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PRIMONUMERO - CITTA' IN RETE
La Vida Welness
 
1959-2017
Le domande che vi faranno agli orali e le "raccomandazioni” ai candidati (e ai loro genitori)
Proponiamo ai lettori, specialmente agli studenti, un brillante articolo scritto da Cesare Marchi per il Settimanale Oggi del 1959. Consigli ai candidati che devono sostenere l’ultima prova della maturità, gli esami orali, e anche qualche dritta divertente per le mamme e i papà sulle raccomandazioni. Una pratica che, in Italia, anche sessant’anni fa, trovava terreno fertile. Un pezzo di giornalismo che resta attuale e utile, per presentarsi alla commissione nel modo migliore e per non dimenticare il passato. "Ci aiuta a vivere meglio il presente" osserva il dottor Roberto Regnoli, che nella soffitta della abitazione di famiglia ha scovato una vecchia raccolta di giornali "che mia madre non ha mai buttato, come tutto il resto..." . E che ha pensato di regalare a Primonumero visto che siamo proprio in tempo di esami. Buona lettura!


Ecco le domande che vi faranno agli orali
Davanti ai commissari è necessario soprattutto mantenersi calmi. Gli imponderabili che possono influenzare in bene e in male il corso di un esame. Le famose raccomandazioni sono di solito inutili e spesso ottengono l’esito contrario.

«Concludiamo questa breve serie di consigli agli esaminandi, consigli che non hanno alcuna pretesa né di essere infallibili né di esaurire l’argomento. Parlando delle prove orali, da alcuni anni è stato tolto il carattere eliminatorio alla prova scritta di italiano sì che anche l’infelice autore di un infelice tema può sempre sperare di riscattarsi agli orali.

Niente astruserie
Sono le 8:30, la Commissione è riunita al tavolo e dà un’ultima occhiata all’elaborato dello studente che sta entrando, il primo in ordine alfabetico, pallido in volto, il fiato sospeso, il cuore che batte alle tempie come un creditore all’uscio di un fallito.
A questo punto non sarà mai raccomandata abbastanza la calma. Riferivano i giornali che qualche giorno fa, a Novara, in una scuola d’avviamento, uno studente dodicenne interrogato in matematica si è talmente impressionato alla prima domanda, da cadere al suolo, svenuto, battendo il capo contro il termosifone e riportando una ferita guaribile in 10 giorni.
Ma la calma - obietterà qualcuno - è come il coraggio di don Abbondio: chi non ce l’ha non se la può dare. Verissimo. Ci sono degli esaminandi, specie alle inferiori, che si agitano anche se il commissario li accoglie il col più paterno sorriso. È difficile convincere il ragazzino dell’ “ammissione” che il professore seduto davanti a lui è un maestro come quello di quinta elementare, con la differenza che ha studiato qualche anno di più; un uomo come un altro che non ha alcuna parentela con l’Orco delle favole. Una sola cosa ha il potere di irritarlo: sentire il ragazzino ripetere a memoria, pappagallescamente, le pagine del testo. Un ragazzo veramente in gamba sarà quello che, pur sapendo le cose a memoria, riuscirà a non darne l’impressione. Per il resto, non ha nulla da temere, le disposizioni ministeriali sono schierate in suo favore.

Appena arrivato davanti alla commissione, il candidato guardi in faccia i professori. Oltre alla eventualità di trovarli simpatici, ottiene il vantaggio di rendere simpatico se stesso. Poi parli a voce alta, chiara, ostentando magari una sicurezza che non c’è. Prima di rispondere fatevi ripetere la domanda: servirà ad accertarvi di aver capito bene e anche, cosa non trascurabile, a guadagnare tempo. Ma se per caso imbroccate un argomento a voi ben noto, non rovesciate fuori, a valanga, tutto lo scibile in materia. Procedete per gradi e con ordine, senza costringere l’altro ad ascoltare aneddoti o particolari debolmente collegati al tema. In fin dei conti il segreto per affrontare bene ogni domanda consiste nello scomporla dentro di noi in quattro sotto-domande: chi, quando, dove, perché, e quindi rispondere.

Molti vanno ad assistere alle interrogazioni dei compagni: ottima idea, perché oltre a rinfrescare la memoria della materia si vengono a conoscere gli argomenti preferiti dal commissario, il quale, fatalmente, finisce con ritornare sempre sulle stesse domande, fornendo preziose indicazioni agli esaminandi del giorno dopo.
Si può all’orale sostenere tesi personali, opinioni discordanti da quelle ufficiali, del testo o del professore? La risposta è sì, purché si tratti di opinioni sincere, di idee sentite e convinte, non di materiale rubacchiato in biblioteca (o, come diremmo oggi, su Google, ndr)


Cosa ha studiato di bello?
Sarà anzi l’esaminatore il primo rallegrarsi di trovarsi davanti a gente che ragiona con la sua testa tra i pappagalli che ripetono meccanicamente frasi standardizzate del tipo “la Corsica è un’isola dalla forma di pugno con l’indice puntato contro la Liguria”, oppure “l’Umbria è verde e mistica, terra di santi e di poeti, priva di sbocchi sul mare”. Fra i pappagalli e i cervelli autosufficienti che riescono a esprimersi con parole proprie e magari inventano un’altra metafora al posto di quella stantia dell’indice puntato i secondi hanno la meglio. Devono avere la meglio, se scuola significa capacità di ragionare, non di ripetere. Talvolta però ci si imbatte nel commissario pignolo che chiede fedeltà pronta, cieca, assoluta al libro.

Può capitare. Fa parte di quegli imponderabili che possono intervenire a influenzare in bene o in male il corso di un esame. Ecco un breve elenco di questi famosi imponderabili. 1. Il giornale radio della mattina annuncia un congruo aumento degli stipendi dei professori. 2. Improvvisa indisposizione del commissario di Scienze sì che il relativo esame viene fatto, indulgentemente, da quello di matematica. 3. Nel momento più scabroso della interrogazione di greco, entra il bidello a portare la birra. 4. Commissario: “Di dov’è lei?” Candidato: “Di Nervesa della Battaglia” Commissario: “Nervesa della Battaglia? Ci sono stato durante la guerra del 15-18, sottotenente degli alpini. C’è ancora quella trattoria in fondo al paese?”. Candidato: “Come no, adesso si sa l’hanno rifatta nuova”. Commissario: “Santo cielo quanti anni sono passati.. bene bene mi dice che cosa ha studiato di bello?” 5. Il presidente della commissione entra e mostra ai colleghi un articolo di Montanelli contrario, diciamo così, al latino.6. Agli iscritti sedersi, senza saperlo, vicino a un “cannone” dalla calligrafia enorme come quella di D’Annunzio. 7. Sempre agli scritti non ricordare bene la dislocazione dei temi nascosti sotto la camicia, esempio zona pancreas-milza tema sul Parini, zona fegato-appendice, tema sul Pascoli. Più di un candidato è stato bocciato in italiano per aver confuso al momento dell’estrazione il fegato col pancreas.

Abbiamo detto sopra che nonostante l’ampiezza dei programmi, fatalmente i commissari finiscono col ricadere sullo stesso gruppo più o meno numeroso di domande delle quali un matematico paziente potrebbe stabilire, con buona approssimazione, la periodicità. Un’indagine condotta l’anno scorso su alcune scuole prese come campione ci ha permesso di accertare che esistono domande probabili al 10 per cento, oltre al 90 per cento.
Grazie alla collaborazione di numerosi insegnanti, da noi interpellati, abbiamo potuto redigere un elenco, necessariamente parziale, delle domande più frequenti che qui pubblichiamo a puro titolo di cronaca.
Storia e Geografia. Cause delle guerre puniche. Il primo triumvirato. Le lotte sociali in Roma. Il passaggio dell’impero dalle dinastie ereditaria quelle adottive. Concetto e sviluppo del diritto di cittadinanza. La Tetrarchia di Diocleziano. Somiglianze e differenze nel rilievo delle due Americhe. Rete Ferroviaria degli Stati Uniti. Origine del nome Florida. Qual è la massima altezza delle Ande. Quali regioni dell’America nord e sud sono comprese entro i due circoli polari. Correnti marine che partono e arrivano in questo continente. Zone morfologiche del Messico. I maggiori bacini fluviali del Sudamerica. Perché si dice Terra del Fuoco?

Matematica e fisica. Che cosa sono un limite e una derivata. Calcolo e definizione di un integrale definito o indefinito. Le proprietà dei coefficienti binomiali. Il teorema delle tre perpendicolari. La cellula fotoelettrica.

Latino. Quale poeta latino fu spiritualmente più romantico? (Catullo). Come chiama Orazio le sue Satire? (Sermones). Chi pubblicò il De rerum Natura di Lucrezio? (Cicerone non si sa se l’oratore o il fratello Quinto). L’opinione di Cicerone nei confronti degli epicurei. L’ideale politico di Tacito. Gli apologisti e padri della Chiesa, due fasi fondamentali della prosa latina cristiana. Che significa l’eclettismo di Cicerone. I due più notevoli scrittori latini di stile non ciceroniano (Tacito e Seneca).


Greco. L’ultima commedia scoperta di Menandro (Il misantropo). Concetti fondamentali della storia di Polibio. Distinzione tra causa e pretesto e inizio degli avvenimenti storici. Qual è la più antica testimonianza sull’origine e lo sviluppo della tragedia Aristotele nella Poetica? Qual è l’opera di Luciano che ha avuto fortuna nella letteratura latina e italiana? (Lucio o L’asino di cui derivarono Le Metamorfosi di Apuleio e L’asino d’oro del Firenzuola). Il romanzo di Dafni e Cloe.

Italiano. Data la mutevolezza del programma a seconda della scuola e delle insegnante più difficile redigere una tabella delle domande probabili. Ricordino tuttavia i candidati alla maturità e all’abilitazione che in 9 esami su 10 capita infallibilmente una di queste domande: o le origini del dolore leopardiano o l’umorismo del Manzoni o la vita avventurosa del Foscolo o la Scapigliatura.

Le raccomandazioni
Un discorso sugli esami non sarebbe completo senza un breve capitolo sulle raccomandazioni.Parliamoci chiaro, in Italia la pratica della raccomandazione non accenna a diminuire. In un paese dove perfino una lettera, se vuol giungere a destinazione, deve essere raccomandata, nessuno vorrà meravigliarsi se qualche padre di famiglia urta in mille modi per far giungere alla destinazione del diploma il proprio figlio, raccomandandolo perché è un campione senza valore.
Nell’imminenza degli esami si vanno a scovare vecchie amicizie di collegio e di vita militare, oppure recenti conoscenze fatte in villeggiatura. Tutto viene messo a partito: il parente dell’amico, l’amico del parente, nella speranza di arrivare fino al presidente della commissione esaminatrice o almeno fino alla moglie o ad un suo parente in terzo grado.

Del resto raccomandazioni se ne sono fatte sempre, da che mondo e mondo. Sentite come le descriveva il Carducci al professor Gino Rocchi: “Bologna, 26 giugno 1884. Caro Gino, deve prendere gli esami, per una classe del ginnasio, Emilio Acerbi, figliolo del generale Acerbi, garibaldino. L’anno passato fu respinto non so in che materia. Quest’anno ha studiato molto privatamente. Per quanto la giustizia lo permetta, la prego ad avere attenzioni a lui per amore e cura di un povera madre vedova”.
Talvolta l’intermediario può essere un mattacchione come Lorenzo Stecchetti il quale, tanto per togliersi da torno una signora invocante una raccomandazione per il commediografo Alfredo Testoni, la mandò all’amico con un biglietto chiuso che diceva: “Ti presento e raccomando la signora M…ari – lavativo senza pari - e senz’altro te la mando. E’ una donna molto retta, rompiscatole perfetta. Deh, tu accoglila perché possa romperle anche a te!”.

Una raccomandazione come questa che potremmo definire di tipo liberatorio, produce più male che bene. Non credano i cacciatori di raccomandazioni che nell’autorevole personaggio o nell’influente amico, assediato da lettere e da telefonate, non possa rispuntare, magari per un attimo, l’anima del beffardo Stecchetti. Senza poi dire che, nei commissari, le raccomandazioni generano un fastidioso senso di imbarazzo determinando nei più scrupolosi un maggiore rigore proprio nei confronti del raccomandato.

Profilo personale
La migliore raccomandazione resta sempre una buona preparazione, remota e non affrettata, ottenuta con lo studio metodico; un ragionato e serio svolgimento delle prove scritte; una disinvolta esposizione agli orali. Si aggiungano, a favore dei candidati le “raccomandazioni” rivolte dal Ministero a tutte le commissioni esaminatrici, con l’invito di voler tener conto anche delle pagelle dell’anno scolastico, qualora il candidato inopinatamente cada all’esame. Si aggiunga tutta la serie di provvedimenti intesi a facilitare agli alunni l’arduo cammino dell’esame, che vanno dall’istituzione del commissario interno per l’abilitazione e la maturità (difensore d’ufficio dei candidati interni contro i commissari esterni) alla redazione del “profilo personale” (una specie di carta di identità). Gli studenti ben preparati hanno dunque fondato motivo di affrontare gli esami con tranquillità. A costoro e anche agli altri: in bocca al lupo».


Cesare Marchi

(Pubblicato il 28/06/2017)

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