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Stato contro Stato. "Niente soldi nè atti concreti": anche le Province molisane si ribellano
Dopo aver lanciato una serie di ultimatum e presentato un esposto cautelativo alla Corte dei Conti, i presidenti degli enti - ridimensionati dalla riforma Delrio e lasciati senza fondi dal Governo - alzano le barricate. Domani, 18 maggio, manifesteranno “per chiedere allo Stato centrale di ripristinare le giuste risorse finanziarie per uscire dall’emergenza dei servizi essenziali che riguardano scuole e viabilità”. Nel pomeriggio l’incontro con i capigruppo alla Camera e la presidente Laura Boldrini. La mobilitazione romana nello stesso giorno in cui gli abitanti dell’ennesimo paese molisano scenderanno in piazza: Bagnoli del Trigno rischia di rimanere isolato a causa delle frane che bloccano le strade provinciali.


Bando di Gara
Campobasso E Isernia. Hanno atteso sei mesi per capire quale fosse il loro destino dopo il referendum di dicembre. Alle urne la vittoria del ‘no’ ha lasciato le Province come ‘color che sono sospesi’. L’inizio della fine: enti di secondo livello, già rimasti senza fondi ma con l’incombenza di garantire la viabilità e l’edilizia scolastica. Esistenti, dunque, eppure considerate una zavorra, una delle fonti degli sprechi della politica. Un boccone amaro da mandare giù per chi le rappresenta. I presidenti hanno tentato la strada della mediazione con il governo. Dopo aver lanciato una serie di ultimatum e presentato un esposto cautelativo presentato il 20 marzo alla Corte dei conti, la goccia che ha fatto traboccare il vaso è stato lo stop al dl Enti locali in cui erano riposte le speranze di ottenere i fondi necessari per assicurare i servizi. Ora la pazienza è finita.

E’ arrivato il giorno della protesta: domani, 18 maggio, è stata indetta a Roma la ‘Giornata di mobilitazione delle Province’. Scelto uno slogan che più significativo non si può:Il taglio che paghi tu: L’unione delle Province d’Italia difende i tuoi servizi”.

Dal Molise parteciperà una delegazione composta da una trentina di persone: in testa i presidenti Antonio Battista e Lorenzo Coia. Poi sindaci, amministratori, consiglieri provinciali, dipendenti e dirigenti della stessa amministrazione, rappresentanti sindacali. Sfileranno con le fasce da presidenti delle Province e da amministratori di un territorio fortemente compromesso.

Si parte con una riunione al Teatro Quirino di Roma. La lunga giornata proseguirà a Montecitorio: prima l’incontro con i capigruppo della Camera dei deputati alle 15, un paio di ore dopo il summit con la presidente Laura Boldrini.
Nel pomeriggio di oggi, 17 maggio, ’l’antipasto’: i presidenti Battista e Coia saranno al Nazareno, sede nazionale del Partito democratico (di cui entrambi sono esponenti), per un incontro con il presidente dem Matteo Orfini, il ministro alle Politiche Agricole Maurizio Martina e il presidente dell’Anci Antonio Decaro.
«Non ci sono stati atti concreti o manovre finanziarie in grado di sbloccare il trasferimento dei fondi dalle Province allo Stato. In queste condizioni non riusciremo a chiudere i bilanci e a garantire i servizi»: è la prima rivendicazione per il numero uno di palazzo Magno. Poi Antonio Battista confessa: «Mi secca che ci sarà una manifestazione di un’istituzione, ossia le Province, contro un’altra istituzione come il Governo. Una parte dello Stato deve manifestare per sensibilizzare un’altra parte dello Stato. Eppure non stiamo parlando di indennità, ma della possibilità di garantire i servizi ai cittadini».
Lorenzo Coia spiega il senso di questa battaglia: «Stiamo soffrendo di prelievi forzosi da parte dello Stato che sta facendo cassa sulla pelle della Provincia e dei cittadini amministrati».

La delusione per l’immobilismo di Palazzo Chigi è palpabile: «Il dl Enti locali doveva dare la possibilità alle 76 Province a statuto ordinario di riuscire a chiudere il bilancio 2017. Ci servono 651 milioni, il Governo ne ha previsti per ora 190.
Una parte di questi fondi sono stati addirittura spostati nel 2018. Siamo a un terzo della dotazione finanziaria
», spiega ancora. «Per l’ordinaria amministrazione, pagare stipendi e mutui e di tutto quello che è necessario fare abbiamo bisogno di quei soldi», insiste.
A Campobasso palazzo Magno è in rosso di circa 8 milioni, l’ente di via Berta di 3 milioni e mezzo. In totale, alle Province molisane, servirebbero poco più di 11 milioni 600mila euro per la copertura delle funzioni fondamentali, strade ed edilizia scolastica in primis.


«La Costituzione - incalza il sindaco di Filignano - sancisce che le Province devono avere le risorse necessarie per provvedere alle funzioni ad esse assegnate. A Isernia, poi, essendo la Provincia più piccola d’Italia, dovrebbe ricevere la solidarietà nazionale. Ma attualmente l’ente dovrebbe ridare allo Stato 6 milioni, eppure ci assumiamo grandi responsabilità. Se qualcuno ci denuncia per aver fatto incidente su una strada provinciale, passiamo i guai».

Il presente è nero, il futuro potrebbe esserlo ancora di più. «Governo e al Parlamento – sostengono ancora i due - devono ascoltare la voce delle comunità che amministriamo, per ripristinare la giuste risorse finanziare affinché questi territori siano risollevati dall’attuale stato di emergenza e precarietà dei servizi essenziali, in particolare la viabilità e l’edilizia scolastica di secondo grado, dovuto da inadeguati e irragionevoli tagli imposti dalle ultime manovre economiche del governo».
Non è dunque più il momento di temporeggiare: c’è in ballo la vita di tanti cittadini.

(Pubblicato il 17/05/2017)

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