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La pasta che conquista il mondo
“La Molisana raddoppia. E il grano molisano triplica": la scommessa di Rossella Ferro
E’ il volto del pastificio La Molisana, rilevato nel 2011 e ora, grazie a una strategia di rilancio che parte del famosissimo spaghetto quadrato (imitato perfino da Barilla), è quinto player in Italia, presente sugli scaffali di 80 Paesi. Rossella Ferro, una famiglia di mugnai e produttori di farine e semola per pasta, è oggi il direttore marketing e comunicazione. Oltre 200 assunti, un fatturato che si attesta sui 124 milioni, una crescita velocissima e l’amore per un territorio che l’azienda, che ha vinto la sfida del made in Molise sui mercati globali, porta nel marchio ed esporta nel mondo. «Ci hanno chiesto in tanti, anche partner internazionali, di delocalizzare o creare unità all’estero, ma non abbiamo voluto percorrere questa strada perché preferiamo espanderci in Molise». E qui, annuncia l’imprenditrice, dall’anno prossimo saranno triplicati i quantitativi di grano locale, prodotto in BassoMolise da 600 coltivatori. «Abbiamo sottoscritto contratti di filiera per 11mila tonnellate, il risultato è favoloso e intendiamo triplicare i volumi». Anche puntando a una pasta integrale 100 per cento italiana.


Campobasso. Dei cugini Ferro, storica famiglia di mugnai e produttori di farine e semole, il volto femminile è quello di Rossella. 49 anni, mamma di due ragazzi, laureata in Economia alla Luiss con una tesi sul diritto commerciale, direttore marketing e comunicazione de La Molisana. Marchio presente sugli scaffali di 80 Paesi, quinto pastificio italiano dopo Barilla, Divella, De Cecco e Garofalo. Secondo pastificio d’Italia per altitudine, primo del Sud Italia. La Molisana è la pasta leader in Canada, ha conquistato in maniera totale i mercati Usa, del Brasile, di Australia e Giappone, vende benissimo in Russia e Portogallo, sta sbarcando in Argentina e sta indagando con estrema attenzione al mercato asiatico. Il tutto in sei anni. E il tutto dal piccolo Molise, dalla città di Campobasso dove si trovano l’impianto di produzione e il mulino.

La famiglia Ferro ha rilevato dal concordato fallimentare il pastificio nel 2011 e con un investimento di circa 30 milioni di euro ha fatto una decisa operazione di ristrutturazione aziendale. Degli impianti e del brand. «Quando siamo subentrati La Molisana non valeva quasi nulla, aveva una quota dello 0,3, era una società fallita. E’ stata un marchio storico a metà anni Novanta, ma poi è iniziato il declino. Non è stato facile rimetterla in piedi ma ci abbiamo sempre creduto e abbiamo lavorato con entusiasmo e passione» racconta Rossella Ferro, che presenzia a una infinità di eventi dimostrando, attraverso l’esperienza della rinascita, che anche in Molise, malgrado le tante difficoltà a cominciare dalle infrastrutture e dall’isolamento, le cose si possono fare, eccome.

«Noi l’abbiamo fatto al contrario – sorride – cioè abbiamo rilanciato il marchio attraverso un espediente che ha avuto un successo straordinario». Si chiama spaghetto, di cognome quadrato, ed è stato imitato pure da Barilla. Lei sorvola con eleganza, ricordando solo che lo spaghetto quadrato è una evoluzione di un classico della tavola molisana e abruzzese: la chitarrina.

A diffonderlo in Italia e nel mondo ha contribuito la comunicazione, o meglio: il tormentone. «Quando manca il budget, e all’inizio era così, è importante comunicare un concetto in maniera chiara e divertente e concentrarsi su quel tipo di messaggio. Ci abbiamo provato». E ci sono riusciti. In questa azienda tutta molisana, che manifesta il suo legale col territorio nel nome, nel logo, nelle confezioni e nella scelta di produrre sul posto, si assapora un piccolo grande miracolo.


«Abbiamo raccolto una sfida che secondo alcuni era impossibile. Le competenze, il lavoro duro, la passione e l’entusiasmo ci hanno dato ragione. Oggi possiamo dire avere riscontri davvero positivi». I numeri confermano: incremento del fatturato del 31 per cento, un fatturato consolidato attestato su 124 milioni, oltre duecento tra diretti e indiretti occupati nell’attività, in gran parte molisani.«E oggi pensiamo nei prossimi 5 anni di raddoppiare i volumi e i fatturati».

Dal Molise ai mercati del mondo. La sfida della globalizzazione si può vincere, anche da qui?
«Sì, assolutamente. E le piccole dimensioni del Molise sono favorite in questo, la globalizzazione per i piccoli diventa una necessità, oltre che una opportunità. Tutto il mondo chiede il food made in Italy e dobbiamo cavalcarlo bene, ma a livello sinergico, facendo sistema».

Cioè, prima ancora de La Molisana, esportare la pasta italiana?
«Esattamente, è quello che deve emergere, un prodotto di qualità eccezionale che tutti ci vogliono imitare ma che sappiamo fare in questo modo soltanto noi, tanto che la pasta italiana è considerata patrimonio immateriale dell’umanità. Ci sono talmente tanti mercati in cui approdare, mercati vicini e lontani, emersi e emergenti. Ce n’è per tutti, non c’è bisogno di farci guerra di quartiere tra noi produttori italiani. Al contrario, io credo profondamente nel sistema».

Gli italiani sono in generale più bravi a fare che a vendere, con le dovute eccezioni..
«Appunto, importante è capire come spingere e promuovere e nello stesso tempo proteggere un prodotto. Salvaguardarlo dal rischio altissimo della contraffazione, dal fenomeno dell’italian sounding (l’utilizzo sleale di denominazioni geografiche, immagini e marchi che evocano l’Italia, ndr) che tanto Pil sottrae al nostro Paese. Ecco perché La Molisana sta cercando di internazionalizzarsi. E’ fondamentale».

E come si fa?
«Due direttrici. La prima è investire in termini di risorse economiche e risorse umane nei mercati esteri. Oggi il mercato estero rappresenta il 35% del fatturato complessivo della nostra azienda, è una crescita importante. E la seconda direttrice riguarda il segmento salutistico, da presidiare sempre più».


La linea di integrali La Molisana cresce del 300 per cento in un settore che aumenta annualmente del 20 per cento. Siete secondi solo a Barilla.
«La richiesta è enorme, oggi più della metà degli italiani sceglie l’integrale, che non deve essere più vissuto come scelta medicale e privativa, ma deve essere un prodotto che oltre a fare bene è buono, soddisfa il gusto. La pasta integrale è un prodotto difficile, abbiamo impiegato tempo a farla e a scegliere la miscela giusta, ma il risultato di questa scommessa per ora è pienamente soddisfacente. I consumatori stanno premiando un prodotto importante. D’altra parte abbiamo fatto prevalere la matrice di famiglia, quella dei mugnai, concentrandoci sulla qualità e sul sapore».

La Molisana è una sorta di unicum in Molise: un prodotto sempre più gettonato che mantiene un forte legame con il territorio.
«Ma il segreto è proprio questo.
Siamo fieri di portare nel brand il nome del Molise, e quello che cerchiamo di fare è investire nell’accoglienza dei fornitori, perché riteniamo che quando vedono questa regione che è uno scrigno di bellezza e visitano stabilimenti e filiera se ne innamorano, si sigla una intesa che valica i confini commerciali e diventa quasi una fidelizzazione. E valorizzare il Molise sui mercati globali è lo spirito delle nuove confezioni, più coprenti perché parlano, raccontano una regione di acqua, aria, mare. Mi inorgoglisce far parte di una famiglia di mugnai da quattro generazioni, cosi anche il packaging diventa occasione per raccontare il grano decorticato a pietra, l’acqua oligominerale della sorgete Riofreddo, l’aria di montagna».

Negli ultimi tempi, con la sempre più massiccia presenza della pasta La Molisana nelle varie declinazioni sugli scaffali di decine di Paesi, contrariamente a tanti altri l’azienda della famiglia Ferro non ha preso in considerazione di spostarsi altrove, di aprire stabilimenti all’estero. «Ce lo hanno chiesto in tanti, partner internazionali ci hanno pregato di creare unità fuori dall’Italia, ma questa non è una strada che vogliamo percorrere. Preferiamo, fintanto che sarà possibile, ampliarci a Campobasso e in Molise». E lo stanno facendo. Al 31 dicembre 2016 La Molisana ha lavorato su 100mila tonnellate, «e ora vogliamo raddoppiare i volumi. E’ partito il primo lotto di ampliamento del pastificio – confida Rossella Ferro – che aumenterà del doppio la capacità produttiva dello stabilimento».

E aumenterà il quantitativo di grano italiano e molisano usato per fare la pasta. Una notizia che è un motivo di soddisfazione per i coltivatori del contratto di filiera. La Spa di Colle delle Api lo scorso anno ha sottoscritto una convenzione con Op Cerali centro sud, organizzazione di produttori presieduta da Herbert Lavorano con 4 cooperative e 600 soci produttori specializzati nella coltivazione dei cereali. Anche nella zona costiera del Molise, tra Termoli, Montenero, Guglionesi, Palata. «Abbiamo sottoscritto contratti di filiera per circa 11mila tonnellate, ma il rapporto è stato favoloso, la qualità ottima con una proteina di 14 e 15, quindi intendiamo triplicare l’anno prossimo i quantitativi per avere un integrale al cento per cento grano italiano».

«Diamo credito agli agricoltori che vogliono migliorare e crescere. Se succederà, e io ci spero e ci credo, noi saremo accanto ai produttori, eviteremo che siano messi in difficoltà da eccessive fluttuazioni di prezzo, garantiremo la premialità». Il grano molisano usato sempre di più da La Molisana: ecco un’altra delle sfide “impossibili” della famiglia Ferro. Rossella non si sbilancia, ma non è difficile intuire che le carte in regola per vincere ci sono tutte, e sono state già sistemate sul tavolo. (mv)

(Pubblicato il 20/07/2017)

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