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"Il Governo ci prende in giro", i presidenti danno l’ultimatum: o i soldi o le dimissioni di massa
I presidenti non si fidano delle rassicurazioni arrivate oggi, 18 maggio, durante la giornata di mobilitazione. La manovrina approvata da Palazzo Chigi prevede 110 milioni per quest’anno e 80 per il prossimo. Nemmeno la metà delle risorse chieste dalle Province che hanno bisogno almeno di 650 milioni per poter chiudere i bilanci: «Senza risposte serie e immediate, ci dimettiamo». Battista e Coia nella schiera dei ribelli. «Siamo stufi di prendere schiaffi in faccia», sbotta il numero uno di palazzo Magno.


Campobasso E Isernia. Lingue di terra che puoi trovarti di fronte da un momento all’altro. Frane che invadono le strade provinciali costringendo gli automobilisti a slalom pericolosi. C’è bisogno di un’ambulanza? Allora bisogna veramente appellarsi a qualche santo in paradiso. Chi percorre le strade provinciali molisane ormai deve far ricorso a dosi abbondanti di Malox e inveisce quotidianamente contro gli amministratori. Ma anche questi ultimi sono esasperati. «Non ce la facciamo più a prendere schiaffi in faccia dal territorio», ammette Antonio Battista. E’ esasperato perché, dice, «i sindaci mi chiamano tutti i giorni perché sulle strade provinciali ci sono le frane».

Altri ‘schiaffi’ continuano ad arrivare dal Governo: Palazzo Chigi è sordo alle richieste delle Province. Per pareggiare i bilanci i presidenti hanno chiesto almeno di azzerare i 650 milioni di euro che lo Stato si vorrebbe far ‘restituire’. E invece... Nella Finanziaria l’esecutivo Gentiloni ha previsto pochissime risorse: 110 milioni per quest’anno, 80 per il prossimo. La distanza è abissale, quasi un’elemosina. Per colmare il gap deputati e senatori (fra cui il parlamentare campobassano Roberto Ruta) hanno presentato un emendamento per rimpinguare la quota da assegnare agli enti: 220 milioni per il 2017 e 480 milioni per il 2018.

Le Province riescono a strappare solo alcuni impegni formali ai capigruppo della Camera dei Deputati e alla presidente Laura Boldrini al termine di una lunga giornata di mobilitazione. Al Teatro Quirino di Roma la più affollata assemblea di amministratori mai vista nella storia della Repubblica italiana: presidenti e sindaci infuriati contro il Governo che, dopo la vittoria del ‘no’ al referendum che avrebbe dovuto decretare - fra le altre cose - la morte definitiva delle Province, non le sta mettendo in condizione di assicurare i servizi ai cittadini, specie per ciò che riguarda strade e scuole.

Dal Molise partono una trentina di amministratori, dirigenti, dipendenti della Provincia di Campobasso e Isernia: a Roma il presidente Antonio Battista, i consiglieri Giuseppe D’Elia e Marialaura Cancellario. In rappresentanza di via Berta ci sono il vertice Lorenzo Coia, i consiglieri Mike Matticoli e Daniele Saia, il segretario generale Bellotta, i dirigenti e numerosi dipendenti. In sala anche il senatore Roberto Ruta (che assieme all’onorevole Venittelli ha dato pieno sostegno alla battaglia delle Province) e la segretaria regionale del Pd Micaela Fanelli.
Che il tempo della diplomazia sia finito si capisce sentendo gli interventi dal palco. Il presidente dell’Upi Achille Variati non ci gira troppo intorno: «Oggi racconteremo una brutta storia italiana che rischia di diventare drammatica». Non era mai successo, del resto, che un pezzo dello Stato dichiarasse guerra ad un’altra istituzione. «Nei salotti della politica si parla e poi si va a mangiare – tuona - noi siamo gente del territorio».
I vertici dell’Unione province minacciano azioni di protesta eclatanti, c’è perfino ch ventila l’ipotesi di non riaprire le scuole a settembre. Inoltre, bisogna tamponare l’emergenza viabilità: le Province chiedono l’assegnazione di almeno 300 milioni del fondo Anas per la manutenzione straordinaria delle strade; consentire di lasciare nelle casse degli enti i risparmi dei costi della politica e la possibilità di utilizzare gli avanzi di amministrazione per assicurare l’equilibrio dei bilanci.
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«Non ce la facciamo più a prendere schiaffi dal territorio, dai sindaci, e garantire i servizi. Non stiamo parlando dei gettoni di presenze o dei nostri stipendi – lo sfogo del presidente della Provincia di Campobasso - ma dei fondi necessari per le nostre comunità. E’ impossibile continuare a lavorare, fare da cuscinetto tra il territorio e lo Stato. I finanziamenti servono per garantire l’ordinaria amministrazione sulle strade: non riusciamo nemmeno ad effettuare lo sfalcio dell’erba o la rimozione delle frane. Il territorio sta morendo».
Da Campobasso a Isernia i malumori non cambiano. «Il Governo non può ulteriormente indugiare e assicurare alle Province la possibilità di avere al più presto i fondi per poter garantire i servizi essenziali ai cittadini», osserva il presidente Lorenzo Coia. «Negli ultimi tempi sono aumentati i disagi dei nostri cittadini per frane e smottamenti sul diverse arterie stradali e siamo stati costretti a inserire un limite di 50 km orari perché le strade non sono sicure. Non abbiamo più fondi necessari per le scuole e per altri servizi. I tagli irragionevoli operati alle Province con le manovre economiche sono tagli ai servizi e alla sicurezza dei cittadini».
La tregua ‘armata’ con il Governo durerà quindici giorni. Poi i presidenti si dimetteranno in massa. SP

(Pubblicato il 18/05/2017)

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