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Il caso alla Vibac
Licenziato perché usa facebook sul lavoro. “Ma sugli infortuni in azienda silenzio, non ci stiamo”
La Vibac ha mandato a casa un dipendente per presunti accessi sul social durante l’orario di lavoro: una decisione maturata dopo una sospensione di qualche giorno per alcuni post, risolta anche grazie all’intermediazione del sindacato. Ora invece arriva il licenziamento irrevocabile, e la Filctem Cgil annuncia uno sciopero e accusa i vertici della fabbrica che produce scotch: “Usate il pugno di ferro contro un padre di famiglia ma non fate nulla per la sicurezza».Una denuncia anche del clima in fabbrica: «È diventato tabù parlare di montagne di materiale stipate dappertutto e senza criterio con grave compromissione della sicurezza sul lavoro, sennò l’azienda si incattivisce più del dovuto! Se poi a ciò aggiungiamo più di 50 cambi di mansione praticati negli ultimi anni, si capisce che aria tira in Vibac. Non ci stiamo».


Termoli. Lo ha stabilito una sentenza della Cassazione: l’azienda può licenziare il dipendente che durante le ore di lavoro naviga sul social network per scopi personali, come chattare o guardare le foto postate dagli amici. Il licenziamento è considerato legittimo perché, hanno deciso i giudici della Suprema Corte, la permanenza sui social di chi è pagato per svolgere altre mansioni “viola il patto di fiducia che lega il dipendente all’azienda”. E’ esattamente quello che è accaduto alla Vibac del Nucleo Industriale di Termoli,dove nei giorni scorsi è stato mandato a casa un dipendente, sposato e con due figli, perché secondo i responsabili preposti al controllo avrebbe trascorso troppo tempo su facebook, sottraendo ore di lavoro alle attività aziendali.

La Filctem, il sindacato di settore che fa riferimento alla Cgil, insorge. «E’ stato usato il pugno di ferro per una vicenda che non è nemmeno dimostrabile, mentre sugli infortuni in azienda tutto tace». E annuncia uno sciopero per protestare contro un’azienda che – sostiene «ha licenziato un padre di famiglia e 4 anni fa aveva aperto una procedura di procedura di licenziamento collettivo per chiusura dello stabilimento, ottenendo con questa minaccia, che poi si è rivelata infondata, che i lavoratori rinunciassero a qualche migliaio di euro all’anno ottenuti con la contrattazione di secondo livello».

A parlare è Lino Zambianchi, segretario generale della Filctem CGIL Molise, il sindacato che nel febbraio scorso era stato protagonista di una manifestazione di protesta davanti ai cancelli della fabbrica per denunciare la mancanza di manutenzione sui macchinari, causa di scarsa produttività e problemi interni che i vertici dell’azienda di livello mondiale, speciali da imballaggio e nastri autoadesivi, avrebbe imputato agli operai.

Ora ad accendere la miccia è un licenziamento, avvenuto causa social. L’uomo era stato già raggiunto da una sanzione per lo stesso motivo: postare e chattare sul social network. La Vibac gli aveva inflitto due giorni di sospensione dal lavoro per alcuni post che aveva ritenuto offensivi, ma non era andata oltre nella “punizione” perché aveva preferito, complice l’intermediazione della Cgil, dare un’altra chance al “perditempo”. «E adesso – va avanti Zambianchi - lo ha colpito durissimo imputandogli dei presunti accessi durante l’orario di lavoro, sempre su facebook. Questo senza riuscire nemmeno a dimostrare come e dove siano avvenuti gli accessi, visto la mancanza di geolocalizzazione». In realtà, sempre sulla base della sentenza che apre ai licenziamento per causa Facebook, l’azienda può controllare la cronologia sui pc usati dai dipendenti. Ma per la Cgil <è incomprensibile il danno provocato all’azienda, che non viene né menzionato, né descritto».

Il problema è anche un altro, e riguarda la denunciata mancanza di sicurezza e gli infortuni che avvengono in fabbrica.
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Il sindacato lancia l’allarme: «Quando un lavoratore si fa male, come è successo più di una volta nelle scorse settimane, il silenzio dei dipendenti, impauriti dalle reazioni scomposte dell’azienda, fa passare in secondo piano questi eventi».Come dire: facebook e incidenti sul lavoro, due pesi, due misure. «È diventato tabù parlare di montagne di materiale stipate dappertutto e senza criterio, con grave compromissione della sicurezza sul lavoro, sennò l’azienda si incattivisce più del dovuto. Se poi a ciò aggiungiamo più di 50 cambi di mansione praticati negli ultimi anni , il quadro diventa più chiaro sull’aria che si respira in Vibac».

E ancora: «Se si parla di premi di partecipazione, in un’azienda a pieno regime produttivo ed in forte ripresa, si scatena il putiferio con raffiche di contestazioni disciplinari, spostamenti a mansioni diverse del personale e azioni dilatorie per spostare sempre più avanti nel tempo le riunioni. Non ci stiamo a questo gioco al massacro che vede un’azienda in piena ripresa, che assume gente, alla quale interessa solo il profitto. Vogliamo che a ciò corrisponda anche una grande attenzione alla sicurezza e alla dignità dei lavoratori» conclude la Filctem Cgil, evidenziando che il clima in fabbrica è diventato invivibile, e che per questo motivo «proclameremo a breve uno sciopero nei prossimi giorni per restituire un minimo di dignità a chi viene privato dei mezzi per sopravvivere con un licenziamento ingiusto, in attesa che gli venga restituita la dignità da un’aula di tribunale».

(Pubblicato il 14/06/2017)

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