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Controllore e controllato? La stessa persona. E manca anche il Piano di prevenzione
"Inopportuno": il direttivo del Consorzio Industriale prende una decisione e rimuove la dottoressa Perla dal doppio incarico. L’ente è senza un «servizio di prevenzione sulla sicurezza» per i suoi 36 dipendenti. L’attuale responsabile del servizio, Annamaria Perla, è anche delegato del datore di lavoro. Un doppio ruolo, controllato e controllore, che la legge prevede ma che risulta alquanto «anomalo e inopportuno» secondo il Comitato direttivo, che nel verbale del 2 febbraio scorso ha rimosso la Perla dal doppio ruolo. Il Presidente Angelo Sbrocca è stato delegato a trovare una figura terza che possa svolgere il ruolo di responsabile Protezione e Prevenzione. Ma un ente che al proprio interno è privo di una servizio di prevenzione sulla sicurezza, può essere affidabile quando lo stesso deve provvedere anche alla sicurezza di altri?


di Alessandro Corroppoli

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Termoli. Prendiamo una qualsiasi fabbrica o azienda, magari con una quarantina di dipendenti, e poniamo il caso che il datore di lavoro aziendale sia anche il Responsabile del Servizio di Protezione e Prevenzione (RSPP) dell’azienda stessa: in pratica controllato e controllore sono la medesima persona. Aggiungiamo anche che il responsabile prevenzione negli anni non abbia mai provveduto a stilare, o quantomeno a migliorare e aggiornare, un piano per la sicurezza, che limiti il più possibile i rischi di infortunio per i dipendenti. A questa situazione come reagirebbero operai e sindacati? Sicuramente con ore e ore di sciopero, dure prese di posizioni, tavoli di contrattazione con i vertici dell’azienda e denunce, qualora malauguratamente qualcuno dei dipendenti si fosse fatto male durante l’orario lavorativo.

Una condizione lavorativa, questa appena descritta, che nel 2017 non dovrebbe esistere ma che, invece, esiste eccome. L’azienda in questione è il Consorzio per lo Sviluppo Industriale della Valle del Biferno con i suoi 36 dipendenti, così divisi: 4 dirigenti, 6 quadri, 13 impiegati e altrettanti operai.
«Il Delegato del Datore di Lavoro, ing. Annamaria Perla, riveste contemporaneamente anche il ruolo di Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione (RSPP): orbene, benché la legge non preveda un’incompatibilità espressa tra i due incarichi, si ritiene anomalo o, quanto meno inopportuno, che nella stessa persona si assommino i ruoli di “controllore” (spettante al Datore di Lavoro) e “controllato” (RSPP)», e ancora: «manca il Servizio di Prevenzione e che la sua organizzazione consentirebbe di elaborare un cronoprogramma di eventuali interventi da effettuare sui luoghi di lavoro nell’ambito della sicurezza». Questo è quanto si legge e viene denunciato nel verbale del Comitato Direttivo del Consorzio dello scorso 2 febbraio.

Il Responsabile del Servizio Prevenzione e Protezione (RSPP) è una figura che viene nominata dal datore di lavoro, deve possedere capacità e requisiti adeguati alla natura dei rischi presenti sul luogo di lavoro, per assumersi e dimostrare di avere quelle responsabilità che gli permettono di organizzare e gestire tutto il sistema che gravita attorno alla prevenzione e alla protezione dai rischi. In alcune aziende, a seconda delle dimensioni o della tipologia, il RSPP può essere affiancato da altri soggetti, gli addetti al Servizio di Prevenzione e Protezione (ASPP), e anche queste figure professionali devono avere delle caratteristiche tecniche specifiche per poter svolgere questo ruolo e aiutare il responsabile nel coordinamento del servizio di prevenzione e protezione dei rischi. Tuttavia, la funzione di RSPP può essere esercitata anche dal datore di lavoro se si tratta di aziende di determinate tipologie (artigiane o industriali, con un massimo di 30 lavoratori; agricole o zootecniche, che occupano fino a 10 dipendenti; ittiche, con un limite di 20 lavoratori; altri settori, fino a 200 dipendenti). E’ il caso del Cosib e della responsabile presso la sezione della Gestione impianti, Annamaria Perla, che svolge i due ruoli. Competenze e sovrapposizioni di incarichi che le permettono di percepire 64mila euro annui di base, ai quali vanno aggiunti 11.400 euro in quanto delegato del datore di lavoro in materia di salute e sicurezza: un totale di 75.400,00 euro, cioè 6.283,33 euro mensili.

Nessuna incompatibilità di ruoli, sia chiaro. Ma anche nessun piano e «Servizio di Prevenzione» per i dipendenti del Cosib, nonostante le caratteristiche del RSPP siano quelle di “rilevare i fattori di rischio, determinare nello specifico i rischi presenti ed elaborare un piano contenete le misure di sicurezza da applicare per la tutela dei lavoratori; presentare i piani formativi ed informativi per l’addestramento del personale; collaborare con il datore di lavoro nella elaborazione dei dati riguardanti la descrizione degli impianti, i rischi presenti negli ambienti di lavoro, la presenza delle misure preventive e protettive e le relazioni provenienti dal medico competente, allo scopo di effettuare la valutazione dei rischi aziendali”.
A porre rimedio a questa anomalia, che ancora una volta riguarda il Consorzio Industriale di Termoli, è il Presidente del Nucleo, il sindaco Angelo Sbrocca. Che su mandato del Comitato Direttivo, di fatto, ha rimosso la dottoressa perla dal doppio incarico e ora “dovrà ora verificare l’esistenza, tra il personale interno, di un dipendente qualificato per rivestire l’incarico di RSPP consortile ed, in caso negativo, di individuare un professionista esterno qualificato a tal scopo”. Una figura che vedrà il suo compenso massimo quantificato in 18mila euro lordi annui.

Ma un ente che al proprio interno è privo di una servizio di prevenzione sulla sicurezza efficace e tempestivo, può essere affidabile quando lo stesso deve provvedere anche alla sicurezza di altri?
Il Consorzio industriale, ente pubblico economico istituito con decreto del Presidente della Repubblica del 1969, ha lo scopo di favorire e creare le condizioni necessarie per uno sviluppo armonico e ordinato nei settori dell’industria, del commercio, dei servizi e dell’artigianato nella vallata del basso Biferno, dove centinaia di ettari di terra sono gestiti per conto dei Comuni di Termoli, Guglionesi, Campomarino, San Martino in Pensilis, Portocannone, Petacciato, San Giacomo, Ururi.
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In questa vallata risiedono complessivamente 128 imprese (dato del 2016) che danno lavoro a 4700 persone. Queste aziende pagano una serie di imposte al Consorzio affinché venga garantito loro una serie di servizi come ad esempio quello degli avvisi di allerta meteo o delle comunicazioni di simulazioni di incidenti rilevanti. Ricordiamo che sono operative tre industrie chimiche.

«Spesso gli avvisi di allerta arrivano 3 o 4 ore dopo che l’avversità meteorologica è avvenuta, molti arrivano di notte quando gli uffici sono chiusi»: questo narrarono i "condomini industriali" nell’inchiesta fatta da primonumero.it nello scorso autunno. La replica dal Palazzo consortile fu: «Noi comunichiamo in base allo strumento di ricezione che ci viene comunicato. Quindi fax o mail». Sarà, ma possibile che a nessuno dei dirigenti, pagati per «migliorare la situazione, aumentare l’efficienza e favorire la produttività» sia venuto in mente di creare una mailing list di reperibili e inviare una mail comune? Oppure di fare un gruppo WhatsApp, come ormai usano tutti, nel pubblico e nel privato, per comunicare le emergenze? «Non ci abbiamo pensato – risposero – ma contiamo su un comitato protezione civile di reperibili formato da tre persone». Il problema è che questi reperibili a chi comunicano? E come? A mezzo fax?

Vale per l’allerta meteo, e vale anche per le comunicazioni di simulazioni di incidenti rilevanti. All’inizio del Duemila l’ingegner Antonio Del Torto, insieme con i suoi collaboratori, stilò un piano di evacuazione che però non andò oltre le buone intenzioni, un pò per gli scandali che hanno coinvolto l’ingegnere, un pò per la noncuranza di chi gli è succeduto.

(Pubblicato il 22/05/2017)

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