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Cronache
Il Ramadan non ferma i migranti: guanti e spazzole per togliere i graffiti dalla storica D’Ovidio
Una decina di ragazzi africani ospiti del Centro di accoglienza dell’ex Eden di Campobasso si sono messi all’opera per ripulire i muri dell’antica Casa della scuola di via Roma imbrattati. "Anche se per alcuni di loro è faticoso perchè è iniziato il Ramadan, sono contenti di rendersi utili alla città che li ospita e di uscire da una situazione ghettizzante come quella in cui si trovano", spiega uno dei volontari del Cat, Maurizio Ioia, che ha assistito ai lavori assieme a due operatori della Sea. L’iniziativa rientra nell’ambito di ’Imbartiamo’, il progetto promosso dall’Assessorato alle politiche sociali del Comune.


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Campobasso. Di giorno non mangiano e non bevono neppure: stanno osservando il Ramadan. Nonostante ciò, alcuni dei ragazzi ospiti del Centro di accoglienza temporanea dell’ex Eden non si sono tirati indietro. Tute, guanti e spazzole metalliche, si sono rimboccati le maniche per iniziare a smacchiare i muri dell’antica scuola ‘Enrico D’Ovidio’ di Campobasso nell’ambito della seconda giornata di ‘Imbartiamo’, il progetto promosso dall’amministrazione di palazzo San Giorgio.

Puliscono laddove qualche ’imbrattatore’ locale ha sporcato: dopo la statua di Marotta e la piccola fontana di villetta Musenga, lo storico istituto campobassano, costruito agli inizi del Novecento e diventato ospedale militare durante la Prima Guerra mondiale. «Anche se per alcuni di loro è faticoso perchè è iniziato il Ramadan, affrontano il sacrificio e sono contenti di rendersi utili alla città che li ospita», spiega uno dei volontari del Cat, Maurizio Ioia, che assiste ai lavori assieme a due operatori della Sea.

Le loro abilità manuali e artistiche al servizio della città, per dare nuovo decoro a palazzi imbrattati da scritte realizzate con vernici spray. Per rimuoverle occorrono parecchie ore di lavoro e sudore.
«Spesso quando si parla dei migranti si associano la delinquenza, la prostituzione e lo spaccio. Invece sentirsi utili per loro è importantissimo. E poi iniziative di questo tipo consentono loro di uscire da una situazione ghettizzante e di evitare di passare tutta la giornata chiusi in una stanza».

I ragazzi arrivano dalla Nigeria, dallo Zambia, dal Mali e dalla Costa d’Avorio e sono in attesa dei documenti necessari per potersi muovere nel Paese e nell’Unione europea o di trovare un lavoro. La lentezza della burocrazia, purtroppo, non aiuta. «Vivono in un limbo per almeno un anno», ammette l’operatore. I volontari da parte loro cercano di coinvolgere come possono i migranti. Alcuni di loro hanno anche ripulito dagli pneumatici la zona verde di contrada Tappino. «Abbiamo raccolto due tir di gomme che erano stati abbandonati da qualcuno nell’area di Monte Vairano», aggiunge Maurizio Ioia.


Non è l’unico progetto in cui gli stranieri sono coinvolti: alcuni sono diventati dj e venerdì 26 maggio hanno ‘suonato’ al Blow up di Campobasso. Oggi, 29 maggio, invece, assieme agli studenti del liceo artistico Manzù inizieranno a realizzare un murales nella sede dell’Assessorato alle Politiche sociali di via Cavour.
Inoltre, è in cantiere un’altra iniziativa: si stanno raccogliendo alcune loro fotografie e presto ne sarà pubblicata una raccolta. Un bell’esempio del Molise che accoglie. Certo, si potrebbe fare di più: «Campobasso è a volte una città chiusa - dichiara il volontario del Cat Eden - e sarebbe bello coinvolgere ancora di più la cittadinanza in questi progetti».
Un modo per smentire un pregiudizio molto diffuso: lo straniero ospite dei vari centri di accoglienza che ha la ‘fortuna’ di godere di fitto e alloggio senza lavorare come sostiene chi (anche tra le forze politiche) vorrebbe alzare muri o addirittura rigettare in mare chi fugge dal proprio Paese e sbarca miracolosamente in Italia dopo traversate lunghe e ad alto rischio.

(Pubblicato il 29/05/2017)

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