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Cronache
Da Regione sos ai cacciatori per fermare invasione dei cinghiali: "Lasciamoli sparare"
Il consigliere regionale Cristiano Di Pietro prova a correre ai ripari vista «l’emergenza cinghiali che continua a causare ingenti danni e merita risposte e soluzioni condivise da tutto il Paese». Così ha proposto di aumentare in Molise da tre a quattro mesi il periodo di apertura della caccia agli ungulati e di renderla possibile quattro giorni consecutivi durante quell’arco di tempo. L’obiettivo è ridurre il numero di esemplari che pare invece sempre maggiore, con tutti i pericoli che ne derivano. Al momento però il Governo non ha risposto alla richiesta di calamità naturale né il Parlamento ha adottato provvedimenti.


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Allungare il periodo disponibile per la caccia al cinghiale da tre a quattro mesi e aumentare da tre giorni non consecutivi a quattro di fila i giorni in cui sparare agli ungulati in quel periodo dell’anno. È la nuova proposta del consigliere regionale con la delega alla Caccia, Cristiano Di Pietro. Finora le richiesta al governo e le sollecitazioni al Parlamento non hanno avuto effetti. E nemmeno i rimedi finora escogitati, che anzi hanno creato qualche malcontento.

Ma è chiaro che bisogna correre ai ripari. Gli avvistamenti sono sempre più frequenti, gli incidenti stradali dovuti al loro attraversamento pure. E forse mai come quest’anno chi è andato per asparagi ha temuto di incontrarli nei boschi. I cinghiali sono diventati un grosso problema, non solo per gli agricoltori che denunciano razzie dei raccolti, ma anche per la popolazione comune che li teme, pur sapendo che in situazioni normali non attaccano l’uomo (nella foto di Rete8 di un anno fa, un ungulato sulla spiaggia di Vasto).

La proposta del consigliere Di Pietro è semplice e va anche incontro ai desideri dei cacciatori: caccia al cinghiale quattro mesi consecutivi per quattro giornate la settimana. L’ordine del giorno è stato protocollato ieri. Attualmente la caccia agli ungulati in Molise è aperta tre mesi l’anno, solitamente fra ottobre e gennaio, nei giorni di mercoledì, sabato e domenica.

Di Pietro parla di «enormi passi in avanti fatti per il mondo venatorio molisano a lungo abbandonato» citando «la recente istituzione della caccia di selezione agli ungulati con il metodo dei selecacciatori e l’approvazione del relativo Regolamento al fine di ridurre il numero degli esemplari presenti». Sottolinea tuttavia anche «i dati negativi provenienti dalle altre regioni che ci hanno preceduto» e per questo evidenzia ancora una volta come «l’emergenza cinghiali continua a causare ingenti danni e merita risposte e soluzioni condivise da tutto il Paese. L’ordine del giorno protocollato arriva dopo la richiesta per il riconoscimento dello stato di calamità presso il Governo nazionale con ampliamento dei termini del periodo di abbattimento per il contenimento della specie cinghiale».

Le risposte però faticano ad arrivare. Come lo stesso delegato alla Caccia fa rilevare «il nuovo atto si è reso necessario per continuare a porre i riflettori su una problematica seria che coinvolge l’intero territorio nazionale già portata all’attenzione del Ministro delle Politiche Agricole Maurizio Martina nonché dell’onorevole Laura Venittelli, non avendo ricevuto finora nessuna risposta dal Governo né dal Parlamento».

In sostanza per ora da Roma non è arrivata alcuna dimostrazione di aver recepito il problema, che per altro non è solamente molisano ma condiviso da diverse zona d’Italia, chiaramente più rurali. Il Molise sconta però la solita fatica a far riconoscere i propri diritti. Eppure quasi tutti i giorni c’è la notizia di un avvistamento, o di un incidente stradale causato dall’attraversamento improvviso di uno o più esemplari.

Il nuovo documento protocollato da Di Pietro mira a impegnare il Presidente Paolo Di Laura Frattura a proporre alla conferenza Stato-Regioni la modifica della legge sulla caccia che risale al 1992 e il Presidente del Consiglio regionale del Molise Vincenzo Cotugno «a trasmettere la richiesta ai Consigli regionali delle altre regioni affinché possano adottare pari atto al fine di rafforzare la richiesta nei confronti del Governo nazionale».

Di Pietro afferma di essere convinto che ormai l’unico metodo adottabile contro i cinghiali sia quello di prenderli a fucilate.
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«La caccia - prosegue Di Pietro - è l’unico strumento efficace per il contenimento di questa specie. Pertanto, sono necessarie misure straordinarie diverse da quelle previste da una legge nazionale risalente al 1992 che risulta anacronistica rispetto alla situazione degli ultimi 25 anni caratterizzata da un aumento esponenziale degli ungulati sul territorio. Ecco perché - conclude il consigliere delegato - questa deve essere una battaglia nazionale che deve necessariamente coinvolgere tutte le regioni italiane».

Non meno importante l’aspetto economico. «Abbiamo il dovere di garantire la sicurezza dei cittadini – conclude Di Pietro - proteggendoli dai potenziali rischi legati alla salute pubblica nonché dai sinistri automobilistici provocati dagli attraversamenti stradali di vere e proprie mandrie di ungulati. A tutto questo si aggiunge anche la necessità di dover contenere i costi relativi ai risarcimenti danni che la Regione è costretta a impegnare in un momento di difficoltà economica generale».

(Pubblicato il 18/05/2017)

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