolo e di disagio, non sarebbero dovuti entrare. Condanniamo la scarsa prevenzione per la sicurezza e la salute dei lavoratori. lavoratori che già in passato in Fiat, con l’alluvione, sono stati costretti a restare fin quando l’acqua non è arrivata alle ginocchia. In questo caso che le fiamme hanno cominciato ad attaccare alcuni capannoni e la corrente è saltata, solo dopo sono stati fatti uscire».

«Cosa sarebbe accaduto se le fiamme, favorite dai forti venti di scirocco, avessero coinvolto serbatoi e impianti pericolosi?» domanda Maurizio Acerbo, segretario nazionale Partito Rifondazione Comunista. Una domanda che, al di là delle strumentalizzazioni che pure ci sono, è condivisa da migliaia di lavoratori, e non solo quelli della Fiat.

(Pubblicato il 25/07/2017)

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