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Dietro le quinte dei Misteri: il rito della vestizione mentre il diavolo lecca la testa del sindaco
Con l’Associazione Misteri e Tradizioni di Campobasso le ultime ore di preparazione alla grande processione del Corpus Domini. Dagli addobbi alla benedizione, dalla vestizione all’attesa di bambini, genitori e portatori fino alle prime scorribande dei diavoli. Infine la partenza dal Museo. Ecco il dietro le quinte dei Misteri dove la festa, in realtà, è già cominciata.


di Maurizio Cavaliere

Idea Arredo
Campobasso. Se non fosse che “l’attesa è essa stessa parte del piacere” potremmo ben definirlo il dietro le quinte dei Misteri. In realtà tutto quello che avviene il giorno del Corpus Domini, dalle 6 di mattina, in via Trento a Campobasso, quando i fratelli Teberino, accompagnati dal ‘diavolo’ Italo Stivaletti, aprono i cancelli del Museo, è proprio parte integrante della celebrazione, il ‘buongiorno’ della tradizione più popolare
che il Molise possa vantare.
C’eravamo anche noi all’alba di domenica. Ansiosi, certo, ma non come i figuranti dei tredici Misteri, che guardavano le vesti da indossare con occhi gonfi di gioia e aspettative. E hanno dovuto attendere ancora, visto che la vestizione è il penultimo atto di un’escalation di emozioni che culmina nell’arrivo dei portatori che, in gran numero, sosterranno i primi passi degli ingegni verso il cancello del Museo, varcato il quale la festa è ormai cominciata.
Siamo arrivati prestissimo, mentre quelli dell’Associazione Misteri e tradizioni del Molise sistemavano le sedie e l’altare per la benedizione che, un paio d’ore più tardi, sarebbe arrivata per intercessione di Monsignor Giancarlo Bregantini.


Uno dopo l’altro abbiamo avvicinato e intervistato i protagonisti della grande parata religiosa. Non prima di aver scattato la foto di rito degli associati che, con mestiere e passione, portano avanti la tradizione nel solco di due secoli di sfilate e nel ricordo del ‘Maresciallo’ Cosmo Teberino l’uomo cui si deve il grande lavoro di riorganizzazione dei Misteri nella seconda parte del Novecento fino a oggi, con i figli bravi a raccogliere responsabilità e onori di un tramando che ‘pesa’.
Il primo incontro è con Elena, una bambina campobassana che partecipa per la sesta volta. Sarà lei la Maria Maddalena che svetterà dall’alto dell’omonimo carro nel mezzo della sfilata. Non avrà più modo di tornare ‘sui Misteri’ perché ormai è alta e ha dieci anni, età oltre la quale è necessario fare spazio a un’altra bimba che, come lei, non vorrà più scendere dagli ingegni. Ma le strappiamo la promessa di pensare in grande, di ritrovarci tra oltre dieci anni, stesso punto e lei seduta di fronte al diavolo del Mistero di Sant’Antonio Abate con indosso i panni bianchi della donzella. Chissà…


Un po’ più avanti troviamo Antonio che, pare impossibile, ma un tempo pure lui aveva la barba nera e ’faceva il diavolo’. Due anni soltanto perché poi gli hanno cucito addosso i panni di Abramo, barba bianca e contegno che continua a sfoggiare da 50 anni! Carisma e sobrietà per lui, in molti ritengono il Mistero di Abramo tra i più amati dalla piazza, con quelli dei diavoli naturalmente.
Nei pressi dell’entrata, poco lontano dal cancello, un gruppo di portatori confabula. Entriamo nella mischia e incontriamo Giancarlo che ci spiega le ‘regole non scritte del buon portatore’. Sono uomini fatti ma anche giovani sui 25 anni, sono pure alti cosicché con Giancarlo sfatiamo il mito dei portatori bassi: “Dipende da chi porta gli scanni - spiega – oggi le cose sono cambiate”.


I minuti passano via veloci. I volti si moltiplicano. Corriamo tutti sulle suggestioni degli uomini che si mischiano ai colori della tradizione e al forte sentimento di devozione popolare e religiosa che anima gli astanti. La benedizione di Monsignor Bregantini arriva mentre il piazzale del Museo è gremito al limite della capienza. I figuranti sono ormai nei pressi degli ingegni. Ad attenderli due persone per la vestizione. E’ un rituale che dura un’oretta: la giusta attenzione per i bambini, per gli adulti, per i due animali (l’agnello e il cane) e anche per i diavoloni neri che infiammeranno le strade del centro murattiano, i vicoli e le strettoie del borgo. Abbiamo investito questi minuti con i figuranti presenti all’interno del museo, uno su tutti: Italo Stivaletti, il diavolo che da 19 anni occupa il posto più ambito, al centro della pedana, sul Mistero di Sant’Antonio Abate, faccia a faccia con la bella donzella. Invidiato pure. Pare.


Lo spasso è stato totale perché la ‘netralina’ come dice lui tradito dall’emozione è già abbondantemente in circolo.
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Gli vediamo indossare l’abito nero come la pece, lo seguiamo mentre le due giovani donne del trucco gli pittano la faccia di nero, sorridono, scherzano, sono nella parte, e lui comincia il suo show. Scorribande in un lungo e in largo per il piazzale fino a quando Antonio ‘Abramo’ gli indica il sindaco e lui si fionda sul povero Antonio Battista la cui testa pelata diventa per un lungo paio minuto il diabolico oggetto del desiderio. Prima le carezze sul volto, fino ad annerirlo completamente, poi una foto in posa, un abbraccio, infine una ‘slinguazzata’ sulla calotta cranica, tanto per ricordagli che oggi a comandare non sarà lui…


Intanto gli altri ‘Misteri’ venuti dagli inferi, cioè i diavoli Antonio e Mariano – che di lì a qualche minuto saliranno sull’ingegno di San Michele, si divertono con tutti gli altri, in particolare le signore ben vestite, brandendo a mo’ di spada flessibile una viscida coda di vacca per farne carne di scambio con una robusta dose di simpatia, ovviamente ricambiata. “Tunzella tunzella – echeggiano i nostri – vietenne vietenne”. Poi urla, risate di scherno e anatemi lanciati qua e là. Il clima è quello giusto per allontanarci di qualche metro perché i primi due ingegni hanno già varcato il cancello.


Ci appostiamo proprio all’uscita per riprendere la partenza degli ingegni ancora fermi ai box. “Un du’ tre scannett all’ert”: sfilano volti di figuranti, bambini che ondeggiano e portatori in simbiosi ritmica. Uno dopo l’altro. La spontaneità dei più piccoli alimenta la carica devozionale degli adulti e sfocia nel tripudio degli spettatori subito numerosi per strada. Lo spettacolo sta per cominciare, anche se noi, in verità siamo già belli carichi. Pure troppo: ci siamo fatti un selfie col diavolo mentre tenevamo tra i denti la citata coda cruda di vacca. È così che abbiamo preso ’il morbo dei Misteri’.

Qui di seguito il video che testimonia il dietro le quinte che poi tale non è. Buona visione.

(Pubblicato il 21/06/2017)

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