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Il far west a Ferrazzano
Botte, sequestro di persona e una molotov contro una casa. L’Appello "salva" tutti i bad boys
In primo grado erano stati condannati dal giudice del Tribunale di Campobasso per l’escalation di violenza nel paese alle porte del capoluogo molisano. I sette imputati erano stati accusati a vario titolo di minacce, lesioni aggravate, sequestro di persona e danneggiamento seguito da incendio. Verdetto ribaltato dalla Corte d’Appello, che ne assolve due «per non aver commesso il fatto». Reati prescritti per gli altri.


Idea Arredo
Campobasso. Minacce, botte, il sequestro di una persona e infine un incendio causato da un ordigno rudimentale scagliato contro un’abitazione: episodi quasi da Arancia Meccanica successi a Ferrazzano nel settembre del 2006. A distanza di undici anni, i responsabili – condannati in primo grado - sono stati assolti dalla Corte d’Appello di Campobasso.

Non è propriamente un banda criminale, ma i protagonisti di questa vicenda sembrano aver agito rispettando l’antico motto ‘occhio per occhio, dente per dente’. I bad boys sono sette: all’epoca dei fatti i più vecchi (G.C. e A.S.) hanno rispettivamente 46 e 43 anni, il più giovane (M.P.) 23. Gli altri quattro sono sulla trentina.

Esercitano, secondo l’accusa, una sorta di «giustizia personale», di «vendetta privata». L’escalation di violenza inizia dopo un presunto furto compiuto ai danni di uno dei sette, M.G., e del quale gli amici considerano informato il 23enne. A loro avviso, il ragazzo conoscerebbe il nome del ladro. Diventa perciò il bersaglio delle loro ‘attenzioni’. Una sera, per farlo ‘cantare’, il giovane viene "rapito" davanti a un bar (è quello che racconterà lui stesso) e viene fatto salire con forza su un’auto. Sarebbe stato portato in una cava di pietra e picchiato con brutalità. Calci e pugni violentissimi accompagnati da minacce di morte. Durante questo sequestro lampo, il ragazzo vive momenti di terrore. I tre aggressori avrebbero provato anche ad impiccarlo legandogli attorno al collo un cavo d’acciaio. La ‘tortura’ per estorcergli le informazioni sull’autore del furto.

Ma l’orribile serata per il 23enne non finisce qui: riferisce di essere stato portato nel locale in cui lavora come buttafuori proprio l’uomo derubato. Quest’ultimo forse voleva ‘contribuire’ alla vendetta: lo colpisce al volto con una pietra provocandogli un trauma cranico-facciale e spaccandogli i denti. Il 23enne torna a casa più vivo che morto.

Non soddisfatti, i suoi aguzzini avrebbero iniziato a minacciare di morte la sua famiglia. In particolare, secondo le ricostruzioni, aggrediscono e feriscono con un bastone il fratello. Poi si presentano a casa sua, in una contrada di Ferrazzano, e lanciano contro l’abitazione una rudimentale bomba ‘molotov’ che esplode nel cortile, innescando un piccolo incendio.
Alla violenza rispondono con la violenza il 23enne sequestrato e picchiato e il fratello: questi ultimi, secondo la ricostruzione del pm, decidono di vendicarsi a loro volta. Il loro bersaglio è G.C., il più vecchio dei tre aggressori. Gli tendono ‘un agguato’ a Ferrazzano, poi lo bastano con due mazze di legno, calci e pugni. L’uomo riporta la frattura del naso e di un osso dell’avambraccio. Non dovrà dire nulla alle forze dell’ordine. «Se ci denunci, ti ammazziamo», gli urlano minacciosi i due giovani.
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Si va a processo dopo una serie di denunce e querele presentate alle forze dell’ordine. I sette uomini vengono accusati a vario titolo di sequestro di persona, lesioni gravi, minacce e danneggiamento seguito da incendio. Il pm chiede una condanna per un periodo che va dai tre anni ai due anni e otto mesi di reclusione. Per i legali degli imputati invece (gli avvocati Fazio, Grieco, Piunno e Verde) i sette uomini dovevano essere assolti.

Il 24 marzo 2014 la sentenza del giudice del Tribunale di Campobasso Gian Piero Scarlato. Tre imputati (G.C., N.F. e M.C.) vengono condannati a un anno e quattro mesi di reclusione. Pene più pesanti per A.S. e R.R.: il primo viene condannato a 3 anni e due mesi di reclusione oltre ad una multa di 60mila euro, il secondo a quattro anni di reclusione e a una multa di 70mila euro. Questi ultimi vengono anche interdetti dai pubblici uffici. Pena sospesa per il più giovane degli imputati, M.P. e il fratello, condannati a sette mesi di reclusione.


Un verdetto che viene ribaltato tre anni dopo dalla Corte d’Appello di Campobasso che il 1 giugno scagiona tutti e sette gli imputati. Alcuni dei reati di cui erano accusati vengono considerati prescritti, mentre i due uomini che avevano provato ad incendiare l’abitazione del 33enne vengono assolti per non avere commesso il fatto. Resta solo una condanna pecuniaria di 750 euro per i due fratelli.

(Pubblicato il 08/06/2017)

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