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Tigre Amico
 
L'assemblea regionale
Pd nella bufera. Nessun accordo sulle primarie. Legge elettorale: "Via listino e disgiunto"
L’assemblea regionale del Pd approva un documento che di fatto non decide sulle Primarie in vista delle regionali e rimanda la discussione ai circoli e alla prossima riunione. Bocciata la mozione Ruta che chiedeva invece subito le consultazioni per decidere il candidato governatore. La maggioranza del partito, guidata da Micaela Fanelli, vince la sfida sulla legge elettorale regionale che prevede l’eliminazione del voto disgiunto e del listino, la rappresentanza di genere nelle liste e tre collegi elettorali (Campobasso, Isernia e Termoli). "Non dobbiamo più essere un partito che guarda al suo ombelico", il forte richiamo del numero uno del Pd molisano. Ma emerge una diversità di vedute su molti temi.


Termoli. Il Pd rinvia la decisione sulle Primarie per decidere il candidato governatore alle regionali 2018. Alla fine di una giornata estenuante di discussioni, polemiche e spaccature, l’assemblea convocata al Macte di Termoli e andata avanti fin dal mattino ha approvato con 34 voti e favore, 11 contrari e 2 astenuti un documento che di fatto chiede ai circoli locali di discutere e decidere: primarie aperte o Frattura confermato candidato. Bocciata la mozione Ruta (12 favorevoli, 33 contrari) che proponeva subito le consultazioni per decidere il leader. Sarebbe stato un modo per ricompattare il centrosinistra. Il senatore aveva indicato pure una data: 30 novembre. Nulla da fare, però. Passa la linea Fanelli: sarà ascoltata la base. Sarà infine la prossima assemblea a dare l’ultima parola.

E se sulle Primarie non c’è stata piena condivisione, lo stesso si può dire della discussione riguardo alla legge elettorale. Il richiamo all’unità del segretario regionale Micaela Fanelli non è durato nemmeno da Natale a Santo Stefano. Qualche ora dopo il suo intervento di apertura dei lavori dell’assemblea regionale, il Partito democratico si è spaccato sulla legge elettorale regionale.
E’ passata la proposta firmata dal sindaco di Riccia e condivisa dal governatore Paolo di Laura Frattura: via il voto disgiunto e il listino, rappresentanza di genere e tre collegi elettorali (Campobasso, Isernia e Termoli) sono i punti chiave. Al testo, approvato a maggioranza, si sono opposti in 14, tra questi l’ex vice segretario Michele Di Giglio e il senatore del Pd Roberto Ruta. Due astenuti (tra cui Laura Venittelli), 31 i voti a favore.

Sul tavolo pure la proposta della Federazione del Basso Molise, simile a quella del segretario. In più chiedeva di conservare il voto disgiunto e indicava un turno di ballottaggio nel caso in cui una coalizione non avesse raggiunto il 40 percento dei voti. Ma la Federazione ha deciso poi di condividere la proposta di Micaela Fanelli.

Al Museo di arte contemporanea di Termoli intorno dalle 11.30 di sabato 27 maggio c’erano tutti i big del partito: il governatore Paolo di Laura Frattura, il senatore Roberto Ruta, gli assessori Carlo Veneziale e Vittorino Facciolla, il consigliere regionale Massimiliano Scarabeo, il sindaco di Campobasso Antonio Battista e gli assessori Alessandra Salvatore, Bibiana Chierchia, Pietro Maio, i consiglieri di palazzo San Giorgio Giose Trivisonno, Lello Bucci e Pino Libertucci. E poi Costanza Carriero, Michele Di Giglio, Luca Iosue.

«Il Pd - le parole di Micaela Fanelli nella sua relazione iniziale - deve essere parte della soluzione e non causa delle distanze». Il numero uno del Pd molisano ha promosso l’operato di Paolo di Laura Frattura. Un endorsement che seguiva di qualche ora quello dell’eurodeputato di Forza Italia Aldo Patriciello. Più di qualcuno nel Pd vorrebbe spezzare l’ingombrante alleanza con il potente politico venafrano definendo un perimetro diverso della coalizione.
Un altro tema dell’assemblea del Pd.

Micaela Fanelli ha rivolto al partito un invito all’unità e a superare le divisioni che hanno contraddistinto la campagna elettorale per il vertice della segreteria nazionale. Ci possono essere momenti di differenza – il suo ragionamento - ma «non si può andare avanti con una continua delegittimazione interna». E ancora: «Non dobbiamo essere più un partito che guarda al suo ombelico. Uniti si vince» ha scandito. Infine, la punzecchiatura a chi è andato via dal Pd, come Danilo Leva e Francesco Totaro: «Non può essere che chi esce dal partito si trova a dettare le regole».

Da parte sua il governatore Paolo di Laura Frattura, che si è detto pronto a misurarsi nuovamente nelle Primarie, ha proposto un’assemblea programmatica per valutare e verificare il suo operato nei quattro anni del mandato. Il presidente non ha risparmiato qualche frecciatina velenosa ad alcuni consiglieri di maggioranza che «si comportano come se fossero all’opposizione».
Il fuoco è cessato poco prima delle 19.30, quando l’assemblea ha chiuso i lavori dopo un dibattito ad alta tensione. Doveva essere la giornata dell’unità, ma il Pd si scopre lacerato e diviso sul nome di Paolo Frattura come candidato alle Regionali. E ora forse non è escluso qualche altro addio dopo quello dei bersaniani Danilo Leva e Francesco Totaro.

(Pubblicato il 27/05/2017)

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