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La sentenza della Corte dei conti
Ex direttore Asl condannato a maxi risarcimento. "E’ ingiusto, andiamo in Cassazione"
Al centro del contenzioso giudiziario il licenziamento nel 2000 dell’allora direttore sanitario dell’ospedale ’Cardarelli’ di Campobasso, il dottor Roberto Previati. A distanza di diciassette anni la Corte dei Conti ha condannato l’ex direttore generale dell’Asl numero 3 a pagare più di un milione di euro. Ma il suo legale, l’avvocato Salvatore Di Pardo, è pronto a fare ricorso: "Bonomolo è stato condannato senza nemmeno aver partecipato al processo".


Campobasso. Michelangelo Bonomolo dovrà pagare il licenziamento per ‘ingiusta causa’ del dottor Roberto Previati, l’ex direttore sanitario dell’ospedale Cardarelli di Campobasso che poi venne assunto con lo stesso incarico al San Timoteo di Termoli.

Dopo diciassette anni e l’assoluzione in primo grado della Corte dei Conti, la seconda Sezione centrale di Appello ribalta il giudizio: l’allora direttore della Asl numero 3 ‘Centro del Molise’ dovrà risarcire la stessa azienda sanitaria (attualmente in liquidazione) di un milione di euro.

Il verdetto della magistratura contabile dello scorso 11 maggio è solo l’ultimo capitolo di una storia iniziata nel 2000, quando Bonomolo ha firmato il licenziamento di Previati. Un provvedimento che nel 2005 viene giudicato nullo dal Tribunale di Campobasso, dove si era nel frattempo aperto un contenzioso, alla luce della «mancata previa acquisizione del parere obbligatorio del Comitato dei Garanti».


Due anni più tardi, un nuovo colpo di scena: la Corte d’Appello di Campobasso dichiara nullo la fine del rapporto di lavoro «anche per la natura discriminatoria del licenziamento e per l’incompetenza del direttore generale all’emanazione della sanzione».

Si arriva fino in Cassazione dove viene sancito il debito che l’Azienda sanitaria deve versare all’ex direttore sanitario per circa 1 milione e 700mila euro. Un conto che per la Procura regionale deve saldare in gran parte proprio Michelangelo Bonomolo: lui dovrebbe pagare 1 milione e 18mila euro. Gli altri 700mila euro dovrebbero essere sborsati dal suo successore, Sergio Florio, subentrato nel 2004.

Una richiesta che viene respinta in primo grado nel 2012, quando la Sezione giurisdizionale molisana riconosce l’ “incertezza interpretativa” dell’articolo 23 del contratto nazionale di lavoro che prevedeva il parere di un Comitato dei Garanti, e la mancata prova delle “ragioni di natura politica o discriminatoria” del licenziamento.Insomma, non è Bonomolo a dover pagare.

Ma il giudizio viene capovolto dalla seconda Sezione centrale di Appello della Corte dei conti. In secondo grado i giudici riconoscono la validità della ricostruzione della Procura e l’ex direttore dell’Asl numero 3 viene considerato responsabile delle querelle tra la stessa azienda e Previati.
«La Procura ha diffusamente evidenziato come per la sentenza del Tribunale di Campobasso numero 403/2007 “l’accertata natura discriminatoria del recesso”», «la mancata attesa, come pure in un primo tempo previsto, del “parere del Comitato dei Garanti in via di costituzione». Infine, cita la sentenza numero 500/2009 della Corte di appello di Campobasso che parla di “un atteggiamento sfavorevole precostituito del Bonomolo nei confronti del Previati”, dovuto “principalmente a motivi politici e, in particolare, alla posizione assunta dal Previati nelle elezioni regionali del 2000”».

Quindi, la Seconda sezione centrale di Appello della Corte dei conti conferma «l’intento persecutorio» di Bonomolo e «la sua assoluta incompetenza all’emanazione del contestato provvedimento: per conseguenza, la sua colpevolezza». Da qui la condanna al maxi risarcimento.


Una ‘mazzata’ per l’ex consigliere regionale. Che però non si arrende: tramite il suo legale, l’avvocato Salvatore Di Pardo, annuncia ricorso.

«A mio avviso, la sentenza è profondamente ingiusta e viola il diritto di difesa garantito dall’articolo 24 della Costituzione», l’analisi dell’avvocato Di Pardo. «In primo grado la Corte dei Conti aveva assolto Michelangelo Bonomolo e ha condannato la Procura e la Corte al pagamento di 10mila euro di spese legali perché i fatti sono relativi agli effetti di una controversia derivata dal licenziamento dell’allora direttore sanitario Previati».
Il legale non accetta la tesi della Procura: siccome l’Asl ha dovuto pagare un milione di euro per un licenziamento firmato da Bonomolo, per una sorta di proprietà transitiva è lui che deve corrispondere l’importo all’ex direttore sanitario.

«E’ stato condannato a pagare il milione di euro senza aver potuto spiegare le sue ragioni. Lui ha subito le conseguenze negative di un processo tra l’Asl e il dottor Previati. Se il provvedimento era ingiusto – aggiunge Di Pardo - il nuovo direttore subentrato successivamente poteva riassumere lo stesso Previati».

La storia non finirà qui. Il legale di Michelangelo Bonomolo presenterà ricorso in Cassazione perché «dal nostro punto di vista, la Corte dei conti ha applicato una norma che non esiste: non si possono trasferire gli effetti di una sentenza che è intervenuta tra due parti su una terza parte».

(Pubblicato il 13/07/2017)

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