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Politica
Acqua pubblica, Egam diventa una mina anche in Comune: la maggioranza diserta l’Aula
Sei consiglieri comunali non si sono presentati ieri mattina, 12 luglio, per la prima seduta dell’assise di palazzo San Giorgio dedicata all’adesione all’ente che gestirà il servizio idrico. Le opposizioni sono uscite dall’Aula non garantendo il numero legale. Ed è polemica: «E’ l’effetto delle manovre per le Regionali e della nascita dell’Ulivo 2.0», sottolineano dal Movimento 5 Stelle.


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Campobasso. I più, dalla maggioranza, erano convinti che la partita su Egam sarebbe stata chiusa nella prima convocazione del Consiglio comunale. Palazzo San Giorgio era pronto ad aderire all’ente che gestirà il servizio idrico integrato e istituto dalla Regione, inserendo nella delibera portata in Aula alcune ‘clausole di salvaguardia’, per usare le parole del presidente dell’assise Michele Durante.
Insomma, a differenza dei colleghi di palazzo D’Aimmo che hanno impiegato mesi per trovare la quadra sulla legge, l’assise civica campobassana avrebbe pure rivendicato «qual è il concetto di acqua per il Comune di Campobasso: pubblica, di accesso universale e non soggetta alla logica del profitto, ovvero della remunerazione del capitale investito».

Peccato che poi le cose non sono andate come da copione. Le opposizioni non sono state disposte a fare da stampella alla maggioranza e, quando hanno intuito che non c’erano i numeri, sono uscite dall’Aula. Quindici i consiglieri presenti più il sindaco Antonio Battista: troppo pochi per iniziare i lavori. Il banco dunque è saltato tra le urla di qualche consigliere di minoranza.

All’appello del segretario generale del Comune non hanno risposto ben sei esponenti della coalizione di Antonio Battista: Gianluca Maroncelli di Segnale Civico, il consigliere del Partito democratico Carlo Landolfi, Michele Coralbo (approdato a novembre in maggioranza), Maurizio D’Anchise del Partito comunista, i dissidenti Michele Ambrosio e Sabino Iafigliola. Questi ultimi ne hanno approfittato per lanciare l’ennesimo segnale di insoddisfazione nei confronti del primo cittadino.
Quando è caduto il numero legale, a più di qualcuno non è sfuggita l’espressione del suo volto: Antonio Battista era amareggiato. Anche perché il Comune di Campobasso ha già ricevuto una diffida dalla Regione per la mancata adesione a Egam.
«Erano quasi tutti assenti giustificati», ha spiegato il presidente del Consiglio Michele Durante. Che ha stigmatizzato l’atteggiamento della Coalizione civica e del Movimento 5 Stelle: «Credo che questi argomenti interessavano tutti, maggioranza e opposizione».
Le opposizioni invece l’hanno definito un passo falso della maggioranza. L’ennesimo commesso in tre anni di mandato: forse si contano sulle dita delle due mani le volte in cui il centrosinistra ha approvato le delibere in prima battuta, quando i numeri richiesti per l’approvazione di un provvedimento sono più alti. La luna di miele, si sa, è finita bruscamente e prima del previsto: della maggioranza si è parlato più che altro per l’alto tasso di litigiosità interno.Fibrillazioni aumentate ora alla luce del quadro regionale, delle manovre in vista delle prossime Regionali e dalla distanza tra Paolo di Laura Frattura e Roberto Ruta che hanno i ‘propri’ esponenti nel Pd di Palazzo San Giorgio.


Per il Movimento 5 Stelle le trattative elettorali tengono sotto scacco la maggioranza. «Mai come adesso il Consiglio comunale subisce gli effetti dei riposizionamenti in vista delle Regionali», ha osservato SimoneCretella. «Prendiamo atto che la maggioranza non c’è più. Forse hanno fatto un patto per tirare avanti e concludere la legislatura. Ma fatti del genere non si sono mai visti nemmeno durante la legislatura di Gino Di Bartolomeo che solo nell’ultimo anno ha perso compattezza. La maggioranza di Antonio Battista non è mai compatta, dall’inizio della legislatura non è mai stata approvata una delibera a pieni numeri. L’effetto dell’Ulivo 2.0 si fa sentire».
«La maggioranza si sarebbe dovuta presentare compatta, anche perché c’erano anche delibere importanti da approvare, come quella sull’Area urbana dal momento che si rischia di perdere i finanziamenti. Invece, ci sono i soliti malumori», ha incalzato Roberto Gravina.
Pure i civici hanno bocciato l’atteggiamento di Battista e i suoi. «La maggioranza ha dimostrato ancora una volta che ci sono problemi di tenuta», l’analisi del capogruppo di Democrazia Popolare Francesco Pilone. «La seduta del Consiglio per votare l’adesione a Egam era stata convocata con urgenza, e poi la maggioranza non si è nemmeno presentata. E’ gravissimo».
Dell’adesione a Egam si parlerà lunedì 17 luglio, nell’ultima occasione utile per aderire all’ente. Pena il commissariamento dell’ente che perderebbe l’importante chance di rappresentanza politica nel comitato d’ambito composto dai sindaci dei principali comuni.

(Pubblicato il 13/07/2017)

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