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Otto anni dopo la sua morte
Morto in missione di pace: 8 anni dopo gli amici lo ricordano con l’impegno negli orfanotrofi
Dodici amici hanno deciso di fondare il ’Comitato molisano caduti per la pace’ per ricordare il caporalmaggiore scelto ucciso il 14 luglio del 2009 in Afghanistan. L’associazione sarà presieduta dalla mamma di Alessandro, la signora Dora Pinelli: "Siamo stati dimenticati dalle istituzioni, ma mio figlio è figlio del Molise, morto nell’adempimento dei propri doveri. Per ricordarlo promuoveremo iniziative a favore dei bambini meno fortunati".


Campobasso. Per chi gli voleva bene l’assenza di Alessandro si fa sentire in ogni momento. «Ogni giorno che passa è sempre peggio, il vuoto è sempre più grande»: quando pronuncia queste parole Nunzio Di Lisio ha la bocca asciutta. Lui è padre del caporalmaggiore scelto Alessandro Di Lisio, il militare di Campobasso che perse la vita il 14 luglio 2009 durante una missione di pace in Afghanistan. Il figlio che venne strappato a lui e alla moglie Dora otto anni fa. «E’ un episodio innaturale - dice ancora - un genitore non può seppellire un figlio».

Ma anche chi lo ha conosciuto non può non ricordare i valori umani. Non è un caso, dunque, se dodici amici – tra cui Luigi Calabrese, Gennaro Ciccaglione, Luigi Pasqualone, Michele Sansone e don Gabriele Teti – hanno fondato il ‘Comitato molisano caduti per la pace’ che porta proprio il nome del caporalmaggiore scelto. L’associazione organizzerà iniziative umanitarie verso i più deboli e negli orfanotrofi.

Il comitato è nato anche per non far sbiadire il ricordo del militare 25enne. «Quando ci fu l’incidente, le istituzioni nazionali e regionali – ricorda la mamma, Dora Pinelli, che sarà anche presidente del comitato – fecero sentire il proprio affetto, ma nel momento in cui si sono abbassati i riflettori, il loro atteggiamento si è fatto più distante. Il comitato, dunque, partendo dalla nostra esperienza, vuole richiamare l’attenzione sul tema, colmando la distanza tra i familiari e le autorità istituzionali, costituendo una rete sul territorio».

Eppure, scandisce con fierezza, «mio figlio è il figlio della terra molisana ed è morto da eroe nell’adempimento del proprio dovere, diventando figlio di tutta la nazione. Per ricordarlo, il comitato rivolgerà le attenzioni a favore dell’infanzia e dei bambini senza famiglia accolti in orfanotrofio. Un impegno civile per ricordare chi, come Alessandro, è morto in difesa dei diritti umanitari».


L’esempio del paracadutista sarà presentato ai giovani, la generazione 4.0 da cui il parah morto a causa di un attentato è lontano anni luce.
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Sulla sua storia è stato scritto anche un libro dalla giornalista Daniela Lombardi.


«Alessandro ha avuto un appuntamento con la storia internazionale, dopo essersi preparato a un percorso di successo nell’Esercito del popolo, così come costituzionalmente riconosciuto», il ricordo della professoressa Adele Fraracci. L’insegnante ha conosciuto il ragazzo da docente di storia e filosofia di Alessandro Di Lisio al Liceo scientifico ‘Alberto Romita’ tra il 1998 e il 2003.

«Il destino, il fato, la provvidenza, così come la vogliamo chiamare dipendono dalla storia che ci costruiamo. Da dove decidiamo di vivere e fare. Così ognuno di noi contribuisce a scrivere la storia», le parole della professoressa. In Afghanistan Alessandro aveva il compito di bonificare le strade dalle mine. E proprio una bomba l’ha ucciso proprio quando aveva iniziato a programmare il suo futuro durante una missione di pace, organizzata per aiutare la poverissima popolazione locale. Un sostegno che sarà continuato in chiave locale nel nome di Alessandro.

(Pubblicato il 12/07/2017)

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