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Città blindata
Tra divieti e militari. Sui social il dibattito: “No all’Isis, sì ai ladri”. “Non è più la nostra festa”
Campobasso militarizzata per i giorni del Corpus Domini, festa più sentita del Natale in città ma che quest’anno, per le misure antiterrorismo, ha modificato drasticamente le abitudini popolari. Su facebook valanghe di proteste contro “l’overdose” di poliziotti, i controlli in strada, gli accessi vietati e il concerto a numero chiuso. “Non si può rovinare tutto con una blindatura di spazi al limite del paranoico”, “La nostra vita si restringe, il nostro modo di vivere si deforma, la libertà si riduce, la democrazia si ammala”. “Stanno creando un allarmismo senza precedenti”. Pochi quelli d’accordo con la decisione di rafforzare al massimo la sicurezza.


Campobasso. I cani anti-esplosivo, da queste parti, non s’erano mai visti. Nemmeno ai tempi delle Torre Gemelle, quando l’Italia – come il resto del mondo occidentale – si trovò per la prima volta a sperimentare le misure anti terrorismo con la presenza massiccia di poliziotti sulle strade e il controllo capillare dei “bersagli sensibili”. Niente a che vedere, comunque, con il Corpus Domini di Campobasso.

La festa popolare per eccellenza, quella che porta in strada migliaia e migliaia di cittadini e altrettanti che arrivano dai centri limitrofi ma anche da più lontano, soprattutto per ammirare la Processione dei Misteri al mattino e per divertirsi col “concertone” serale di domenica, è stata trasformata in una festa delle prescrizioni. Lo dicono i campobassani, e soprattutto lo scrivono su facebook, che mai come in questo caso è diventato il contenitore di una protesta collettiva, animata, che alterna la rabbia al sarcasmo.


Per la prima è stato coniato perfino un hastag: #IONONCISTO, a dimostrazione della distanza fra le direttive imposte dal Viminale, che questore e Prefetto hanno dovuto raccogliere decidendo di applicarle in modo rigido, e il sentimento cittadino. Per il secondo, vale a dire il sarcasmo, basta un commento a rendere l’idea del clima che si respira sulla piazza virtuale: “Ci difendono dai terroristi e intanto ci becchiamo i ladri in casa: va bene così, vuol dire che sopravviveremo ai terrorismi e moriremo d’infarto…”, con riferimento ai colpi messi a segno giovedì sera, nel pienone di un massiccio dispiegamento di forze armate e a due passi da via Milano, sorvegliata speciale per la posizione strategica e il cui accesso è stato interdetto.

L’ironia la fa da padrona, tra battute sull’Isis nel Molise che non esiste e richiami alle bombe, ma quelle con la crema. Il fatto è che i campobassani sono spiazzati e non digeriscono facilmente l’espropriazione di spazi e luoghi simbolo di una festa che ha una fortissima matrice identitaria, che fa unione come si dice.
Così il Piano per la Sicurezza, messo a punto in maniera dettagliata dal prefetto Maria Guia Federico, dal questore di Campobasso Raffaele Pagano e dal sindaco del capoluogo Antonio Battista, con i rappresentanti dei Carabinieri e della Guardia di Finanza, è diventato un motivo di insofferenza generalizzata. "Passi il divieto di vendere le bottiglie in vetro o le lattine nel perimetro della manifestazione – scrive un altro cittadino – e passi pure lo spostamento dei cassonetti, che comunque crea un casino. Ma vogliamo parlare dei check-point, del filtraggio e del pre-filtraggio? Che cavolo, manco in aeroporto per i voli internazionali nei Paesi a rischio!".

Cani anti-esplosivi, metal detector, 200 agenti al giorno garantiti, che domenica arriveranno a 250. Il Prefetto, immaginando la reazione, lo aveva messo in chiaro: «Quest’anno ci saranno alcune variazioni in attuazione delle direttive del ministro dell’Interno in tema di terrorismo e delle linee guida che il capo della Polizia ha diramato dopo i fatti di Torino e che ci hanno indotto a modificare l’assetto della festa con l’obiettivo unico e primario della sicurezza e della tutela delle persone. Ci scusiamo con chi penserà che abbiamo causato disagio all’ordinaria convivenza della città, ma ci siamo assunti delle responsabilità: dobbiamo tutelare l’incolumità pubblica».
Ma è .ovvio che la città, nel momento magico della festa, si lasci andare a moti di impazienza: "Adoro, nel senso che l’aspetto più del Natale, la Festa del Corpus Domini – scrive una giovane donna su facebook - Però non si può aver rovinato tutto così con una blindatura di spazi, vie, bar e cantine al limite del paranoico e forse anche del ridicolo.
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Siamo a Campobasso, non in un centro di nevralgica tensione. Così uno prende e veramente va al mare e ti saluto bella tradizione. Dice sono direttive ministeriali: perfetto, il buon senso di calarle nella giusta misura in un’anonima realtà di provincia?"


Una riflessione con la quale si trovano d’accordo in molti, moltissimi. Qualcuno è estremamente serio, al limito dell’analisi psicologica: "Gli attentati. Il panico. La psicosi .Cosi la nostra vita si restringe , il nostro modo di vivere si deforma , la libertà si riduce , la democrazia si ammala. E tutto ciò sta accadendo a Campobasso , ai campobassani".

In questo contesto, il concerto a numero chiuso in piazza della Repubblica (invece che in Piazza Prefettura, sempre per motivi di sicurezza) di Alex Britti riveste un ruolo da primadonna nel dibattito social . "A cosa serve un concerto per tremila persone gratuito? Domenica altro che Campobasso.. happy hour al mare!". E ancora: "Se uno vuole fare qualcosa allora va dove sta più gente? Ah no...solo ai concerti fanno gli attentati. Quei tremila sono già martiri. Stanno creando un allarmismo senza precedenti".

Fastidio, tanto fastidio. E la sintesi è una, postata da un altro dei molti insofferenti campobassani: "Sapete che c’è? Levate pure corpus domini....fate passare la voglia di tutto.. siamo già 4 gatti...l’unica festa che avevamo ce la state facendo andare di traverso!".

(Pubblicato il 17/06/2017)

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