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La vertenza
Tfr ’in cambio’ del licenziamento. I ragazzi del call center 3G votano l’intesa: 129 sì, 16 no
Oggi, 21 giugno, nel corso di due assemblee, i lavoratori del call center di Campobasso hanno espresso il loro assenso sull’ipotesi di accordo stipulato ieri al Ministero del Lavoro. Angelo Licameli (rsu): "Non fa piacere a nessuno fare sacrifici, ma così evitiamo il licenziamento". La Slc Cgil si smarca: "Non abbiamo firmato perchè si chiede ai lavoratori di scegliere tra occupazione e diritti".


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Campobasso. Alla fine hanno scelto il male minore pur di salvare il posto di lavoro: il blocco del Tfr per tre anni. E’ il succo dell’accordo firmato ieri, 20 giugno, al Ministero del Lavoro dai sindacati Ugl, Uilcom e Fistel Cisl alla presenza dei rappresentanti dell’azienda. Un’intesa che salva i 197 dipendenti, tra quelli del capoluogo molisano e quelli di Sulmona, per i quali la 3G aveva avviato a dicembre del 2016 la procedura di licenziamento.

L’intesa è stata sottoposta oggi all’attenzione degli operatori del call center di Campobasso che ne hanno discusso in due distinte assemblee sindacali nella sede di via San Lorenzo. 129 sì, sedici no: questo l’esito della votazione. Per molti di loro è impensabile perdere il lavoro: molti hanno una famiglia da mantenere o il mutuo da pagare.

«Stipulare un accordo in deroga a quello che è il contratto nazionale non fa piacere a nessuno, ma siamo tutti consapevoli del momento di difficoltà dell’economia in generale e soprattutto dell’economia molisana, in particolare i call center. A queste difficoltà bisogna aggiungere la deregolamentazione del settore che parte dalla situazione nazionale. Dunque, non fa piacere a nessuno rinunciare a un diritto sancito nel contratto nazionale», la prima puntualizzazione di Angelo Licameli, rsu dell’Ugl Uilcom. Che subito dopo riconosce: «Bisognava prendere una decisione per evitare i licenziamenti dei lavoratori di Campobasso e Sulmona».
E poi «noi avevamo ricevuto il mandato dei lavoratori: prima dell’incontro al Ministero, avevamo indetto un referendum per chiedere gli stessi dipendenti quali erano le condizioni che si potevano trattare con l’azienda». Il blocco del Trf per tre anni (con l’impegno della proprietà di restituirlo nel 2020, una sorta di ’prestito’ dunque) era uno di questi. Questo è il punto chiave dell’intesa raggiunta al Ministero, assieme all’impegno della 3G di investire sulle sedi di Campobasso e Sulmona eventuali nuove commesse.
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«Tutti i lavoratori sono stati coerenti e maturi votando a stragrande maggioranza l’accordo», aggiunge Licameli. Il risultato verrà comunicato all’azienda in questi giorni. Se anche tra gli operatori della sede di Sulmona il giudizio sarà positivo (dovranno esprimersi entro il 30 giugno), entro il prossimo 11 luglio si tornerà a Roma per chiudere la procedura di licenziamento e ratificare l’intesa.

Un accordo da cui invece ha preso le distanze la Slc Cgil: «Questo accordo, che rappresenta un deroga al contratto collettivo nazionale, è un vero e proprio ricatto, si chiede ai lavoratori di scegliere tra occupazione e diritti, che si aizzano in una guerra tra poveri RSU e lavoratori a giocare al ribasso per difendere questa o quella sede». Per la Slc Cgil, che ha chiesto anche un intervento del governo Frattura, sarebbe meglio fare ricorso agli ammortizzatori sociali.
SP

(Pubblicato il 21/06/2017)

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