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Cronache
Torna la puzza che mette in fuga i turisti. "Esami speciali" contro il disagio che minaccia l’estate
Il depuratore del porto ricomincia a esalare odori nauseabondi, che fanno scappare i bagnanti dalla zona sotto il Castello e infastidiscono i residenti del Borgo Vecchio. Un disagio che minaccia l’intera estate 2017, visto che il nuovo impianto del Sinarca non potrà entrare in funzione prima di mesi per via di lavori fatti male e carenze strutturali. La Crea. la società che ha in gestione il depuratore e il servizio idrico, annuncia esami di laboratorio straordinari per capire l’origine del fenomeno e come fronteggiarlo: «Se con reagenti diversi oppure potenziando l’impianto di aspirazione».


Termoli. Franco e Stefania arrivano da Campobasso in una bella domenica di sole e caldo, apposta per un bagno refrigerante e un po’ di tintarella. «Abbiamo trovato un posto per l’auto, miracolo, in piazza Sant’Antonio. E siamo scesi nella spiaggetta sotto il castello. Ma dopo 5 minuti siamo scappati, ci siamo rimessi in auto diretti al lungomare nord. In centro- racconta la giovane coppia - non si poteva stare».


Colpa della puzza che sprigiona l’impianto di depurazione del porto, che serve praticamente tutta la città e che quando la mole di utente sale, complici visitatori, bagnanti, residence e B&b pieni, non riesce a smaltire il carico di liquami in modo ordinato e graduale. Anche se – rassicura Paolo Santini, responsabile della Crea che ha in appalto il servizio in città - «i sei biodischi funzionano. Falso affermare che siano rotti e in cattivo stato, visto che un rullo guasto, rimasto fuori uso per anni, l’anno scorso è stato sostituito in concomitanza con i lavori di riparazione della condotta sottomarina».


La condotta è tornata a posto e ora scarica a due chilometri dalla costa, ma il cattivo odore non se ne va. «Difficile anche dire se sia il depuratore o le fognature – aggiunge Santini – perché Termoli ha questo problema di mancata differenziazione tra acque nere e acque bianche. E noi più di tanto non possiamo fare». I più scommettono che la colpa dell’odore nauseabondo che, in determinate condizioni anche climatiche costringe a camminare turandosi il naso, sia proprio di quell’impianto vecchio, obsoleto e insufficiente per una città turistica che raddoppia e triplica il numero di abitanti nel periodo estivo.


Un disagio evidente, strumentalizzato anche dal punto di vista politico con eccessi di allarme in assenza di riscontri e accuse all’Amministrazione di Angelo Sbrocca che, al contrario, sostiene la propria estraneità. «Oltre a chiedere all’Arpa Molise esami approfonditi per capire il fenomeno, che peraltro non è certo nuovo, non possiamo fare granché. Il depuratore è in consegna alla Crea, alla quale abbiamo suggerito come deodorizzare la zona. Se non si pone rimedio, vedremo di intervenire con l’Arpa».


Tra Comune e ditta i rapporti sono ai minimi storici. E a complicare le cose c’è di mezzo l’inchiesta per l’ipotesi di “inquinamento ambientale” della Procura della Repubblica di Larino, che finora ha iscritto sul registro degli indagati tutti i responsabili degli enti coinvolti nello “scandalo depuratore”, che l’anno scorso ha raggiunto livelli di polemica e protesta inediti. I magistrati hanno aperto un fascicolo per capire eventuali responsabilità nel fenomeno degli sversamenti dell’estate 2016, prima che la condotta sotto gli scogli venisse riparata. Agli inquirenti il compito di accertare se le perdite in mare di liquami avessero una carica batteriologica superiore al consentito e se ci siano mai stati rischi per la salute.

Le indagini preliminari non sono finite, e nell’attesa degli inevitabili avvisi di garanzia si naviga a vista, aspettando che il depuratore del Sinarca possa entrare in funzione e liberare quello del porto del sovraccarico.
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Ma i temi sono incerti, dal momento che le verifiche effettuate sul nuovo modulo alla foce del Sinarca hanno fatto emergere mancanze ed errori nella realizzazione dell’opera. E’ stato necessario sostituire una delle vasche, mentre dal collaudo tecnico si è visto che c’è una perdita idrica, quindi bisogna sostituire l’intera condotta prima del collaudo elettrico. Insomma, a causa di lavori fatti malissimo e in assenza di adeguati controlli (l’Amministrazione Sbrocca ha risolto il contratto con la ditta che aveva vinto l’appalto da oltre 4 milioni, la Dondi, nel momento in cui ha preso atto di una serie di gravi inefficienze) il nuovo impianto non sarà attivo prima di mesi.

L’estate 2017, ormai ci sono pochissimi dubbi, passerà come la scorsa: tra puzze e polemiche, con un surplus di reflui che non si riusciranno a smaltire in maniera corretta perché il depuratore del porto è quello che è: limitato, inadeguato, pieno di pecche strutturali. La buona notizia, diciamo così, è che la Crea ha avviato un esame straordinario di laboratorio per capire l’origine esatta del cattivo odore.
«Facciamo esami con i nostri laboratori – dice ancora Paolo Santini – in i autonoma, per capire il problema e capire come arginarlo. Se con reagenti diversi oppure potenziando l’impianto di aspirazione». Una soluzione potrebbero essere anche gli enzimi bioattivanti. Ma Crea, prima di spendere soldi che si tradurranno inevitabilmente in un aumento sulle bollette dei cittadini, intende capire l’origine esatta della puzza. La speranza è che si faccia presto.

(Pubblicato il 05/06/2017)

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