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Interrogazione di Quagliariello e altri
"Sistema Iorio, indagini oscure": 17 senatori chiedono una verifica sulla Squadra Mobile
Diciassette senatori del Gruppo ’Federazione della Libertà’, primo firmatario Gaetano Quagliariello, hanno presentato una interrogazione ai ministri della Giustizia e dell’Interno e al presidente del Consiglio per chiedere di accertare il corretto iter procedurale dell’indagine condotta dalla Squadra Mobile di Campobasso sulla complessa vicenda giudiziaria ambientata in Molise, iniziata con la "controversa indagine sul cosiddetto ’sistema Iorio’ e arrivata fino a Bari, dove lo scorso 4 marzo sono stati assoluti con formula piena dalle accuse di tentata estorsione, tentata concussione e falso la direttrice di Telemolise Manuela Petescia e l’ex pm di Campobasso Fabio Papa.


Diciassette senatori del Gruppo ’Federazione della Libertà’, primo firmatario Gaetano Quagliariello, hanno presentato una interrogazione ai ministri della Giustizia e dell’Interno e al presidente del Consiglio per chiedere di accertare il corretto iter procedurale dell’indagine condotta dalla Squadra Mobile di Campobasso sulla complessa vicenda giudiziaria ambientata in Molise, iniziata con la "controversa indagine sul cosiddetto ’sistema Iorio’ – si legge nel testo della interrogazione - condotta dalla Squadra Mobile di Campobasso quando fra i vertici della Questura c’era la sorella dell’attuale presidente della Regione", e arrivata fino a Bari dove “il gup ha assolto con formula piena la direttrice di ’Telemolise’ Manuela Petescia e l’ex pm di Campobasso Fabio Papa, oggetto da parte del governatore del Molise, Paolo Frattura, di accuse rivelatesi insussistenti".

Petescia e Papa erano accusati a vario titolo di tentata estorsione, tentata concussione, abuso d’ufficio, rivelazione e utilizzazione del segreto d’ufficio e falso ideologico.
L’inchiesta di Bari, presso la cui Procura erano già arrivate per competenza segnalazioni dagli uffici di Campobasso relative a presunti comportamenti giudicati inidonei e con profili di reato dell’ex pm Fabio Papa, era decollata dopo la denuncia del presidente della Regione, Paolo di Laura Frattura, che aveva riferito ai magistrati di una presunta cena nella quale Papa e Petescia gli avrebbero chiesto, presente anche il suo avvocato e amico Salvatore Di Pardo, di approvare una norma regionale che assicurasse a Telemolise un finanziamento di 400 mila euro. In caso contrario, questa la tesi sostenuta da Frattura che non ha trovato alcun riscontro sul verdetto di assoluzione, avrebbero minacciato un’accelerazione dell’inchiesta "Biocom" che vedeva coinvolto il Governatore e della quale era titolare Fabio Papa, e una sfavorevole campagna mediatica.


Ora gli interpellanti chiedono di fare piena luce sulla vicenda, anche in considerazione di quanto asserito dalla giornalista Petescia nella conferenza stampa all’indomani della sentenza. La direttrice di Telemolise aveva puntato il dito sull’attività di indagine evidenziando, tra l’altro, manipolazioni delle intercettazioni telefoniche e falsificazioni di documenti.
Nel documento protocollato i firmatari dell’interrogazione parlano, fra l’altro. di "manipolazioni e alterazioni di elementi di indagine", di "accuse tardive e infondate", di "intercettazioni utilizzate in diverse sedi con l’attribuzione di significati diametralmente opposti", di "registrazioni effettuate in epoca successiva al periodo per il quale le intercettazioni erano state autorizzate".

Rivolgendosi al governo chiedono ai responsabili della Giustizia e dell’Interno di "far luce sull’accaduto e assumere le iniziative conseguenti", e interrogano Palazzo Chigi per sapere "se la costituzione di parte civile della presidenza del Consiglio nel processo di Bari contro Petescia e Papa, conclusosi con la piena assoluzione, sia stata preceduta da una adeguata e doverosa istruttoria".
Al Governo i 17 senatori, inoltre, chiedono "quali iniziative intenda intraprendere per accertare la congruità e la liceità dei comportamenti della Squadra Mobile dell’epoca", se "il Ministro dell’interno sia a conoscenza dei gravi addebiti sollevati nei confronti del personale dirigente della Squadra mobile e della Questura di Campobasso all’epoca dei fatti riportati, constatato anche il rapporto di parentela molto stretto tra il capo di gabinetto pro tempore della Questura", sorella del presidente della Regione.



Papa e Petescia erano finiti sotto processo nel novembre 2015 per tentata concussione e tentata estorsione ai danni di Frattura, e violazione di segreto d’ufficio, abuso e falso. Il procuratore aggiunto di Bari, Pasquale Drago, chiudendo la sua requisitoria lo scorso marzo aveva chiesto 2 anni e 8 mesi, più l’interdizione temporanea dalla professione giornalistica, per la Petescia, e 4 anni di carcere e la radiazione a vita dalla magistratura, per Papa.

Il 4 maggio scorso è arrivata la sentenza, una assoluzione con formula piena perché “il fatto non sussiste” per entrambi. La Procura di Bari aveva cominciato a indagare nel marzo del 2014, poche settimane dopo l’esplosione delle polemiche suscitate a Campobasso e dintorni dall’inchiesta sul cosiddetto “sistema Iorio”, che puntava il dito contro presunte commistioni di interesse tra il sistema di potere dell’ex governatore Iorio e alcuni organi di informazione locale, fra cui Telemolise.
Alcuni indagati del “sistema Iorio” – e Manuela Petescia era fra questi – insinuarono che l’inchiesta a loro carico fosse sostanzialmente frutto di un complotto ordito dalla Squadra Mobile di Campobasso, dall’allora questore del capoluogo, Giancarlo Pozzo, e dalla vice capo di gabinetto Giuliana Frattura, sorella del governatore. Il pm Fabio Papa – all’epoca ancora alla Procura di Campobasso – mise sotto inchiesta il questore Pozzo e poi lo stesso Paolo Frattura per tutt’altre ragioni, ma insinuando che il questore, cioè il vertice più alto della polizia di Campobasso, si stesse adoperando per proteggere il governatore Frattura, fratello della sua vice capo di gabinetto Giuliana. Mentre l’inchiesta sul sistema Iorio è nella fase della udienza preliminare, mentre si è concluso il processo a Bari (la Procura sta aspettando le motivazione per decidere se fare ricorso o meno), arriva l’interrogazione del Gruppo ’Federazione della Libertà’, presentata da 17 colleghi di Ulisse Di giacomo, senatore e marito di Manuela Petescia.

(Pubblicato il 07/06/2017)

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