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Politica
Centrodestra e centrosinistra unite e divise su Patriciello, alleato scomodo ma vincente
Nessuno lo vuole ma tutti lo corteggiano. L’europarlamentare Aldo Patriciello è il pomo della discordia nei due maggiori schieramenti politici regionali. Nel centrosinistra Roberto Ruta e Danilo Leva hanno preso le distanze da Paolo Frattura nel «no con Patriciello e Forza Italia». Nel centrodestra Iorio, nel rivendicare la sua coerenza, lascia Forza Italia e inchioda il suo ex collega di partito all’alleanza con il Pd. Mosse che invece di allontanare l’Aldo regionale sembrano segnali di corteggiamento. Iorio, lasciandogli il pallino di Forza Italia in mano, spera che l’imbarazzo creato possa farlo tornare indietro e ricostruire la squadra vincente del 2001 e 2006. Ruta e Leva con il loro «non ci candidiamo» invitano, indirettamente, Frattura a farsi da parte e aprire a un nuovo Ulivo magari guidato da Antonio Di Pietro. Dove, tuttavia, non sarebbe preclusa la presenza di Rialzati Molise.


di Alessandro Corroppoli

Tutti ne parlano, tutti ne prendono le distanze ma tutti, o quasi tutti, lo vorrebbero come alleato. Aldo Patriciello, europarlamentare di Forza Italia, è il pomo della discordia sia all’interno della compagine di maggioranza di centrosinistra che in quella di minoranza di centrodestra. Da un lato il Presidente Frattura ha trovato in lui, e nel suo movimento civico (Rialzati Molise), un alleato fedele che ha saputo appoggiarlo e sostenerlo nei momenti di difficoltà. Sull’altro versante Michele Iorio, invece, vorrebbe farlo tornare sui suoi passi, dividerlo da Frattura in forza della differente appartenenza politica per avere più chance nel riprendersi il timone di guida della Regione. I due leader, tuttavia, devono fare i conti con i loro rispettivi alleati, o ex: Frattura deve fronteggiare una scissione a sinistra che vede nel «no con Patriciello» uno degli assi portanti; Iorio deve tranquillizzare i "falchi" della sua coalizione che non vedrebbero bene un suo eventuale ritorno in coalizione.

Qui centrodestra
Tra i tanti nomi fatti sino ad oggi, nella compagine di minoranza regionale, quello di Michele Iorio, nonostante non piaccia a molti, è il nome che meglio di altri è riuscito a fare sintesi tra le varie anime. L’ex Governatore, forte di questa sua posizione si è già lasciato andare a delle dichiarazioni che hanno fatto storcere il naso a qualcuno. A Forza Italia, ad esempio, quel recente «se la gente me lo chiede, sono pronto a ricandidarmi» non è andato proprio già. Tanto che, prima, Giacomo Papa, coordinatore provinciale del partito, e poi Nunzia De Girolamo, coordinatrice regionale, hanno posto uno stop alla nuova corsa di Iorio verso Palazzo Vitale. I forzisti molisani vogliono un confronto con il resto della coalizione e discutere su nomi e programmi senza fughe in avanti. L’idea è quella di riproporre il “modello Liguria” dove il centrodestra ha vinto sia alle Regionali che nelle ultime Amministrative di primavera, conquistando Genova. L’obiettivo, quindi, sarebbe quello di individuare personalità che operano fuori dalla politica ufficiale, e pescare nella cosiddetta società civile. E di nomi, non molto a dire il vero, ne circolano: l’ex Presidente del Tribunale di Isernia, Vincenzo Di Giacomo, il Rettore dell’Università degli Studi del Molise, Gianmaria Palmieri (nome per altro che gira anche in ambienti vicini al centrosinistra) e quello dell’ex pubblico ministero del Tribunale di Campobasso Fabio Papa, che sarebbe stato proposto dall’ex consigliere regionale Massimo Romano.

Ma, come detto, Iorio in questa griglia di nomi parte in pole position. In questi mesi non solo si è fatto strada sfruttando il suo ruolo di consigliere regionale, la sua rete di amicizie ma, soprattutto, è stato strategicamente abile quando nel febbraio di quest’anno ha abbandonato Forza Italia per approdare nel movimento dell’onorevole Raffaele Fitto, Direzione Italia. Una mossa che da un lato gli garantisce massima libertà d’azione essendo lui il referente principale del Movimento politico in Molise, e dall’altro responsabilizza e imbarazza l’altro pilastro del partito di Berlusconi, Aldo Patriciello. L’onorevole venafrano, attraverso il movimento civico Rialzati Molise, è uno degli alleati più fedeli del Governo di centrosinistra targato Frattura. Un’alleanza rivendicata anche recentemente, quando ha definito l’azione amministrativa del Presidente della Regione “di alto spessore politico e morale”. Un cambio di casacca "malizioso", quello di Iorio, che ufficialmente lo separa dal suo ex collega di partito ma con l’obiettivo, a lungo andare, di cercarne una nuova alleanza politica.


Qui centrosinistra
Nella maggioranza regionale si sta consumando una battaglia nel nome della sanità pubblica, del lavoro e dell’ambiente ma anche nel «no con Patriciello». Il nuovo Ulivo, creato e voluto in primis dagli onorevoli Roberto Ruta e Danilo Leva, fa dell’alleanza governativa tra Pd e Rialzati Molise (il movimenti civico guidato da Vincenzo Cotugno cognato di Aldo Patriciello) il vero pomo della discordia. Un’alleanza, ricordiamo, benedetta dagli stessi parlamentari nel 2013. «Bisogna tornare ad un centrosinistra vero, puro»: questo è il motto con il quale i due parlamentari molisani hanno amalgamato attorno a loro una mini coalizione composta dai Comunisti Italiani, Possibile, Mdp - Articolo uno, Italia dei Valori, Sinistra e Libertà e minoranza Pd.

L’alleanza politica tra Patriciello e Frattura nasce tra la primavera e l’estate del 2012, quando l’attuale Governatore sedeva tra i banchi dell’opposizione del consiglio regionale e l’europarlamentare molisano ufficialmente faceva squadra con l’allora Presidente Iorio, mentre il ricorso giudiziario sul regolare svolgimento delle consultazioni era in piena fase processuale.
In quei pochi mesi di legislatura si consumò lo strappo definitivo tra i due “giganti” di Forza Italia. Uno strappo iniziato nell’estate del 2011 quando Patriciello, stando ai rumors dell’epoca, non vedeva di buon occhio l’ennesima candidatura di Michele Iorio a Governatore. Il politico venafrano spingeva affinché a guidare la colazione ci fosse Mario Pietracupa, ex Presidente del Consiglio regionale e suo cognato. La vittoria di quest’ultimo poi, arrivata per una manciata di voti e immediatamente contestata, non ha fatto altro che alimentare e allargare una crepa già in atto. L’esito del ricorso, che dichiarò nulle le consultazioni del 2011, e il conseguente ritorno alle urne nel 2013, favorì la vendetta o la rivincita di Aldo.


Favorito anche dai buoni rapporti imprenditoriali con Frattura, fu semplice "mascherare" l’appoggio al centrosinistra attraverso la creazione di un movimento civico "Rialzati Molise", nelle cui fila viene eletto Vincenzo Cotugno, ex sindaco di Venafro, ex Presidente di Finmolise e suo cognato, che attualmente è Presidente del Consiglio regionale. Alleanza vista di buon occhio dall’allora segretario del Pd Danilo Leva. «Paolo Di Laura Frattura rappresenta il trait d’union tra i moderati di Centrosinistra e quelli di Centrodestra». Alleanza benedetta anche da Roberto Ruta il quale, durante una conferenza stampa all’Hotel San Giorgio, nella primavera del 2011 alla vigilia della elezioni per la Provincia di Campobasso, annunciò che Paolo Frattura sarebbe stato l’uomo sul quale la maggioranza del Pd avrebbe riversato i suoi voti durante le primarie del settembre successivo.

Ruta, Frattura e Patriciello: un triangolo destinato a stare insieme, a dividersi e a tornare insieme.
Sino al 1998 sia Ruta che Patriciello (e Iorio) militavano nell’allora Partito Popolare italiano, guidato dall’onorevole Franco Marini, nato dalle ceneri della Democrazia Cristiana colpita a morte dagli scandali di tangentopoli. Nel 1996 Iorio e Patriciello, con il Partito Popolare, sostengono l’Ulivo guidato da Marcello Veneziale per la conquista della maggioranza regionale. Un idillio che dura due anni perchè nel febbraio del 1998 i consiglieri regionali del Partito Popolare Italiano molisano, guidati da Michele Iorio, sfiduciano la giunta regionale.
Qui le strade di Ruta e Patriciello si dividono e quest’ultimo inizia un percorso di avvicinamento a Forza Italia che avviene solo dieci anni dopo, nel 2008. Partito, quello di Berlusconi, nel quale ha già avuto le sue prime esperienze elettorali Paolo Frattura, che nel 2000 e nel 2001 si candida senza ottenere un numero di voti sufficienti per essere eletto. La fortuna gira nel 2013 quando tutti e tre remano dalla stessa parte: Frattura diventerà Presidente di Regione a febbraio, Ruta verrà eletto al Senato della Repubblica qualche mese più tardi e Patriciello realizzerà la sua "vendetta" politica nei confronti di Michele Iorio.


Le strade ora potrebbero dividersi, e il condizionale è d’obbligo, per l’iniziativa scissionista di Ruta e compagni. Dietro agli slogan su sanità pubblica e lavoro ai giovani ci sono quel “noi non ci candidiamo” e “non faremo primarie, ma stiamo vagliando personalità della società civile”, pronunciati in occasione della presentazione del nuovo Ulivo, che svelano il vero obiettivo della proposta politica. Parole da leggere come un’apertura verso la maggioranza del centrosinistra, un ultimatum a Frattura per fare un passo indietro e raggiungere un nuovo equilibrio e una nuova unità. Dal canto suo Micaela Fanelli, segretario regionale del Pd, è stata strategicamente impeccabile nella replicare, parlando in nome della coalizione che attualmente sostiene il Governo e la maggioranza regionale, evitando la solita guerra fratricida all’interno del Pd molisano. Entrambe le compagini evocano l’unità, la ricercano. L’unico modo, ad oggi, per ritrovarla è che Paolo Frattura lasci libera la casella da candidato premier regionale.


Il «noi non ci candidiamo» è, in sostanza, anche un invito a non candidarsi all’attuale Presidente, a farsi da parte e magari a puntare su altri, anche se chi sono non è precisato. Ma se i vari Ruta, Leva e Frattura si facessero tutti da parte, chi guiderebbe il centrosinistra unito alle elezioni del 2018? Il nome più gettonato nelle stanze delle indiscrezioni sussurrate è quello di Antonio Di Pietro, che pare abbia recentemente rifiutato un incarico da assessore esterno alla Regione Lombardia. Potrebbe essere l’uomo giusto per riappacificare tutte le anime: non ci sarebbero primarie, e neanche veti. Ben visto dagli scissionisti e primo sponsor di Frattura. E il rapporto con l’alleato Patriciello? Anche qui le strade si intrecciano e si ritroverebbero tutti insieme: già in questa legislatura Di Pietro (figlio) e Cotugno (cognato di Aldo) amministrano insieme le sorti della regione. Cosa potrebbe impedire loro di farlo anche in futuro, una volta sistemate le caselle vuote di Frattura, Ruta e Leva? D’altronde, se tutte le strade portano a Roma, in Molise tutte le alleanze portano a Patriciello.

(Pubblicato il 10/07/2017)

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