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Spiagge all’asta, balneatori: "Proroghe per 30 anni o rischio mafia. Subito legge regionale"
Hanno presentato una proposta di legge in Regione per chiedere la proroga trentennale delle concessioni demaniali esistenti al 31 dicembre 2009. Oggi i balneatori molisani ribadiscono di voler «tutelare gli investimenti per centinaia di migliaia di euro fatti in questi anni per rendere un servizio turistico». Attese risposte rapide da palazzo D’Aimmo: «Non può esimersi. Altre regioni hanno già fatto le proprie leggi». Il rischio per loro è vedere all’asta decenni di lavoro: «E a quel punto ci sarebbe lavoro per l’Antimafia. Coi prestanome e grande disponibilità di denaro può succedere».


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Termoli. Le spiagge a pagamento del Molise, così come quelle di tutta Italia, potrebbero presto andare all’asta. Se non cambia nulla a fine 2018, per alcuni anche prima. “Colpa” di quella famigerata direttiva Bolkenstein che impone di rimettere a gara pubblica i servizi e fra questi anche le concessioni demaniali. Ma i balneatori non ci stanno e promettono battaglia. Così hanno presentato una proposta di legge in Regione per chiedere fondamentalmente una cosa: «la proroga di 30 anni almeno a chi deteneva una concessione demaniale il 31 dicembre 2009». Che tradotto significa tutti gli stabilimenti balneari termolesi.

In pratica chiedono che chi ha investito per anni, o meglio per decenni «per trasformare spiagge selvagge in servizi turistici» abbia la possibilità di «continuare a lavorare e avere un futuro». È quello che nella legge viene chiamato «legittimo affidamento». Lo ha spiegato stamattina 19 maggio in conferenza stampa in Comune Pietro D’Andrea, titolare del lido “La Vela” ed esponente molisano del sindacato Fiba-Confesercenti. Al suo fianco Enzo Ferrazzano, assessore al ramo per il Comune di Termoli, Luigi Napolitano della sigla sindacale Cnae a capo dell’associazione “Non solo mare” e Nico Venditti del Sib.

La proposta di legge va in una doppia direzione o per dirla con le parole usate dall’assessore Ferrazzano «il doppio binario. Da una parte quello per chi già aveva una concessione e che ha diritto a una proroga, dall’altra la possibilità di mettere a bando nuove aree. Da qui l’importanza del Piano Spiaggia che stiamo approvando. Così dimostriamo che ci sono nuove aree per delle gare pubbliche».

D’Andrea ha chiesto uno sforzo alla Regione in tempi rapidi. «Territori più lungimiranti di noi come Veneto, Toscana, Campania, Sicilia, Sardegna e Friuli hanno già legiferato. Tutte hanno concesso delle proroghe a chi ha vecchie concessioni. Noi abbiamo presentato questa proposta che da alcuni è stata definita la migliore d’Italia, semplice e lineare». Dai vertici regionali per ora solo rassicurazioni «ma la vicenda va discussa alla conferenza Stato-Regioni». Per D’Andrea, che ha elogiato il sostegno del Comune di Termoli, «questa non è una battaglia politica. Ma è importante che tutto torni alla Camera». Secondo il numero uno molisano della Fiba, far andare a gara pubblica vecchi lidi sarebbe pericoloso. «Impegnerebbe molto l’Antimafia, perché il rischio di una infiltrazione del sistema mafioso è grandissimo.
Si sa cosa che si possono usare dei prestanome e vincere le gare con grande disponibilità di denaro».

Riferimenti positivi anche ad altri Paesi «come Spagna e Portogallo dove oltre alla proroghe è stato concesso diritto a continuare ai balneatori». Tuttavia c’è da considerare le diversità di utilizzo degli arenili fra Paesi, se si pensa che lo stabilimento fisso vero e proprio sul mare è prerogativa tutta italiana. C’è poi la questione dei canoni. «Il prezzo lo fa lo Stato – ha chiarito Napolitano – ma pensiamo che i canoni verranno aumentati».

L’obiettivo della categoria, rappresentata in sala da una dozzina di operatori, resta quella della «salvaguardia del legittimo affidamento» considerando inoltre che la sentenza della Corte europea del 2016 «ha riconosciuto questo diritto, dicendo tuttavia basta alle proroghe». Come ha chiarito Venditti «prima le proroghe erano di 4 e 6 anni, ma c’era una legge del codice della navigazione che ci garantiva. Noi abbiamo fatto investimenti pensando ai prossimi 30-40 anni. E adesso quella legge non c’è più». Palla alla Regione Molise quindi. «Non può esimersi, anche se poi la legge dovesse esse impugnata dalla Corte Costituzionale». (sdl)

(Pubblicato il 19/05/2017)

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