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La guerra dei bus
Seac, per il 2018 posti di lavoro e stipendi a rischio. I sindacati: “Il Comune non mette i soldi”
La giunta regionale ha approvato una proposta di legge che prevede un taglio del budget del 10 percento per il trasporto pubblico locale. Il testo ora al vaglio del Consiglio. Ma i problemi più grossi per gli autobus cittadini sono attesi all’inizio del prossimo anno: “Il presidente Frattura e l’assessore Nagni hanno annunciato che dal 1 gennaio 2018 ci sarà il taglio sul budget del 30 percento - spiega il segretario dell’Ugl, Nicolino Libertone - e non c’è ancora stata alcuna comunicazione da parte del Comune, committente del servizio e a cui spetta redigere il nuovo bando di gara per l’affidamento del servizio, che non affronta con serietà la questione: a 50 anni rischiamo di ritrovarci in mezzo alla strada”.


Campobasso. La Giunta regionale ha approvato una proposta di legge che prevede per il trasporto pubblico locale un taglio sul budget del 10 percento. Non più dunque del 30 o del 25 come paventato qualche mese fa. Certo, un passo in avanti. Ma le incognite restano e sono legate alla copertura finanziaria della percentuale restante. Che spetta al Comune di Campobasso. «La legge finanziaria parla chiaro e dice che i Comuni devono attrezzarsi – spiega il segretario dell’Ugl, Nicolino Libertone –. Ma da Palazzo San Giorgio al momento non è stato ancora fatto nulla. Siamo in una situazione-tampone per 2017. Al momento il Comune non mette i soldi necessari per coprire il 10% del budget rimasto scoperto dopo i tagli al comparto».


Il problema grosso si ripresenterà a gennaio 2018: «Il presidente Frattura è stato molto chiaro – prosegue il sindacalista –: ci sarà il taglio del 30 percento. Il Comune aveva assicurato che entro agosto sarebbe stato fatto il bando di gara, ma io dico che non devono prendere in giro nessuno perché per fare un bando di gara, e questo l’ha confermato anche l’assessore Nagni, ci vogliono dodici mesi solo per la pubblicazione. Non mi risulta che abbiano avviato le procedure per la gara d’appalto. Se si partisse oggi, a maggio del 2018 saranno passati esattamente dodici mesi. Poi ci saranno l’assegnazione e le altre procedure. Nel frattempo che facciamo? Per il futuro, il Comune si dovrà autofinanziare per garantire le corse degli autobus in città. Le direttive europee e nazionali sono queste. Non penso che il Comune possa togliere tutto il trasporto pubblico, deve attrezzarsi per forza insomma».


Altro aspetto contestato: il Comune non farebbe rispettare il contratto nazionale all’azienda, cioè alla Seac. «Noi non abbiamo un contratto di secondo livello da 24 anni. E siamo passati da 35 a 39 ore settimanali di lavoro, prendendo gli stessi soldi, quando invece una delibera comunale del 1981 parla di un massimo di 36 ore settimanali. Abbiamo detto all’amministrazione comunale di farla rispettare ma non è stato mai fatto, sono stati mandati a casa tre lavoratori. Il Comune ha le proprie responsabilità».


Responsabilità che riguardano anche l’aspetto finanziario. Palazzo San Giorgio è chiamato a mettere in bilancio gli ulteriori fondi necessari per far sì che possano essere erogati gli emolumenti ai 39 dipendenti, di cui 34 autisti (compresi due interinali) e 5 impiegati: «Non si affronta seriamente il problema del trasporto pubblico locale. La Regione adempie alle normative vigenti, e non posso criticarla perché a volte ha anticipato i soldi prima della scadenza. Il committente del servizio però è il Comune, che dovrebbe mettere in bilancio i soldi, cosa che non sta facendo. Si tratterebbe di anticipare quanto in seguito sarà erogato dai fondi regionali. Anche perché fino ad ora è stata la Seac ad anticipare le mensilità, ma ora ha già annunciato di non poterlo fare più».

Il pressing sull’amministrazione Battista è diventato più insistente.
«Finora bandi di gara non ne sono stati fatti, nessuna sigla sindacale ha avuto un incontro in Comune – incalza Libertone –. Siamo in alto mare. Io sono molto preoccupato: a gennaio che facciamo? Mandano a casa otto-dieci persone? Sarebbe un dramma perché si parla di lavoratori che hanno una ventina di anni di servizio, e siamo tutti intorno ai 50 anni. Uno come me, che viene licenziato, come fa a reinserirsi nel mondo del lavoro? L’anno scorso a luglio furono licenziati tre autisti ma subito dopo furono rimpiazzati da due lavoratori interinali. Si saltano i riposi e si fanno straordinari: siamo in carenza di personale».

In tutto ciò, il quadro generale del trasporto pubblico campobassano descritto dal sindacalista non è entusiasmante: «Ci sono tante cose che non vanno. In primis, la questione dei biglietti. Il costo è di 60 centesimi e non si può aumentare, non si può vendere a bordo, Regione e azienda sono carenti perché noi non abbiamo un controllore. Quando ci danno i turni c’è scritto su ‘provvisori’, la frase del titolare è sempre la stessa: se non arrivano i fondi sono costretto a licenziare. Inoltre, le macchinette per obliterare il biglietto dell’autobus sono obsolete, ci vogliono quelle digitali a lettura magnetica, c’è gente che timbra attualmente tre-quattro volte il biglietto».
Probabilmente la naturale conseguenza di questa confusione è lo scarso utilizzo degli autobus: in città il feeling con il trasporto pubblico ha riguardato sempre poche persone. Insomma, a parte anziani e studenti, è un’abitudine per pochi.

(Pubblicato il 18/05/2017)

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