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Cronache
Il borgo più bello salvato da ragazzi, artisti e cuoche doc. E i molisani si innamorano di Rubio


Un murales di Alicè, sopra chef Rubio tra i giovani dello Street Fest
Galleria fotografica
Civitacampomarano. «Fuss bell se fuss accussi sempre». Nonna Ida è seduta su una panchina in compagnia di svariati coetanei, anziane e anziani che prendono il fresco mentre davanti sfilano frotte di ragazzi senza sosta. Vanno a cercare i murales di cui si è arricchito il borgo incantevole di Civitacampomarano, passano al setaccio vicoli e scale ripide per arrivare alle porte dipinte dagli artisti di questa seconda edizione del CVTà Street Fest che si conclude oggi, domenica 4 giugno, in un successo strepitoso di presenze.


Nonna Ida e gli amici, 500 anni tutti insieme, è felice di vedere il paese dove è nata, cresciuta e dove è determinata a morire pieno di sorrisi, telefonini che scaricano la batteria a forza di fotografie e video, la musica di Dj Gruff, punta di diamante della scena rap italiana, che arriva dal prato sotto il castello angioino, dove si sono dati appuntamento centinaia di giovani arrivati da tutto il Molise, sfidando le strade impossibili e franate, ma anche da più lontano, per partecipare alla seconda edizione di un festival promosso dalla “cittadina onoraria” Alice Pasquini, per tutti Alicè, artista di muri di fama i cui nonni sono di Civitacampomarano.


Un borgo meraviglioso, inserito nella rete dei Borghi Autentici d’Italia, che sta franando. Che rischia di morire coi suoi 250 abitanti reali (sulla carta sono 400, ma i più si sono trasferiti tra Campobasso e Termoli) per la frana che a marzo scorso si è aperta nel cuore del centro storico. Una faglia con un fronte di 300 metri, che ora è piena di acqua e ancora più minacciosa. Su Civita, come una spada di Damocle, pende l’incubo di 400mila tonnellate di roccia in movimento. Il panorama mozzafiato, la vista che i visitatori scoprono dagli scorci ancora visitabili, aggirando l’area rossa dove le case sono evacuate e segnali di divieto sbarrano l’accesso per motivi di sicurezza, ha un rovescio della medaglia: lo strapiombo di 100 metri rende difficilissimo intervenire, e difatti il monitoraggio della Protezione Civile non ha restituito finora buone notizie.
Anche per questo il Festival 2017 ha un valore che supera la bellezza urbana e il tesoro gastronomico richiamando la solidarietà per il borgo più bello che deve essere salvato. Non solo dalla frana, ma anche dal suo principale effetto collaterale: lo spopolamento. E se per la faglia la soluzione si chiama “denaro”, che deve arrivare in abbondanza insieme ai migliori ingegneri e tecnici capaci di trovare la strada giusta per fermare la ferita che frusta la roccia, per lo spopolamento serve ben altro. Lo Street Fest, con il suo forte richiamo turistico, con centinaia e centinaia di presenze che riempiono il borgo, affollano vicoli e piazze, scoprono le meraviglie della fortezza e la poesia degli scorci da cartolina, è una prima soluzione.

Così come l’impegno indefesso delle donne “indigene” che hanno preparato montagne di piatti tipici serviti in banchetti allestiti davanti alle abitazioni in un inedito e particolarissimo Street Food, dove a offerta libera si servono cinque pietanze tipiche, cucinate dalle cuoche doc del post: il riso con il latte (ris cu latt), la pizza di granoturco con la verza (pizz e fogl), le scrippelle (scr’pell’), il pane indorato e fritto (pan ’nrat) e i ceci (i cic). Il tutto accompagnato dalla birra Peroni, partner dell’evento, sulla cui pagina social sarà disponibile a breve il reportage di chef Rubio.
Proprio lui, popolare cuoco e star della tv, qui in veste di fotografo e video-reporter speciale. Obiettivo è realizzare un mini-reportage sull’esperienza nel piccolo centro valorizzato dall’arte di strada per contrastare l’esodo e sfidarne la morte (sociale) annunciata.


La sua macchina fotografica appesa al collo lavora senza tregua, fissando non solo le pareti di muri che rinascono nella creatività degli artisti ospiti, l’italiano Gola Hundun, l’argentino Francisco Bosoletti, Alex Senna dal Brasile, Nespoon dalla Polonia e l’italiana Maria Pia Picozza.
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Chef Rubio punta l’obiettivo sugli angoli del Borgo, sui volti degli ospiti, ragazze e ragazzi, famiglie, padri con i bambini appesi al collo, sulla festa in corso, sulla consolle di dj Gruff, sul prato che a sera diventa una piccolissima Woodstock.

Immortala le donne in grembiule che servono ceci e pizza e verdura, il fuoco che scoppietta in un anfratto sul limite della zona interdetta, gli anziani del posto accanto a diciottenni che sembrano uscite da una pellicola degli anni settanta, accontentate nei gusti alimentari bio da uno street food genuino che fa a meno di carne e soddisfa perfettamente anche i vegetariani.

La gente lo chiama, “Rubio, facciamo un selfie?”, lo cerca, “Dove sta Rubio?”, lo fotografa, lo segue e lo insegue, gli strige la mano. In un certo senso Rubio incarna lo spirito di questa evento, e l’amore che dimostra da oltre un anno al Molise - del quale ha scoperto cucina e tradizioni, raccontate in tv e su facebook a beneficio dell’Italia intera - è abbondantemente ricambiato. Il popolo dei ragazzi, delle mamme e delle nonne, adora, letteralmente, questo ex rugbista gigante e tatuato dalla testa ai piedi al quale verosimilmente Civitacampomarano darà la cittadinanza onoraria. Il cuoco-fotografo si sposta schivo tra gruppi e gruppetti, l’immancabile macchina fotografica in azione, afferra momenti, atmosfere, luci e pietre, occhi e piatti.
Non fa la star, non si tira indietro davanti ai selfie, accontenta tutti ma senza smettere per un secondo di lavorare al suo progetto che racconta il borgo più bello e le sue potenzialità. La comunità di Civita fa affidamento, a ragion veduta, su di lui, per il rilancio del paese, consapevole che il progetto video sarà il più efficace trampolino per portare qui gente e aiuto. E chef Rubio ce la mette tutta. Questione di cuore, di amore ricambiato.

Le immagini nella galleria fotografica

(Pubblicato il 04/06/2017)

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