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Il cacciatore di fulmini made in Toro: “Che adrenalina quando sento un temporale”
Pietro Grosso, giovane appassionato di meteorologia, coltiva questo hobby particolare da quando ha dieci anni: “Da piccolo rimasi impressionato dalla storia di un mio parente che, colpito da un fulmine in casa, morì a seguito delle conseguenze dopo qualche anno. E ricordo nitidamente quando uno ne cadde a una quarantina di metri da casa mia, ancora sento l’esplosione”. Sta realizzando uno studio approfondito sulla sua zona: “Un censimento dei fulmini di una determinata area di un chilometro quadrato nel mio paese, dove le scariche elettriche sono molto frequenti. E a volte hanno causato anche delle morti”. Il motivo risiede nella particolare conformazione del territorio: “Quella tra Campobasso, Toro e Pietracatella è una parte dell’Appennino dove convergono i venti, ecco perché sono frequenti gli acquazzoni estivi”.


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Toro. C’è chi da piccolo sogna di fare il calciatore. Oppure l’astronauta. O ancora il poliziotto. Più raro, se non unico, che un bambino dica alla mamma e al papà: voglio fare il cacciatore di fulmini. Qualcosa di simile è successo davvero, a due passi da Campobasso. È di Toro, infatti, Pietro Grosso, un appassionato prima che un esperto di temporali. Eh sì, avete capito bene. L’adrenalina che gli esplode dentro non appena sente arrivare in lontananza qualche tuono e le prime gocce di pioggia è qualcosa di incontrollabile: «Spesso mi capita che durante il pranzo lascio tutto per posizionarmi con la mia attrezzatura e cercare di catturare il fulmine migliore» spiega il giovane.

Scontata ma dovuta la domanda sul motivo di tanta attrazione per i lampi nel cielo. «Fin da piccolo conoscevo la brutta storia che è capitata a un mio parente, che si chiamava Pasquale Fracasso. Nell’estate del 1957 fu colpito da un fulmine che entrò dentro casa dalla ciminiera. Lui non morì sul colpo ma qualche anno dopo per via di problemi cerebrali dovuti proprio a quel fulmine. Da questo tragico episodio ho iniziato a coltivare questa passione a metà degli anni novanta. Dal 1999 ho cominciato a studiare da autodidatta».

Occhio, però, perché c’è anche un episodio molto personale che potrebbe aver fatto la differenza nella lista degli hobby di Pietro: «All’età di dieci anni, abitando sotto il campanile di Toro, tristemente famoso per le diverse scariche, cadde un fulmine a quaranta metri da dove ero io, quindi vicinissimo, è stata un’esplosione terribile che ancora adesso ricordo».

Ma qual è il suo raggio d’azione? «A Toro abbiamo lo scenario giusto, purtroppo abbiamo anche un triste record di fulmini e di morti. Qui c’è una posizione strategica tra la Valle del Tappino e del Fortore, grazie alla quale si riesce a osservare a tanti chilometri di distanza. A seconda della posizione del temporale, mi preparo col treppiedi, con le telecamere e con una Nikon. Riesco a scattare diverse foto di una certa limpidezza. Faccio anche dei video». E Grosso si è concentrato proprio sulla sua terra, facendo studi molto approfonditi: «Sto facendo un mio censimento dei fulmini di una determinata zona di Toro, dove le scariche elettriche sono molto frequenti.
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In un chilometro quadrato sono caduti una decina di fulmini in tre anni, quattro in un solo temporale». Il motivo risiede nella particolare conformazione del territorio: «Quella tra Campobasso, Toro e Pietracatella – spiega il nostro esperto di fulmini – è una zona dell’Appennino di convergenze di venti estivi. Il classico temporale estivo pomeridiano è molto frequente qui per questo. È una linea obliqua che spacca il Molise a metà».


L’attività di Pietro Grosso è amatoriale, ma da un anno a questa parte qualcuno si è accorto di lui: è nata infatti una collaborazione con il gruppo MeteoIsernia. «La mia resta una passione, ma custodisco il mio materiale come un tesoro. Ogni tanto pubblico qualcosa. E alcuni meteorologi apprezzano. Mi segue, per esempio, Andrea Corigliano, un meteorologo di importanza nazionale». Un aspetto ancora non toccato è quello della pericolosità di un’attività del genere: «Questo hobby ha i suoi pericoli chiaramente. Devi conoscere i luoghi, scegliere i punti migliori e anche meno pericolosi. Se ti metti su un cucuzzolo della montagna e c’è un albero nei pressi, la probabilità di essere colpiti da un fulmine durante un temporale aumenta a dismisura». Ecco perché a Toro tutti, o quasi, lo chiamano ‘il cacciatore di fulmini’.

(Pubblicato il 28/05/2017)

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