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Scuole, il Comune ricicla gli infissi: quelli della vecchia ala montati sull’edificio antisismico
Per contenere i costi previsti per l’adeguamento sismico della scuola di via Leopardi l’amministrazione ha deciso di "prelevare gli infissi del blocco A", che sarà demolito, e di utilizzarli per la porzione dello stabile interessato dai lavori. I ritardi per la ’Don Milani’, intanto, preoccupano la Coalizione civica: "In questo periodo l’amministrazione comunale avrebbe dovuto iniziare i lavori per garantire scuole sicure e disponibili per l’inizio del prossimo anno scolastico. E’ gravissimo che non l’abbia fatto ancora".


Campobasso. Almeno un punto fermo nell’intervento di adeguamento sismico della scuola di via Leopardi c’è: gli infissi. Una beffa per gli alunni dell’istituto e per i genitori che attendono con ansia che ruspe e gru si mettano al lavoro per rendere lo stabile più sicuro in caso di terremoto.
Le finestre della vecchia ala, il ‘corpo A’ che sarà abbattuto, verranno montate sulla parte dell’edificio interessata dall’intervento deciso dal Comune di Campobasso e previsto nella relazione al progetto esecutivo redatto dallo studio Nerilli. Per la Coalizione civica, «tutto questo è vergognoso e ridicolo». Da qui riprende la crociata sulle scuole sicure.


A settembre, secondo i calcoli dei ‘civici’, la ‘Don Milani’ non riaprirà. Diciotto classi sarebbero dovute andare in via Leopardi. Ma ancora una volta saranno ospitate, a loro dire, tra l’Università del Molise e il liceo Manzù.
«Ci sono 260 imprese che hanno risposto al bando di evidenza pubblica per l’adeguamento sismico della ‘Don Milani’», l’analisi di Francesco Pilone nella conferenza stampa tenuta oggi, 13 luglio, a palazzo San Giorgio con la collega Carla Fasolino. «Ora sarà effettuato un sorteggio per affidare i lavori ad una delle 25 ditte che hanno i requisiti che presumo inizierà i lavori il prossimo mese. Nel frattempo, sul bando, il Comune di Campobasso ha chiesto un parere all’Anticorruzione dopo le segnalazioni dell’Acem». Ad ogni modo, stringi stringi, «a settembre i ragazzi non andranno in via Leopardi, ma saranno ospitati al liceo artistico Manzù e all’Università».


Il ritardo nell’avvio dei lavori è solo la punta dell’iceberg di una gestione dell’affaire scuole che l’opposizione giudica molto approssimativa. «In questo periodo l’amministrazione comunale avrebbe dovuto iniziare i lavori per garantire scuole sicure e disponibili per l’inizio del prossimo anno scolastico. E invece – rincara la dose il capogruppo di Democrazia popolare - c’è il problema di Mascione: dalla relazione dell’Unimol, che ancora non vediamo, pare che la relazione è molto critica. C’è il problema della scuola dell’infanzia ‘Collodi’ che è stata ospitata in via emergenziale e provvisoria alla Jovine, dove sono stati tolti spazi all’attività ludica e motoria dei bambini che sono stati sacrificati. Da settembre non è cambiato nulla. Abbiamo sentito solo promesse e chiacchiere al vento».

Non solo il Comune, ma anche l’Università del Molise: sono il bersaglio di un attacco incrociato. Le indagini sismiche sulle undici scuole del capoluogo latitano. Finora ne sono state consegnate solo due, quella la ‘Don Milani’ e la perizia sull’istituto di contrada Casale. «E’ gravissimo perché la convenzione stipulata con l’Unimol e pagata 30mila dal Comune prevedeva la consegna di tutte le relazioni entro il 30 giugno», rincara la dose Pilone.
«Mancavano le carte? E dove sono andati a finire gli studi sulla microzonazione effettuati sul territorio all’indomani del terremoto di San Giuliano di Puglia? Quei dati – accusa furibondo – potevano essere utilizzati dal gruppo di lavoro del professore Carlo Callari».

La Coalizione civica boccia il sindaco e la giunta comunale anche dal punto di vista della programmazione: i 17 milioni dell’Accordo di programma firmato tra Regione e Comune non sarebbero ancora stati ‘tradotti’ in progetti esecutivi. E poi «per drenare ulteriori risorse per le scuole della città si potevano richiedere i finanziamenti previsti dal governo nel ‘bonus sisma’ o per ‘Casa Italia’ dove 5 miliardi di euro sono destinati alla messa in sicurezza degli edifici scolastici».

Ecco perché il ‘riciclo’ degli infissi nella vecchia scuola di via Leopardi sembra paradossale. «Nella relazione allegata al progetto esecutivo – insiste la Fasolino - è previsto uno spostamento degli infissi da quello che si andrà ad abbattere all’edificio che sarà riqualificato sismicamente. E’ inopportuno. Abbiamo la possibilità di avere degli incentivi dallo Stato, che prevede un contributo del 65% per la riqualificazione energetica degli edifici. Era una strada che si poteva percorrere, ma non è stato fatto».
L’opposizione civica per questo chiederà il conto al Comune già nel consiglio comunale di domani, oltre a presentare la richiesta di un’assise monotematica.

(Pubblicato il 13/07/2017)

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