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Cronache
Bandiera bianca per il ‘Kumi’: “Ci trasferiamo”. Convivenza impossibile con il centro storico
Il circolo di Porta Mancina aveva aperto soltanto un anno fa e la saracinesca è stata abbassata l’8 maggio. “Abbiamo preso questa decisione a malincuore – spiega uno dei soci, Nico Polzella – a seguito di decine di esposti e denunce, venivano tutte le sere le forze dell’ordine. Il motivo? Troppo chiasso all’esterno. Addirittura un tizio è arrivato a minacciarci di morte, l’abbiamo denunciato naturalmente. Ora ci trasferiremo altrove. Ma così è davvero dura”.


Campobasso. La difficile convivenza tra locali, pub, bar e ristoranti e residenti dei centri storici o affini è ormai assodata. E Campobasso non fa eccezione. Il ‘caso’ di via Ferrari è l’emblema, e dopo anni di litigi ed esposti piccoli e grandi alcuni hanno deciso di vendere casa e trasferirsi in un posto più tranquillo. Il capoluogo risente delle stesse problematiche, del resto, della maggior parte delle città o cittadine italiane: qual è il punto di incontro tra diritti degli uni e degli altri? Dura dare una risposta, forse non c’è. O meglio, bisognerebbe far prevalere il buonsenso, sempre.

Tutto ciò per raccontare di una nuova chiusura, questa volta accade a Porta Mancina, uno degli accessi più belli e caratteristici al borgo antico. E ad alzare bandiera bianca è il ‘Kumi Club’, che aveva aperto al pubblico esattamente un anno fa (aprile 2016) ma da ieri sera, 8 maggio, la saracinesca è abbassata e lo resterà. «Volevamo informare la città che abbiamo dovuto chiudere a malincuore – spiega uno dei soci, Nico Polzella –. Vogliamo precisare che è una decisione nostra, nessuno ci ha fatto chiudere. Anzi, eravamo nel clou della nostra attività visto che il venerdì e il sabato di gente ne avevamo veramente tanta».

E allora la decisione drastica come è arrivata? «Abbiamo ricevuto decine di esposti, denunce, quasi ogni sera in cui eravamo aperti arrivava la polizia, oppure la finanza o i vigili urbani. Non ce l’abbiamo fatta più, così non è possibile lavorare». Una domanda sorge spontanea: forse la musica era troppo alta e disturbava chi abita nelle vicinanze? La risposta è categorica: «Assolutamente no, mettevamo musica soft, jazz, la nostra clientela era fatta soprattutto di quarantenni e cinquantenni». E allora dov’era il problema? «Come in tutti i locali, all’esterno si chiacchiera, si urla anche purtroppo, e considerando che le persone erano tante e la strada piccola è chiaro che si faceva un po’ di rumore.
Però arrivare a minacciare di morte mi sembra troppo…». Addirittura? «Sì, abbiamo denunciato il tizio che era arrivato a tanto». Insomma, una situazione quasi insostenibile.

E qui torna il discorso del buonsenso: nessuno vieta di farsi un bicchiere e divertirsi, sia dentro che fuori dal locale, ma bisognerebbe mantenere un contegno, visto che si parla di centro storico. Ma il circolo Kumi Club promette di non arrendersi: «Apriremo da un’altra parte, questo è sicuro – dice Polzella –. Ci fa piacere che in tanti ci abbiamo contattato per sapere notizie. Certo, c’è delusione ma anche voglia di ripartire al più presto».
Dunque, si conferma una certa tendenza dei pub/locali della parte antica: alla lunga, difficilmente restano aperti e perdono le proprie battaglie. Ma una città, per definirsi tale, deve essere in grado di offrire le maggiori opportunità possibili, accontentando i gusti più svariati.

(Pubblicato il 09/05/2017)

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