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Pd in fermento
Ruta prepara la squadra anti-Frattura: "Io resto in tribuna". Caccia agli imprenditori locali
Il senatore campobassano sempre più distante dal Pd: "Sono stato l’unico della maggioranza a votare in Aula la pregiudiziale di incostituzionalità e non ho votato la manovrina, è stato un atto politico molto forte, di cui mi assumo la responsabilità". Poi accende i motori per le prossime elezioni Regionali: "Resto nel mio partito, ma lavoro a riunire il popolo del centrosinistra per mettere in campo una storia straordinariamente bella. Punto a creare un’alternativa che faccia entusiasmare di nuovo i cuori e riunire il popolo del centrosinistra".


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Campobasso. Nella squadra che ha in mente lui sarà il patron, non il bomber che segna nella porta di Paolo di Laura Frattura. La maglia numero nove, tipica dell’attaccante di razza, Roberto Ruta vorrebbe darla ad un imprenditore di Campobasso o a un esponente della società civile. Il senatore, riferiscono i bene informati, starebbe corteggiando la brillante manager de La Molisana Rossella Ferro e il rettore dell’Università del Molise Gianmaria Palmieri. Gli piacerebbe che fosse uno di loro lo sfidante dell’attuale governatore alle prossime Regionali.

Ruta sta già preparando la sua squadra: «Io resterò in tribuna, o potrei fare il massaggiatore», sottolinea. «Il mio obiettivo non è quello di dividere ma di riunire il popolo del centrosinistra», si limita a dire alla stampa che convoca ancora una volta in campo neutro, al caffè letterario Livre di Campobasso.

Mentre fuori impazzano le bancarelle del Corpus Domini, Ruta spiega perché non ha votato la manovrina: «Sono stato l’unico della maggioranza a prendere questa posizione». Un voto che sostanzia il distacco del senatore dalla maggioranza del Pd a livello sia nazionale (alle primarie ha sostenuto Michele Emiliano) sia regionale. In Molise il feeling con l’ex ‘figlioccio’ Paolo Frattura, rinsaldato patto del marciapiede, si è rotto. Le decisioni sulla sanità hanno avuto un peso specifico. Il Piano operativo è diventato legge dello Stato grazie all’approvazione dell’emendamento 34 bis della manovrina.


Prima di iniziare la conferenza il parlamentare campobassano beve un bicchiere d’acqua. «Mai, semplicemente mai – scandisce - avrei partecipato con il mio voto a sancire l’approvazione del Piano operativo sanitario del Molise che smantella pezzi importanti della sanità pubblica per favorire una privatizzazione senza precedenti della sanità in Italia e in Molise». Ricorda che non ha mai condiviso il piano operativo di Frattura che è stato approvato dal Governo. Per lui il rapporto tra pubblico e privato deve essere di 75 e 25: un impegno sancito proprio nel patto del marciapiede di tre anni fa.
«Dopo tre anni – sottolinea - viene elaborato un Piano operativo nel quale le strutture private hanno il 37% dei posti letto invece che puntare su una sanità pubblica di qualità».


Contesta perciò la trasformazione del Piano operativo in legge dello Stato che blocca i ricorsi al Tar Molise: «I cittadini molisani hanno il diritto di potersi difendere davanti ai giudici amministrativi. Rendere il Piano operativo sanitario legge dello Stato è uno sfregio ai diritti sanciti dal nostro ordinamento giuridico. E’ l’unico caso in Italia». E’ vero che è successo pure in Abruzzo con l’allora premier Berlusconi e l’ex governatore Chiodi, ma anche in quel caso ci fu la netta presa di distanza del senatore Legnini.
Per l’esponente del Pd è «una forzatura» e dunque «non c’è nulla da gioire». Un altro punto di distanza da Frattura.


In Aula ha votato a favore della pregiudiziale di incostituzionalità («L’unico del Pd») e non ha votato la fiducia al Governo sulla manovrina perché rendendo legge dello Stato il programma operativo «si sono voluti evitare i ricorsi al Tar che vengono proposti quando si ravvisano violazioni di legge». Dal punto di vista politico, insiste, «è un atto molto forte per chi sta in maggioranza e me ne assumo le responsabilità».

La critica al Governo si estende ai voucher, prima tolti per evitare il referendum e poi ripristinati nella manovrina. Ricorda di non aver votato nemmeno la ‘Buona scuola’, la riforma dell’ex ministro Giannini che poi è stata sostituita nell’esecutivo Gentiloni con l’attuale ministro Valeria Fedeli.

Insomma i rapporti con una parte del Pd si sono raffreddati, forse irrimediabilmente compromessi.
Nonostante ciò, esplicita Ruta, «io resto nel Pd, un partito che ho fondato, e sono anche una persona di centrosinistra. Credo che debba tornare ad essere il partito più importante del centrosinistra e io voglio riunirlo. Questa sarà la mia battaglia. Sono state realizzate politiche che negano i riferimenti valoriali e programmatici del centrosinistra che vanno rilanciati con forza perché l’Italia oggi più di ieri ha bisogno di politiche autentiche di centrosinistra».


Il senatore non nasconde il suo obiettivo: creare un’alternativa a Frattura e all’attuale Pd. Al tempo stesso pone dei paletti di una scelta ragionata e che dovrà essere espressa a livello programmatico sulla base di certi valori.
«Credo che mio ruolo sia meglio in tribuna, o svolgere il ruolo di massaggiatore o di allenatore», chiarisce subito. Nulla di personale, aggiunge. «Per fare un grande progetto le questioni personali vanno accantonate per non essere da ostacolo alla creazione di un’alternativa che faccia entusiasmare di nuovo i cuori e ricostruire il popolo del centrosinistra. Come popolo del centrosinistra e come molisani abbiamo sofferto molto, è il momento di mettere in campo una storia straordinariamente bella», le sue considerazioni dal sapore un po’ romantico.

L’unità del centrosinistra è un passaggio fondamentale. Per questo ha avanzato la richiesta delle primarie di coalizione. «Per me è necessario riunire il popolo del centrosinistra», osserva ancora il senatore. Chissà se in questa squadra ci sarà posto per Rialzati Molise, il movimento che fa riferimento a Patriciello. Ruta non si sbilancia oltre. E rinvia tutto alla prossima puntata, o meglio alla conferenza stampa che terrà tra qualche giorno.

(Pubblicato il 16/06/2017)

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