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Cronache
Guerra del Lidl: Consiglio di Stato rimanda tutto al Tar. Confermato sequestro terreno
Nuova ’puntata’ della querelle giudiziaria tutta interna alla famiglia Potito per la costruzione del terzo centro commerciale in città. Il Consiglio di Stato ha ’ripassato la palla’ ai giudici amministrativi. Intanto il 21 giugno il Tribunale civile di Campobasso ha confermato il sequestro dell’area. La Potito spa evoca risarcimenti milionari: "Perdiamo 2.700 euro al giorno per il blocco del progetto".


Campobasso. Chissà se prima o poi sarà stipulato l’armistizio per la ‘guerra del Lidl’. Il terzo centro commerciale di Campobasso non trova consensi in tutta la cittadinanza. E soprattutto non piace a una dei componenti della famiglia Potito, proprietaria di un lotto del terreno di contrada delle Api. Laura Potito ha deciso di mettersi contro gli altri tre fratelli Luigi, Alfredo e Filomena. Gli strascichi giudiziari della vicenda si sono intrecciati con i ritardi della burocrazia e dell’amministrazione comunale.
E così oggi, in questo caldo sabato di fine giugno, mentre la gran parte delle persone sta ‘lucidando’ pinne, fucile e occhiali per andare al mare, si consuma l’ennesima puntata della ‘guerra dei Roses’ campobassana.
Il 22 giugno il Consiglio di Stato ha deciso di rimandare al Tar Molise la decisione sulla costruzione dell’immobile da destinare a centro commerciale.
Un progetto inserito nell’ambito della convenzione urbanistica approvata nel 2003 dall’allora commissario ad acta del Comune di Campobasso e prorogata nei mesi scorsi dalla giunta Battista (provocando i mal di pancia degli assessori contrari). Un passaggio amministrativo necessario per il cambio di destinazione d’uso dell’area da agricola a commerciale. Parliamo di un terreno di 12mila metri quadrati. Una condizione fondamentale per avviare la costruzione del Lidl e per l’apertura dei punti vendita di Trony e Risparmio Casa che pare abbiano già stipulato i primi contratti con la Potito spa.

Un mese dopo il pronunciamento del Tar Molise i giudici di palazzo Spada riconoscono che, in fase di dibattito nel Tribunale di via San Giovanni, non è stata rispettata l’integrità del contradditorio chiamando tutte le parti interessate. In parole povere, la sospensiva al progetto è stata concessa senza sentire tutte le controparti. Dunque, palla al centro. Il secondo tempo della partita, che dovrà essere disputato da tutti i giocatori, si svolgerà il 27 settembre nell’udienza di merito.

Un giudizio che soddisfa Alfredo Potito, amministratore della Potito spa. Che ora evoca richieste risarcitorie ingenti: «La Potito spa subisce danni per 2.700 euro per ogni giorno di ritardo», sottolinea.


Tuttavia, in questa vicenda c’è un altro filone. Nella sua ordinanza il Consiglio di Stato prende atto che il 3 maggio scorso il Tribunale civile del capoluogo molisano hanno disposto il sequestro dell’area. Un sequestro confermato lo scorso 21 giugno, il giorno prima del pronunciamento dell’organo supremo di giustizia amministrativa.

Il giudice onorario Michele Dentale nomina pure un custode che dovrà periodicamente «rendere il conto dell’amministrazione dei beni sequestrati» al centro della contesa dei Potito. Inoltre, esplicita che il frutto di tali beni debbano confluire «su un conto corrente acceso dal custode presso un istituto di credito di rilievo nazionale» per poi «essere ridistribuito in base all’esito del giudizio». Infine, il custode è incaricato di gestire i rapporti commerciali con le ditte con cui la Potito spa ha già stipulato i contratti commerciali.

Una querelle dunque senza esclusione di colpi nella famiglia dei re dei rubinetti che sono intenzionati a rifarsi pare sulla spalle del Comune della perdita di tempo e soldi. Per palazzo San Giorgio sarebbe un’altra bella grana dopo il contenzioso con l’ex Ariston.

(Pubblicato il 24/06/2017)

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